Sai riconoscere la differenza tra amore e possesso? Non sempre è ovvia. Spesso il possesso si presenta con esattamente la stessa faccia dell’amore, usa le stesse parole, genera le stesse emozioni intense. Roberta Bruzzone – criminologa e psicologa forense, una delle voci più ascoltate in Italia quando si parla di relazioni disfunzionali – ha trovato il modo per distinguerli. Ed è più semplice di quanto pensi.

1. Fiorire o essere trattenuti
“Se qualcuno ti ama veramente, ti permette di fiorire, non ha certo bisogno di trattenerti. Se qualcuno vi ama davvero non interferirà mai nei vostri progetti, nelle vostre passioni. Mai. Se lo fa, evidentemente vuole possedervi ed è qualcosa di molto diverso dall’amore.”
“Fiorire” è la parola chiave. Un amore sano non ti comprime: ti espande. Non ti chiede di diventare più piccolo per stare nel rapporto: ti dà spazio per diventare più grande. Chi ti ama davvero è il primo a incoraggiarti quando insegui qualcosa che ti appassiona, anche se quella cosa non lo riguarda direttamente, anche se significa che passerete meno tempo insieme.
Roberta Bruzzone è netta: se qualcuno interferisce sistematicamente nei tuoi progetti e nelle tue passioni, non lo fa per amore. Lo fa per controllo. E il controllo, per quanto si presenti come cura o come “ti faccio questo per il tuo bene”, è strutturalmente diverso dall’amore.
2. La gelosia che diventa allarme
“La gelosia patologica non è amore: è il segnale che qualcosa non va nella persona che la prova, non in te che ne sei oggetto.”
Questa frase ribalta un meccanismo psicologico molto comune: quello di sentirsi responsabili della gelosia del partner. “Lui è geloso perché mi ama tanto.” “Lei controlla il mio telefono perché ha paura di perdermi.” Roberta Bruzzone dice chiaramente che questo è un errore di interpretazione, e può essere un errore pericoloso.
La gelosia patologica – quella sistematica, intrusiva, che invade ogni spazio – non nasce da quanto ti ama l’altro. Nasce da qualcosa che appartiene all’altro: insicurezza, bisogno di controllo, incapacità di fidarsi. Non è un segnale del valore del rapporto. È un segnale di allarme su come funziona quella persona.
3. L’amore che non chiede sacrifici di identità
“Se una relazione ti svuota invece di arricchirti, se ti allontana dalle persone che ami, se ti chiede di rinunciare a parti di te stesso, non è amore. È una trappola.”
La gradualità è il meccanismo più insidioso delle relazioni disfunzionali. Non cominciano con richieste impossibili: cominciano con piccole rinunce che sembrano ragionevoli. Un’amicizia che “disturba” il partner. Un’attività che “prende troppo tempo”. Un modo di vestirsi che “non è adatto”. Ogni singola richiesta sembra gestibile; l’insieme, nel tempo, ti erode.
Roberta Bruzzone – che nella sua carriera ha incontrato centinaia di casi di violenza nelle relazioni, nella maggior parte dei quali il meccanismo era proprio questo – dice che il segnale più chiaro è uno solo: dopo un po’ di tempo in quella relazione, sei più te stesso o meno? Se la risposta è meno, hai già la risposta sulla natura di quel rapporto.
Come riconoscerlo prima che sia tardi
Il problema è che dall’interno è difficile vedere. Quando sei dentro una relazione disfunzionale, i meccanismi di controllo tendono a presentarsi come forme d’amore, e tu li vivi come tali, almeno all’inizio. Roberta Bruzzone suggerisce una cosa concreta: osservati. Guarda come sei adesso rispetto a come eri prima di questa relazione. Sei ancora in contatto con le persone che amavi? Fai ancora le cose che ti piacevano? Puoi ancora esprimere la tua opinione senza conseguenze?
Se le risposte ti mettono a disagio, ascolta quel disagio.
L’amore sano come punto di partenza, non di arrivo
Roberta Bruzzone – che ha trattato nel corso della sua carriera casi di violenza domestica, stalking, manipolazione affettiva – è convinta che imparare a riconoscere l’amore sano non sia qualcosa che si fa quando si è già in difficoltà. È qualcosa che si impara prima, come capacità di orientamento.
Sapere come dovrebbe sentirsi un rapporto sano – che ti espande, non ti comprime; che ti permette di fiorire, non ti trattiene; che non ha bisogno di controllarti perché si fida di te – ti dà una bussola per valutare quello che stai vivendo. Non come un giudizio esterno, ma come un punto di riferimento interno: questo rapporto mi fa stare bene con me stesso, o mi fa stare male? Questa persona mi rende più me stesso, o meno?
Quelle domande hanno risposte. E queste tre frasi di Bruzzone ti aiutano a formularle.
Leggi anche: Frasi di Roberta Bruzzone sulle persone tossiche, adatte per capire se sei vittima di violenza psicologica e scappare