La frase di Cacciari sui licenziamenti a causa dell’AI: “Ora pensiamo al salario sociale per tutelare i più deboli”

Il 14 marzo 2026 Il Nord Est ha pubblicato un’intervista al filosofo veneziano Massimo Cacciari, firmata da Alberto Vitucci. L’occasione era il caso InvestCloud, un’azienda di tecnologia finanziaria con sede a Marghera – ex Finantix – che aveva appena annunciato il licenziamento di trentasette dipendenti. Non per una crisi aziendale: i bilanci erano in attivo.

La motivazione era la riorganizzazione legata all’introduzione dell’intelligenza artificiale. Era la prima volta in Italia che un caso simile diventava un caso nazionale, e Cacciari – che aveva affrontato il tema nel saggio Il lavoro dello spirito, scritto dieci anni prima – non si è detto sorpreso.

Cacciari sui licenziamenti a causa dell'AI

Il caso InvestCloud: i primi licenziati dall’AI in Italia

InvestCloud opera nel settore fintech, sviluppa piattaforme digitali per la gestione patrimoniale e i servizi finanziari. La sede di Marghera era uno dei suoi centri operativi europei. Quando l’azienda ha comunicato i licenziamenti spiegando che l’intelligenza artificiale avrebbe assorbito le funzioni di quei lavoratori, la notizia ha rapidamente varcato i confini regionali. Il sindacato ha parlato di caso emblematico: l’AI che sostituisce il lavoro umano non è più un’ipotesi futura, è una realtà presente.

Cacciari, interpellato dal giornale, ha risposto con la lucidità di chi aveva visto arrivare questa transizione da lontano.

“Serve una nuova grande politica sociale ed economica”

Serve una nuova grande politica sociale ed economica. Occorre agire con strumenti tradizionali ma anche con nuove politiche del reddito. In poche parole redistribuire la ricchezza e mettere al riparo i ceti più deboli proprio con la ricchezza generata dall’Intelligenza artificiale.”

È la risposta di Cacciari alla domanda su cosa si possa fare per arginare gli effetti dell’automazione sul lavoro. Non una risposta catastrofista né una minimizzazione: una diagnosi pratica, formulata con la concretezza di chi sa che i grandi cambiamenti storici richiedono risposte all’altezza.

Il punto centrale è preciso: la ricchezza prodotta dall’intelligenza artificiale esiste, cresce e va redistribuita. Non può restare concentrata nelle mani di chi possiede i sistemi, mentre chi lavorava viene semplicemente escluso dal ciclo produttivo.

Cacciari nell’intervista è diretto anche sulla diagnosi storica:

Il capitalismo l’ha sempre fatto. Quando arrivavano le nuove tecnologie ne approfittava per ridurre la forza lavoro e aumentare i profitti. Adesso dispone di una tecnologia modernissima, che può subito usare. Con effetti micidiali.”

Il salario sociale come risposta concreta

Tra gli strumenti che Cacciari indica, il primo e più urgente è la riduzione dell’orario di lavoro, uno strumento, dice, “elementare, che permette di guidare in qualche modo il fenomeno“, ma di cui “nessuno parla, tutti se ne son dimenticati“. Il secondo, più strutturale, è il salario sociale.

Non è un palliativo, è la soluzione” dice il filosofo, ricordando che i Cinquestelle avevano intuito il problema con il reddito di cittadinanza, anche se “non se ne parla più“. Il punto non è difendere una misura specifica, ma riconoscere il principio che sottende: in un’economia in cui la tecnologia sostituisce il lavoro umano, la società deve garantire un reddito a chi viene escluso dal mercato del lavoro, usando proprio la ricchezza che quella tecnologia genera.

La dimensione europea del problema

Cacciari allarga lo sguardo all’Europa, sottolineando che la soluzione non può essere nazionale:

Bisogna armonizzare le politiche sociali dei Paesi europei e occidentali. Fare in modo che le imprese non abbiano convenienza a trasferirsi da una parte all’altra del mondo.”

E poi c’è il tema della tassazione degli extraprofitti – banche, assicurazioni, informatica – che nelle crisi degli ultimi anni hanno accumulato guadagni enormi.

L’effetto è stato che si sono arricchite alla fine solo centomila persone nel mondo. Gli altri sono diventati più poveri.”

È la premessa logica della proposta redistributiva.

Perché questa frase conta oggi

Il caso InvestCloud di Marghera ha reso visibile una dinamica che gli esperti discutevano da anni, ma che raramente aveva assunto i contorni di un fatto concreto, con nomi e cognomi, con 37 famiglie che perdono il reddito non perché l’azienda va male, ma perché l’algoritmo costa meno.

Cacciari non è il primo a proporre il salario sociale, ma il contesto in cui lo fa – un caso emblematico, nel cuore produttivo del Nord Est – dà alla sua voce un peso diverso. Uno studio recente citato nell’intervista dalla Silicon Valley stima che almeno il 50 per cento dei posti di lavoro potrebbe essere sostituito dai sistemi tecnologici. “Occorre far presto“, conclude il filosofo.

Massimo Cacciari (Venezia, 1944) è filosofo, accademico e politico italiano. Ha insegnato Estetica allo IUAV di Venezia ed è considerato uno dei più importanti intellettuali italiani contemporanei. È stato deputato e più volte sindaco di Venezia. Tra i suoi libri più noti: Dallo Steinhof (1980), Dell’Inizio (1990), Geofilosofia dell’Europa (1994), Il lavoro dello spirito (2020). Nel suo pensiero confluiscono filosofia tedesca, teologia politica e riflessione sull’Europa e sulla modernità.

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