Come rovinare un figlio senza volerlo: Daniele Novara spiega le 10 cose che quasi tutti i genitori fanno

Il titolo del suo spettacolo teatrale è volutamente provocatorio: Come rovinare un figlio in 10 mosse. Daniele Novara – pedagogista, fondatore del CPP Centro Psicopedagogico per la Pace – non sta processando i genitori. Sta facendo qualcosa di più utile: puntare il dito su dieci abitudini comunissime che nascono dall’amore, ma che nel tempo producono l’effetto opposto a quello desiderato. Vediamole insieme, di sicuro farai almeno 5 di queste cose anche tu!

Come rovinare un figlio senza volerlo

1. Proteggerlo da qualsiasi frustrazione

Il genitore che rimuove ogni ostacolo crede di proteggere il figlio. In realtà gli impedisce di sviluppare la resistenza necessaria per affrontare la vita reale. La frustrazione tollerata è la palestra dell’autonomia: se non la impari da piccolo, da grande ti spaventa.

2. Non dire mai di no

Il “no” è uno dei regali più importanti che un genitore possa fare. Non perché il rifiuto faccia bene in sé, ma perché insegna che il mondo non è fatto a misura dei propri desideri. Un figlio a cui non si dice mai di no cresce convinto di avere diritto a tutto, e si scontra duramente con la realtà quando arriva.

3. Fare tutto al posto suo

Ogni volta che fai qualcosa che tuo figlio potrebbe fare da solo – anche imperfettamente, anche lentamente – gli stai togliendo un’occasione di crescita. L’autonomia si costruisce con la pratica, non con la delega. Allacciarsi le scarpe, preparare lo zaino, risolvere un piccolo conflitto con un amico: sono micro-esperienze fondamentali.

4. Essere amici invece che genitori

L’amicizia è un rapporto simmetrico. Il rapporto genitore-figlio non lo è, e non deve esserlo. Il figlio ha già amici. Ha bisogno di un genitore: qualcuno che guidi, che stabilisca limiti, che non si metta sullo stesso piano davanti a ogni decisione.

5. Litigare davanti ai figli senza gestire il conflitto

I figli non hanno bisogno di genitori perfetti che non litigano mai, hanno bisogno di vedere che i conflitti si risolvono. Litigare davanti a loro e poi non riconciliarsi mai, o usarli come arbitri, produce insicurezza. Assistere a un conflitto risolto, invece, è un’esperienza educativa preziosa.

6. Riempirlo di cose invece che di tempo

Corsi, sport, attività extrascolastiche, gadget. Tutto questo non compensa la mancanza di presenza reale. I figli hanno bisogno di tempo; tempo non strutturato, tempo in cui il genitore è disponibile senza agenda. Quello che ricordano non sono i regali: sono i momenti.

7. Non lasciarlo mai annoiare

La noia è il laboratorio della creatività. Un bambino annoiato inventa, immagina, costruisce. Un bambino sempre intrattenuto diventa dipendente dagli stimoli esterni. Impedirgli di annoiarsi significa impedirgli di imparare a stare con se stesso, una competenza sempre più rara e sempre più necessaria.

8. Intervenire sempre nei conflitti con insegnanti o altri bambini

Quando un genitore interviene sistematicamente per “difendere” il figlio da ogni conflitto scolastico o sociale, gli manda un messaggio preciso: non sei capace di farcela da solo. È il contrario di quello che vuole ottenere. I conflitti tra pari – gestiti con il supporto degli adulti, non al loro posto – sono esperienze di crescita fondamentali.

9. Avere aspettative irrealistiche

Un figlio non può essere il migliore in tutto. Non può eccellere nello sport, a scuola, nella musica e avere anche un carattere perfetto. Le aspettative irrealistiche producono ansia, senso di inadeguatezza e, nel tempo, la convinzione di non essere mai abbastanza. Le aspettative giuste, calibrate sulla persona reale davanti a te, producono fiducia.

10. Non essere coerenti

Il principio più semplice e più difficile. Le regole cambiano ogni giorno? Il “no” di ieri diventa il “sì” di oggi dopo un po’ di insistenza? Il figlio impara rapidamente che le regole non sono serie e smette di prenderle sul serio. La coerenza non è rigidità: è rispetto.

Cosa ci dice tutto questo

Rileggendo questa lista, noterai che tutti e dieci gli errori nascono da un eccesso di amore mal diretto: la paura che tuo figlio soffra, che non ti ami, che non ce la faccia. Daniele Novara non dice che l’amore sia il problema. Dice che l’amore senza direzione – senza la capacità di tollerare il disagio del figlio, di reggere il conflitto, di mantenere una posizione anche quando lui protesta – non lo protegge. Lo indebolisce.

La genitorialità autorevole – quella che Daniele Novara propugna da anni nei suoi libri, tra cui Smettila di fare il bravo genitore e Non è colpa dei bambini – non è una genitorialità severa. È una genitorialità presente, solida, capace di amare profondamente e allo stesso tempo di reggere il peso del “no”. È la forma più difficile di amore. Ed è anche quella che funziona.

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