La frase di Pirandello sull’importanza della confidenza nell’amicizia: dalla sua presenza si riconoscono i veri amici

Luigi Pirandello aveva un’ossessione: il confine tra quello che si è e quello che si appare. Tutta la sua opera – i romanzi, i drammi, le novelle – è attraversata da questa domanda: dove finisce la maschera e dove comincia il volto? Chi sei tu, davvero, al di là di quello che gli altri pensano di te, al di là del ruolo che hai nella famiglia e nella società, al di là dei tuoi stessi tentativi di definire chi sei? La risposta che Pirandello dà non è mai tranquillizzante: il confine è mobile, instabile, e spesso del tutto assente. Le maschere non coprono un volto, a volte sono il volto.

Questo problema dell’identità e dell’apparenza non riguardava solo la filosofia e la letteratura: riguardava anche le relazioni. Se ogni persona è una costruzione, se quello che mostriamo agli altri è sempre in qualche misura una performance adattata al contesto, allora che cos’è l’amicizia vera? Come si distingue da quella falsa? Come si riconosce chi ti conosce davvero da chi conosce solo la versione di te che hai scelto di mostrare? Pirandello risponde con una precisione fulminante, in quattro parole sole.

frase di Pirandello sull’importanza della confidenza nell’amicizia

La vera amicizia

Amicizia vuol dire confidenza.”

Quattro parole. Una definizione che non lascia spazio a interpretazioni, a sfumature, a clausole. Non dice: l’amicizia comprende la confidenza, o l’amicizia si basa sulla fiducia, o l’amicizia tende alla confidenza. Dice: l’amicizia è confidenza. Le due cose sono la stessa cosa. Non c’è amicizia senza confidenza e dove c’è vera confidenza, c’è già amicizia, qualunque altra cosa si chiami il rapporto.

La parola “confidenza” porta dentro di sé il nucleo del significato: confidare, affidare, mettere nelle mani di qualcun altro qualcosa che non si mostrerebbe a chiunque. Non informazioni, necessariamente; non solo segreti in senso stretto. Confidare significa aprire una parte di sé che di solito rimane chiusa: una paura, una fragilità, un desiderio che si sente troppo esposto per condividerlo in pubblico. Un dubbio su se stessi. Un fallimento. Una speranza che si ha quasi vergogna di nominare.

Il test pratico di questa frase

La definizione di Pirandello funziona anche come test. Se vuoi capire quale delle tue amicizie è vera e quale è solo apparenza, puoi fartelo facilmente: chiediti con chi riesci ad essere in confidenza. Non nel senso di chi ti vuole bene, o con chi passi il tempo, o chi ti accompagna nelle uscite. Nel senso di chi può tenerti qualcosa che per te è difficile da dire e con chi tu puoi tenere qualcosa di suo, con la stessa delicatezza.

Molte relazioni che si chiamano amicizia non superano questo test. Non perché ci sia malevolenza o inganno: semplicemente perché le persone si sono incontrate in un contesto specifico – il lavoro, il gruppo, la palestra, l’università – e in quel contesto funzionano bene, si frequentano con piacere, si sostengono in certi momenti. Ma il livello di apertura non supera una certa soglia. Ci si vuole bene, ma non ci si conosce davvero. Si è simpatici, ma non intimi. Si ride insieme, ma non ci si confida.

Perché la confidenza è così difficile

Se l’amicizia vera richiede confidenza, e la confidenza è rara, allora l’amicizia vera è rara. Non è un’osservazione cinica: è una conseguenza logica che Pirandello avrebbe trovato ovvia.

La confidenza richiede una vulnerabilità che non si incontra facilmente, né la si offre facilmente. Si può essere confidenti con qualcuno solo se si è abbastanza sicuri che quello che si mostra non verrà usato contro di noi, non verrà minimizzato, non verrà giudicato in modo da farci sentire peggio di come ci sentivamo prima di aprirci. Quella sicurezza si costruisce lentamente, nel tempo, attraverso esperienze concrete di essere stati accolti senza essere stati feriti.

E poi c’è l’altro lato: la capacità di ricevere la confidenza altrui. Non è scontata come sembra. Tenere un segreto significa accettare una responsabilità, significa prendersi cura di qualcosa che appartiene a un’altra persona. Chi non riesce a stare in silenzio, chi trasforma ogni confidenza in materiale di conversazione, chi usa le fragilità degli altri come moneta di scambio nelle dinamiche di gruppo, non è capace di amicizia nel senso di Pirandello. Può essere simpatico, generoso in altri modi, piacevole da frequentare. Ma non è un amico.

La differenza che questa frase fa nella vita concreta

Capire che l’amicizia vera è confidenza non è solo un esercizio intellettuale: ha conseguenze pratiche e immediate su come ci si orienta nelle relazioni. Significa smettere di valutare le amicizie in base alla frequenza o alla quantità – quante volte si vede quella persona, quante cose si fanno insieme, quanto tempo si passa in compagnia – e iniziare a valutarle in base alla qualità dell’apertura. Significa riconoscere che un’amicizia vera con tre persone vale più di venti conoscenze piacevoli. Significa investire di più nelle relazioni in cui ci si può permettere di essere vulnerabili e proteggersi un po’ da quelle in cui non è possibile, senza per questo chiudersi o amareggiarsi.

Pirandello, con la sua abitudine a smontare le maschere, avrebbe probabilmente detto che la maggior parte delle relazioni che si chiamano amicizia non lo sono nel senso pieno del termine. Ma non lo avrebbe detto con disprezzo: lo avrebbe detto come diagnosi lucida di una realtà difficile, che si capisce meglio quando si conosce il suo nome giusto.

Frasi di Pirandello

  1. Amicizia vuol dire confidenza.”
  2. Dimentichiamo spesso e volentieri di essere atomi infinitesimali per rispettarci e ammirarci a vicenda, e siamo capaci di azzuffarci per un pezzettino di terra o di dolerci di certe cose, che, ove fossimo veramente compenetrati di quello che siamo, dovrebbero parerci miserie incalcolabili.”
  3. Noi abbiamo bisogno d’incolpar sempre qualcuno dei nostri danni e delle nostre sciagure.”
  4. Nulla è più complicato della sincerità.”
  5. Chi non ha calma deve aver paura.”

BIO di Pirandello

Luigi Pirandello (Agrigento, 1867 – Roma, 1936) è stato drammaturgo, romanziere e novelliere italiano, Premio Nobel per la Letteratura nel 1934. Considerato uno dei più grandi autori del teatro mondiale del Novecento, è noto soprattutto per i drammi Sei personaggi in cerca d’autore (1921), Enrico IV (1922) e Come tu mi vuoi (1930), che rivoluzionarono il teatro europeo. Tra i romanzi: Il fu Mattia Pascal (1904) e Uno, nessuno e centomila (1926). Scrisse oltre duecento novelle, raccolte in Novelle per un anno.

Il tema centrale della sua opera – il conflitto tra identità e maschera sociale, tra la realtà e la sua percezione – lo rende uno degli autori più moderni e attuali della tradizione italiana. Morì a Roma nel dicembre 1936, mentre era ancora in corso la preparazione della sua ultima opera teatrale.

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