La frase di Roberta Bruzzone sull’amore malato nella famiglia nel bosco

Il 16 marzo 2026, durante la puntata pomeridiana de La Vita in Diretta su Rai 1, la criminologa Roberta Bruzzone ha pronunciato una frase che ha fermato il dibattito in studio e acceso una discussione ancora viva tra gli italiani che seguono il caso della “famiglia nel bosco”. Era un momento di confronto diretto con il conduttore Alberto Matano, che aveva espresso quello che molti sentono: la difficoltà di accettare che un bambino possa stare meglio lontano dalla propria madre.

frase di Roberta Bruzzone sull'amore malato nella famiglia nel bosco

Il caso della famiglia nel bosco

Per capire il peso di quella frase è necessario conoscere il contesto. La “famiglia nel bosco” è il nome con cui i media italiani hanno ribattezzato la storia dei coniugi Nathan e Catherine Trevallion, che avevano scelto di vivere in totale isolamento nella natura insieme ai loro figli, in Abruzzo, rifiutando scuola, assistenza sanitaria e qualsiasi forma di integrazione nella società. Le autorità sono intervenute e i bambini sono stati allontanati dalla madre, trovando collocazione in una casa famiglia.

Da quel momento il dibattito si è diviso con una nettezza quasi politica: da un lato chi vede nella famiglia nel bosco l’espressione di una libertà educativa radicale che lo Stato non ha il diritto di sanzionare; dall’altro chi, come Roberta Bruzzone, guarda ai dati concreti e alle relazioni degli operatori per costruire un giudizio fondato.

Le parole di Roberta Bruzzone a La Vita in Diretta

Durante la puntata del 16 marzo, Roberta Bruzzone ha analizzato con Alberto Matano alcuni passaggi della relazione redatta dalla casa famiglia che ospita attualmente i bambini. I dati contenuti in quella relazione erano significativi: dopo l’allontanamento dalla madre, i minori avrebbero mostrato un miglioramento nel comportamento, una maggiore tranquillità e una migliore disponibilità nei confronti degli altri ospiti e degli educatori della struttura. Le relazioni tra i fratelli stessi sarebbero migliorate, così come il rapporto con il padre Nathan, descritto dagli operatori come una figura più conciliante e rassicurante.

Matano aveva espresso la perplessità che molti sentivano: come è possibile che i bambini stiano meglio senza la propria madre? È quasi contro natura accettarlo. Roberta Bruzzone non ha esitato. Ha risposto citando la relazione della casa famiglia come documento oggettivo, sottolineando che quei miglioramenti, se confermati nel tempo, avrebbero costituito un segnale particolarmente problematico per la posizione di Catherine.

Poi è arrivata la frase, diretta e senza attenuanti.

L’amore non basta

L’amore non basta. Alcune forme di amore possono diventare profondamente malevole, questo è il problema.”

Poche parole per smontare uno dei luoghi comuni più radicati: l’amore materno come garanzia assoluta di benessere per i figli. Roberta Bruzzone non ha detto che Catherine non amasse i suoi figli. Ha detto qualcosa di molto più preciso e difficile da accettare: che l’amore, da solo, non è sufficiente. Che esistono forme d’amore che, pur genuine nella loro origine, si trasformano in qualcosa di nocivo per chi le subisce.

È una distinzione che la psicologia clinica conosce bene, ma che nella cultura popolare fatica ad affermarsi. Quando si parla di bambini, il paradigma dominante è ancora quello per cui la figura materna è naturalmente protettiva, e qualsiasi allontanamento è automaticamente un danno. Roberta Bruzzone ha rotto questo schema con la forza di chi lavora ogni giorno con casi in cui quella equazione si è rivelata falsa.

Cos’è l’amore malevolo

Il concetto che Roberta Bruzzone ha introdotto con quella frase non è nuovo nella letteratura scientifica, ma raramente viene portato in televisione con tanta chiarezza. L’amore “malevolo” – termine che non indica malvagità intenzionale, ma effetti concreti negativi – è quello che si esprime attraverso il controllo totale, l’isolamento, la privazione di esperienze fondamentali per lo sviluppo, la proiezione dei propri bisogni sull’altro senza considerare quelli di chi si dice di amare.

Nel caso della famiglia nel bosco, il punto non era se Catherine amasse o meno i suoi figli. Il punto era se quella forma d’amore – concretizzata in anni di isolamento, rifiuto dell’istruzione scolastica, scelte mediche radicali e vita ai margini di qualsiasi rete sociale – avesse fatto del bene ai bambini. La relazione della casa famiglia, secondo quanto riportato in trasmissione, sembrava rispondere in modo eloquente.

Perché questa frase ha un peso

La frase di Bruzzone a La Vita in Diretta non vale solo per il caso specifico della famiglia nel bosco. Vale come strumento di lettura per una domanda più grande: dove finisce la libertà educativa e dove comincia il danno? Chi ha il diritto di stabilirlo, e su quali criteri?

Nel frattempo, come riportato dai media, è stata resa disponibile a Palmoli una nuova casa per i bambini Trevallion, mentre proseguono le verifiche giudiziarie e sociali. Il dibattito pubblico non si è quietato. Ma quella frase – semplice, chirurgica, scomoda – continua a circolare. Perché tocca qualcosa che va ben oltre un caso di cronaca.

Chi è Roberta Bruzzone

Roberta Bruzzone è una criminologa e psicologa forense italiana tra le più note nel panorama mediatico nazionale. Consulente in numerosi processi di rilevanza pubblica, è ospite fissa di programmi di approfondimento su casi di cronaca. La sua formazione combina psicologia clinica, scienze forensi e criminologia applicata.

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