Una frase di Schopenhauer che spiega perché con il tempo diventiamo apatici e spenti: “Le cose non ci colpiscono più”

Arthur Schopenhauer non è certo il tipo da comparire su biglietti di cioccolatini. Se esistesse un torneo per pessimisti, vincerebbe senza dubbio l’oro. Eppure, come accade spesso con i grandi filosofi -pessimisti o no – Schopenhauer ha il potere di aprirci gli occhi, soprattutto quando siamo troppo pigri per farlo da soli.

E lo fa in modo particolarmente efficace quando lasciamo scorrere il tempo senza renderci conto di quanto sia prezioso: un bene da sfruttare fino all’ultima goccia, prima che ci sfugga per sempre.

frase di Schopenhauer sul tempo

Chi era Arthur Schopenhauer

Nato a Danzica nel 1788 e vissuto fino al 1860, Arthur Schopenhauer fu un uomo schivo e solitario che dedicò la sua vita allo studio. Considerato uno dei più grandi pensatori del XIX secolo e della modernità, Schopenhauer riesce ancora oggi a parlare come se fosse un contemporaneo. Forse è proprio per questo che, nonostante il suo carattere burbero, continua a esercitare un fascino particolare su studenti, giovani e lettori di ogni età.

Aveva un rapporto particolare con le persone: viveva da solo con il suo cane Atman e non sembrava troppo interessato alla ricerca di compagnie.

E cosa pensava del tempo una mente come la sua? Come tutti, ne desiderava di più per dedicarsi alle cose che amava, ma allo stesso tempo era convinto che spesso lo si sprechi senza accorgersi del suo vero valore.

Le abitudini ci fanno smettere di apprezzare le piccole cose

Sembra quasi un vecchio proverbio, e come tutti i detti antichi riflette una verità semplice ma ineludibile: il tempo scorre e non torna più.

Più viviamo, meno eventi ci sembrano degni di essere ricordati. Sempre meno cose ci colpiscono come abbastanza significative da restare nella memoria. E poiché la vita diventa più automatica, il tempo sembra volare.”

Tipico di Schopenhauer, il tono è quasi freddo, quasi distaccato, mentre osserva come con il passare degli anni i ricordi si diradino. Ma sotto quella superficie di ghiaccio si nasconde un sentimento molto più caldo: un senso di perdita. È come se la vita, procedendo, perdesse il suo sapore originario. Le giornate, invece di sorprendere, diventano tutte uguali, e ciò che un tempo ci avrebbe fatto battere il cuore – dal profumo del pane appena sfornato a un messaggio inatteso da qualcuno di speciale – ora scivola via senza lasciare traccia.

Quando siamo giovani, ogni cosa sembra grande e degna di essere ricordata: una canzone, un tramonto, un incontro. Crescendo non diventiamo automaticamente più saggi: semplicemente, diventiamo più selettivi, e spesso perdiamo la capacità di emozionarci delle piccole cose.

Il valore del tempo non ha prezzo e Schopenhauer spiega perché

La quotidianità ci ruba il tempo senza che ce ne accorgiamo, e ci fa dimenticare tutte quelle piccole cose che da giovani ci facevano sentire la vita importante. Così cominciamo a viverla come un calendario da sfogliare, una serie di giorni da spostare in avanti. Come un orologio che ticchetta, scandendo il nostro tempo con la sola fretta di andare avanti.

E poi, un giorno, ci rendiamo conto di quanto tempo abbiamo già perso. Quando la vita diventa automatica, il tempo smette di essere un compagno di viaggio e diventa qualcosa che corre oltre noi, senza guardarsi attorno. Un ladro silenzioso che ci porta via i giorni, mentre noi restiamo fermi, distratti, incapaci di reagire. E la cosa peggiore è che non possiamo nemmeno accusarlo: la colpa è nostra, perché siamo stati noi a permettere che tutto diventasse “normale”.

Schopenhauer ci consegna una verità semplice e terribile: non è il tempo che accelera, siamo noi che smettiamo di viverlo. E quando la vita diventa automatica, il tempo non è più una strada da percorrere, ma un treno che ci passa accanto, troppo veloce perché lo si possa afferrare.

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