Alda Merini aveva ragione: la merda in giro è davvero tanta e dobbiamo stare attenti a non calpestarla

Alda Merini non era una poetessa gentile. Era una poetessa vera, il che significa che diceva le cose con la precisione tagliente di chi ha guardato il mondo senza filtri e ha trovato le parole esatte per quello che ha visto. Internata in manicomio per anni, segnata da una vita che non aveva risparmiato niente, aveva sviluppato un occhio per le dinamiche umane più oscure, quelle che nessuno nomina in salotto ma che tutti riconoscono.

Alda Merini aveva ragione la merda

Le mosche non riposano mai

Le mosche non riposano mai perché la merda è davvero tanta.

Questa frase è probabilmente la meno “poetica” di Alda Merini nel senso convenzionale: niente immagini liriche, niente nostalgia, niente bellezza. Solo una constatazione spietata, costruita su un’immagine disgustosa che funziona come uno schiaffo.

Le mosche non riposano perché c’è sempre abbondanza di quello di cui si nutrono. Le persone che vivono di pettegolezzi, di negatività, di critica gratuita e di commenti malevoli non si fermano mai, non perché siano insaziabili per natura, ma perché il materiale su cui lavorano non finisce mai. Il mondo offre sempre abbastanza miseria, abbastanza fallimenti altrui, abbastanza cose da demolire.

Chi sono le mosche

La metafora è brutale e precisa allo stesso tempo. Le mosche di Merini non sono i nemici dichiarati, non sono i persecutori evidenti, sono qualcosa di più sottile e di più difficile da tenere fuori: le persone che si nutrono del disagio altrui, che prosperano nei momenti di crisi degli altri, che trovano il loro spazio nei pettegolezzi, nei commenti negativi, nelle critiche che non costruiscono niente.

Chi le conosce sa quanto siano difficili da ignorare. Non attaccano direttamente, non fanno cose eclatanti: ronzano. Si avvicinano quando si è in un momento difficile, quando si è vulnerabili, quando si è abbassata la guardia. E il loro nutrimento non è solo la tua debolezza: è la tua attenzione. Finché rispondi, finché ti indigni, finché le insegui cercando di spiegarti: le stai nutrendo.

Cosa fare con le mosche: la lezione pratica

L’immagine di Alda Merini non offre una soluzione esplicita, ma la soluzione è implicita nella struttura della metafora stessa. Le mosche non si cacciano convincendole che c’è un posto migliore. Non le persuadi. Non le trasformi. Ci sono perché la merda c’è, e continueranno a esserci finché c’è. L’unica cosa che puoi fare è allontanarti dalla fonte o, quando non è possibile, non diventare tu stesso la fonte.

Questo significa smettere di alimentare i circuiti del pettegolezzo con reazioni, spiegazioni, difese pubbliche. Significa non rispondere ogni volta che si sente ronzare. Significa riconoscere quando qualcuno sta cercando di usarti come materiale e togliersi dalla traiettoria. Non sempre è possibile eliminare completamente la presenza delle mosche: ma è quasi sempre possibile smettere di essere la superficie su cui atterrano.

Perché questa frase di Alda Merini è ancora necessaria

C’è qualcosa di profondamente liberatorio in questa frase, proprio perché non cerca di essere elegante. Non dice “cerca di capire le persone difficili”, non dice “proteggiti con amore e comprensione”. Dice: esistono persone che si nutrono di cose brutte, e ci saranno sempre, perché il mondo ne produce abbastanza.

Quella consapevolezza – fredda, realista, senza illusioni – è paradossalmente più utile di qualsiasi invito alla comprensione. Perché toglie la colpa: non sei tu il problema, non hai fatto niente di sbagliato per attirarle. Ci sono perché è così che funzionano. E saperlo è già metà della difesa.

Il silenzio come risposta

La frase di Alda Merini insegna anche qualcosa sul modo di rispondere. Le mosche non si convincono con le parole. Spiegare, difendersi, indignarsi pubblicamente non le allontana: le nutre. Il materiale che cercano non è solo la tua debolezza: è la tua reazione. Ogni volta che rispondi a un pettegolezzo, ogni volta che ti giustifichi davanti a chi non vuole capire, ogni volta che cerchi di correggere la versione sbagliata dei fatti, stai dando da mangiare.

Il silenzio non è rassegnazione: è la risposta più efficace. Non perché si voglia fingere che le cose non facciano male; fanno male. Ma perché togliere attenzione è l’unico gesto che interrompe davvero il ciclo. Le mosche, senza nutrimento, si spostano. Non scompaiono, ma si spostano.

Frasi di Alda Merini

  1. Le mosche non riposano mai perché la merda è davvero tanta.
  2. È più facile sopravvalutare chi tace che chi parla. Chi parla dà, chi tace prende.
  3. Ci si abbraccia per ritrovarsi interi.
  4. Poter gestire la propria morte è come poter gestire la propria vita in quanto ci dà la misura del nostro io.
  5. L’uovo nasce incolume e muore contrito.

BIO di Alda Merini

Alda Merini (Milano, 1931 – Milano, 2009) è stata poetessa e scrittrice italiana, considerata una delle voci più intense e originali della poesia italiana del Novecento. Internata in manicomio per la prima volta nel 1965 e poi più volte nei decenni successivi, la sua esperienza della follia e dell’istituzione psichiatrica divenne uno dei temi centrali della sua opera. Tra i libri principali: La Terra Santa (1984), L’altra verità. Diario di una diversa (1986), Vuoto d’amore (1991), Ballate non pagate (1995). Riscoperta dal grande pubblico negli anni Novanta, è diventata un’icona culturale – riconoscibile, amata, citata in ogni angolo del web – per la sua capacità di dire la verità senza abbellirla.

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