Agnese Scappini è una di quelle voci che, quando parlano di genitori e figli, non accarezzano: pungono. Ma lo fanno con intelligenza, profondità e una buona dose di sano realismo. Niente frasi zuccherose da baci Perugina, niente illusioni da manuale di “genitorialità felice in dieci mosse”. Agnese Scappini sceglie una strada più scomoda, ma infinitamente più utile: quella della verità. E la verità, quando si parla di figli, è che amarli non significa proteggerli da tutto, ma prepararli a tutto. Nel suo pensiero, che ha espresso più volte nei suoi scritti e interventi sul tema della crescita emotiva, il rapporto genitori-figli non è una favola a lieto fine garantito, ma un percorso fatto di fiducia, responsabilità e anche di dolore. Sì, proprio quello che cerchiamo di evitare a ogni costo. Peccato che, secondo lei, sia proprio lì che stiamo sbagliando tutto.

Chi è Agnese Scappini e perché fa discutere
Agnese Scappini parla di genitorialità senza filtri. Lo fa mettendo in discussione uno dei pilastri sacri dell’educazione moderna: l’idea che un bravo genitore sia quello che toglie ogni ostacolo dalla strada del figlio. Secondo lei, questo modello non solo è irrealistico, ma anche dannoso. E lo dice chiaramente, senza giri di parole.
Per Agnese Scappini, i genitori sono guide, non scudi umani. Sono esempi viventi, non paraurti emotivi. I figli, dal canto loro, non sono porcellane da tenere sotto una campana di vetro, ma esseri umani in costruzione, che hanno bisogno di sperimentare anche la fatica, la frustrazione, la caduta. Una visione che disturba, certo. Ma proprio per questo necessaria.
Genitori che proteggono troppo (e amano male)
Agnese Scappini lo dice senza mezzi termini:
“Ai nostri figli doniamo tutti noi stessi, li proteggiamo da qualsiasi cosa, gli risparmiamo qualsiasi dolore.”
Una frase che sembra una dichiarazione d’amore, e invece nasconde una trappola. Perché, subito dopo, arriva la doccia fredda:
“In realtà, il dono più grande che possiamo fare ai nostri figli è insegnargli a gestire la sofferenza e permettere loro di imparare tutte le doti necessarie per affrontare il dolore, a reagire alla sofferenza, a cadere, a rialzarsi, facendolo anche con il nostro stesso esempio.”
Ecco il punto centrale del suo pensiero: non è togliendo il dolore che aiutiamo i figli, ma insegnando loro cosa farne. Perché il dolore, che ci piaccia o no, arriva. Sempre. E se un ragazzo non ha mai imparato a gestirlo, non sarà più felice: sarà solo più fragile.
Il grande errore: togliere il dolore per sentirci buoni genitori
Secondo Agnese Scappini, noi adulti facciamo esattamente il contrario di ciò che servirebbe:
“Invece noi facciamo esattamente il contrario, togliamo dalla loro vita ogni tipo di dolore e di sofferenza, credendo di fare il loro bene, ma in realtà non gli facciamo un favore.”
Il risultato? Figli dipendenti, insicuri, incapaci di affrontare la vita senza una rete di protezione costante. E qui arriva la stoccata: togliendo la sofferenza, togliamo anche la possibilità di conoscersi davvero. Perché è solo mettendosi alla prova che una persona scopre chi è, cosa sa fare, dove può arrivare.
Il coraggio come virtù dimenticata
Per Agnese Scappini, il vero nodo educativo è il coraggio. Non quello eroico da film, ma quello quotidiano: affrontare una delusione, una sconfitta, un fallimento:
“Togliendo il dolore ai nostri figli, gli togliamo la possibilità di affinare una dote importantissima, che in realtà è una virtù, ovvero il coraggio, il quale ha bisogno di fiducia e responsabilità.”
E qui il cerchio si chiude. Fiducia e responsabilità non si insegnano con le parole, ma con i fatti:
“Solo se noi abbiamo fiducia nei nostri figli gli diamo la responsabilità della loro vita.”
E quando un figlio si sente responsabile, allora sì che trova il coraggio di affrontare anche la sofferenza.
Il regalo di Natale che vale per sempre
Ma cosa c’entra tutto questo con il Natale? C’entra eccome. Perché mentre impacchettiamo giochi, tecnologia e desideri a tempo determinato, ci dimentichiamo del regalo più importante. Quello che non si scarta, non si rompe e non finisce fuori moda.
Il regalo più grande che possiamo fare ai nostri figli, oggi e sempre, è smettere di proteggerli da tutto e iniziare a prepararli a vivere. Dare loro fiducia, lasciare che sbaglino, mostrare con il nostro esempio che cadere non è una tragedia, ma una tappa.
Come dice Agnese Scappini:
“Si fa un gran dire oggi che i nostri ragazzi non sono coraggiosi, che non sono forti… in realtà siamo noi che non gli diamo la possibilità di affrontare la vita.”
E forse il Natale giusto, quest’anno, è proprio questo: meno pacchetti sotto l’albero e più coraggio messo nelle loro mani. Un dono che non fa rumore, ma dura tutta la vita.
Frasi di Agnese Scappini sui genitori
- “Ai nostri figli doniamo tutti noi stessi, li proteggiamo da qualsiasi cosa, gli risparmiamo qualsiasi dolore.”
- “In realtà, il dono più grande che possiamo fare ai nostri figli è insegnargli a gestire la sofferenza e permettere loro di imparare tutte le doti necessarie per affrontare il dolore, a reagire alla sofferenza, a cadere, a rialzarsi, facendolo anche con il nostro stesso esempio.”
- “Invece noi facciamo esattamente il contrario, togliamo dalla loro vita ogni tipo di dolore e di sofferenza, credendo di fare il loro bene, ma in realtà non gli facciamo un favore, perché li rendiamo dipendenti da noi e gli togliamo anche l’incredibile possibilità di cercare e trovare se stessi, mettendosi alla prova.”
- “Togliendo il dolore ai nostri figli, gli togliamo la possibilità di affinare una dote importantissima, che in realtà è una virtù, ovvero il coraggio, il quale ha bisogno di fiducia e responsabilità.”
- “Solo se noi abbiamo fiducia nei nostri figli gli diamo la responsabilità della loro vita, e solo se loro si sentono responsabili della loro vita e quindi anche della loro sofferenza, avranno più coraggio di affrontarlo.”
- “Si fa un gran dire oggi che i nostri ragazzi non sono coraggiosi, che non sono forti… in realtà siamo noi che non gli diamo la possibilità di affrontare la vita, e quindi non possono tirar fuori il loro coraggio.”
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