Quante volte ti sei detto “va bene così”? E quante di quelle volte non era vero, ma eri troppo stanco per volere qualcosa di più? Paolo Crepet, psichiatra e sociologo che non usa mezze parole, ha detto qualcosa che disturba in modo sano: non si cresce nell’accontentarsi. Si cresce nel desiderare. E se hai smesso di desiderare, hai smesso di crescere.

Non accontentarti mai
“Non si cresce mai nell’accontentarsi, ma nel desiderare.”
Poche parole che demoliscono le bugie più diffuse che ci raccontiamo: che l’accontentarsi sia saggezza. Che la pace interiore stia nell’abbassare le aspettative. Che la felicità arrivi quando smettiamo di volere troppo. Crepet dice il contrario: la crescita, la vita vera, la pienezza, stanno nel desiderio. Non nell’ossessione, ma nel desiderio autentico di qualcosa che ancora non hai.
C’è una differenza enorme tra rassegnarsi e accettare, tra accontentarsi e stare bene. Accettare la realtà è sano. Accontentarsi – nel senso di rinunciare a volere qualcosa di più senza averci nemmeno provato – è lentamente spegnersi.
Desiderare non significa soffrire
Una delle paure più comuni intorno al desiderio è che desiderare voglia dire soffrire: vuoi qualcosa, non ce l’hai, ti fa stare male. Crepet ribalta questa equazione. Il problema non è desiderare, ma confondere il desiderio con la pretesa. Il desiderio è una direzione, un’energia, qualcosa che ti mette in movimento. La pretesa è l’aspettativa rigida che le cose vadano come vuoi tu, e quella sì produce sofferenza.
Chi desidera è vivo. Chi smette di desiderare – per paura di deludersi, per stanchezza – comincia a funzionare invece di vivere. Lo vedi nelle persone intorno a te, e forse lo vedi anche in te: quando è stata l’ultima volta che hai voluto qualcosa con quella leggerezza e quella forza insieme che ha il desiderio vero?
Perché i sogni non si spengono da soli
Crepet ha spiegato in più occasioni che i sogni non si spengono da soli. Li spegniamo noi con la logica, con il “non è il momento”, con il confronto tra quello che vogliamo e quello che sembra realistico. Il problema è che ogni volta che spegniamo un desiderio per “ragioni pratiche”, perdiamo un pezzettino di noi stessi. Non in modo drammatico, ma in modo silenzioso, quasi impercettibile.
Il coraggio di desiderare è uno dei gesti più sovversivi che si possano fare in un’epoca che premia la prudenza e la gestione del rischio. Desiderare è scegliere di stare dalla parte della vita, anche quando non si sa come andrà a finire.
La felicità come movimento, non come traguardo
La frase di Crepet cambia anche il modo di pensare alla felicità. Se fosse una meta – un punto fisso da raggiungere – allora accontentarsi avrebbe senso: arrivi, ti fermi, stai bene. Ma la felicità non funziona così. È un processo, un movimento continuo. E il desiderio è il motore di quel movimento.
Chi si accontenta si ferma. Chi desidera continua ad andare. E andare – anche senza sapere esattamente dove – è la condizione base per sentirsi vivi.
Il punto di partenza: un desiderio piccolo
Se ti senti bloccato, se non riesci nemmeno a immaginare cosa vorresti davvero, Crepet ha un consiglio semplice: non cercare subito il grande sogno della vita. Inizia da qualcosa di piccolo. Cosa ti piaceva fare da bambino e hai smesso? Cosa ti fa dimenticare di guardare l’orologio? Cosa ti viene in mente quando ti chiedi “cosa mi manca?”
Quel filo sottile – anche se sembra banale, anche se sembra “troppo poco” – è il punto da cui ricominciare a desiderare. E quando ricominci a desiderare davvero, anche solo una piccola cosa, ti accorgi di quanto ti eri perso. Perché il desiderio non è solo uno stato mentale: è il segnale che sei ancora lì, che sei ancora vivo, che hai ancora qualcosa da costruire. E questo, per Crepet, è già tutto. Non ti serve avere tutto chiaro fin dall’inizio. Ti serve solo ricominciare ad ascoltarti.
Leggi anche: Frasi di Crepet sul coraggio: ti spingono a prenderti ciò che vuoi davvero