Antonio Tabucchi non è mai stato uno scrittore “comodo”. Non accarezza il lettore, non lo consola con frasi zuccherose, non gli promette lieto fine garantito. Eppure, parlando di lui e delle sue opere, una parola torna spesso a bussare alla porta: speranza. Una speranza strana, inquieta, testarda. Una speranza che non ha nulla a che vedere con l’ottimismo da calendario motivazionale, ma molto con la dignità, la coscienza e il coraggio di non girarsi dall’altra parte. Quando Tabucchi diceva: “La speranza è una forma di resistenza“, non stava facendo poesia. Stava facendo politica, etica, umanità. E stava parlando anche a noi, oggi.

Antonio Tabucchi: uno scrittore controcorrente
Antonio Tabucchi era un intellettuale nel senso più vero del termine: curioso, scomodo, profondamente libero. Nato a Pisa nel 1943, innamorato del Portogallo e di Fernando Pessoa, ha costruito una carriera letteraria fatta di domande più che di risposte. Non amava le certezze granitiche, preferiva i dubbi intelligenti.
Tabucchi era uno che prendeva posizione. Contro le dittature, contro il silenzio, contro l’indifferenza. Non urlava, non sbatteva i pugni sul tavolo, ma usava l’arma più affilata che aveva: le parole. E le usava per ricordarci che essere spettatori passivi della propria vita – e della storia – è già una forma di resa.
La speranza come filo sottile
Nei suoi romanzi la speranza non arriva mai a cavallo, con la musica epica in sottofondo. Arriva piano, spesso zoppa, a volte stanca. Ma arriva. È una speranza che si nasconde nei gesti minimi, nei ripensamenti, nei risvegli tardivi.
In Sostiene Pereira, forse il suo romanzo più celebre, la speranza prende le sembianze di un uomo qualunque, impaurito, abitudinario, che vive sotto una dittatura e cerca di non vedere. Pereira non è un eroe. È uno di noi. Ed è proprio per questo che funziona.
A un certo punto, però, qualcosa si incrina. La coscienza bussa. E lì nasce quella frase che è diventata una specie di manifesto:
“La speranza è una forma di resistenza.”
Cosa intendeva davvero Tabucchi con questa frase
Per Antonio Tabucchi la speranza non è aspettare che le cose migliorino da sole. Non è stare sul divano sperando che il mondo si aggiusti mentre noi scorriamo il telefono. La speranza, per lui, è un atto attivo. È scegliere di non accettare l’ingiustizia come normale. È decidere che, anche se hai paura, non vuoi più tacere.
Resistere, in questo senso, non significa fare rivoluzioni epocali ogni mattina prima del caffè. Significa non anestetizzarsi. Non smettere di pensare. Non spegnere la coscienza per comodità. Ecco perché la speranza è resistenza: perché sperare, quando tutto intorno ti invita a mollare, è un gesto profondamente sovversivo.
La speranza come memoria e responsabilità
Sempre in Sostiene Pereira troviamo un’altra frase che si intreccia perfettamente con questo discorso:
“Finché si continua a ricordare, c’è ancora speranza.”
Per Tabucchi la memoria non è nostalgia. È responsabilità. Ricordare significa non permettere che il passato venga cancellato o riscritto a uso e consumo dei più forti. Chi ricorda resiste. Chi resiste spera. È un circolo virtuoso, anche se faticoso. Anche se spesso solitario.
Sperare vale sempre la pena
Viviamo in tempi in cui arrendersi sembra quasi una scelta intelligente. “Tanto non cambia nulla”, “sono tutti uguali”, “non vale la pena”. Tabucchi ci prende per le spalle e ci dice il contrario, senza troppi giri di parole: proprio perché è difficile, vale la pena sperare.
Vedere la luce in fondo al tunnel non significa illudersi che il tunnel sparisca. Significa camminare, anche al buio, sapendo che fermarsi è l’unico modo sicuro per non uscire mai. E allora sì, oggi più che mai, la speranza è una forma di resistenza. Contro il cinismo, contro la rassegnazione, contro quella voce che ci sussurra che non serve più a niente crederci.
Antonio Tabucchi non ci promette salvezza. Ci offre qualcosa di più onesto: la possibilità di restare umani. Anche quando è scomodo. Anche quando fa male. Anche quando sarebbe più facile smettere di sperare.
Frasi di Antonio Tabucchi sulla speranza
- “La speranza è una forma di resistenza.”
- “Finché si continua a ricordare, c’è ancora speranza.”
- “Anche quando tutto sembra perduto, resta sempre una possibilità che non conosciamo.”
- “La speranza non è una certezza, è un’attesa inquieta.”
- “Forse speriamo proprio perché sappiamo che il tempo non torna indietro.”
- “Chi smette di sperare smette anche di interrogarsi.”
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