Se oggi Epicuro avesse un profilo social, probabilmente verrebbe accusato di minimalismo tossico. Niente lusso, niente eccessi, niente shopping compulsivo per “tirarsi su”. Eppure, a distanza di oltre duemila anni, è uno dei filosofi che più hanno parlato di felicità in modo concreto, umano e sorprendentemente attuale. Altro che guru motivazionali. Epicuro non prometteva la felicità in tre semplici mosse, ma spiegava perché spesso la rincorriamo nei posti sbagliati. E perché, quando non siamo felici, facciamo di tutto per esserlo… anche cose decisamente discutibili, come svaligiare negozi pensando che una borsa nuova possa tappare un buco esistenziale.

Chi era Epicuro
Epicuro nasce nel 341 a.C. sull’isola di Samo e muore ad Atene nel 270 a.C. Non era un aristocratico snob né un filosofo chiuso nella sua torre d’avorio. Era uno che parlava alle persone comuni, a chi aveva problemi veri: la paura della morte, il dolore, l’ansia per il futuro, l’illusione che la felicità fosse sempre altrove. Fondò una scuola chiamata Il Giardino, che già dal nome suona più invitante di molte aule universitarie moderne. Lì insegnava filosofia come si insegna a vivere meglio, non come si complica la vita.
Epicuro non scriveva per farsi ammirare, ma per farsi capire. E soprattutto per essere utile. La sua filosofia non è fatta di astrattezze, ma di consigli pratici. Il tema centrale? La felicità, ovviamente.
Che cos’è la felicità per Epicuro
Per Epicuro la felicità coincide con il piacere, ma attenzione: non il piacere urlato, eccessivo, da weekend sfrenato. Il suo piacere è sobrio, intelligente, quasi educato. Lo dice chiaramente quando afferma:
“Per essere felici è necessario vivere nel piacere, ma questa condizione va vissuta con prudenza.”
Tradotto in lingua moderna: sì al piacere, no all’autodistruzione.
Il piacere vero, per Epicuro, è l’assenza di dolore nel corpo e di turbamento nell’anima. Fame placata, sete soddisfatta, un tetto sopra la testa. Non chiede molto. Anzi, lo dice con una frase che oggi dovrebbe essere stampata sui muri dei centri commerciali:
“La voce della carne è: non aver fame, non aver sete, non aver freddo. Chi ha queste cose può gareggiare in felicità anche con Zeus.”
Altro che collezioni primavera-estate.
Riflettere prima di correre
La frase su cui si costruisce il suo pensiero è questa:
“È bene riflettere sulle cose che possono farci felici: infatti se siamo felici abbiamo tutto ciò che occorre; se non lo siamo facciamo di tutto per esserlo.”
Qui Epicuro è spietatamente lucido. Quando siamo felici, ci basta poco. Quando non lo siamo, diventiamo pericolosi. Per noi e per il nostro conto in banca. Inseguire la felicità senza riflettere significa confondere il desiderio con il bisogno. E così finiamo per comprare, accumulare, riempire armadi e vuoti interiori con la stessa frenesia.
Ed è qui che Epicuro diventa utilissimo anche nella vita di coppia. Perché questa frase può essere serenamente usata per spiegare alle mogli – e ai mariti, sia chiaro – che svaligiare negozi non è una terapia emotiva riconosciuta. Se non siamo felici, dice Epicuro, facciamo di tutto per esserlo. Il problema è che spesso scegliamo il “tutto” sbagliato. E il filosofo, con elegante sarcasmo, ci suggerisce di fermarci a riflettere prima di strisciare la carta.
Amicizia, saggezza e tempo: i veri beni di lusso
Se c’è una cosa che Epicuro considera davvero indispensabile, è l’amicizia. Non un optional, non un extra. Lo dice senza giri di parole:
“Di tutte le cose che la sapienza procura in vista della vita felice, il bene più grande è l’acquisto dell’amicizia.”
Altro che status symbol. Un amico vale più di un oggetto nuovo, e dura decisamente di più.
La felicità, per Epicuro, non può esistere senza saggezza, giustizia e misura. Lo spiega con una frase che sembra scritta apposta per zittire chi cerca scorciatoie:
“Non è possibile vivere felicemente senza anche vivere saggiamente, bene e giustamente…”
Qui non c’è morale spicciola, ma una verità scomoda: se vivi male, non puoi stare bene. E poi c’è il tempo. O meglio, il nostro pessimo rapporto con il tempo. Epicuro ci mette davanti allo specchio quando dice:
“Siamo nati una sola volta… ma tu, benché non abbia padronanza del domani, stai rinviando la tua felicità.”
Rimandiamo tutto, anche la felicità, come se fosse un appuntamento noioso. E intanto la vita passa.
Epicuro contro il mito del “poi”
Epicuro ci insegna che la felicità non va rimandata, né comprata, né ostentata. Va capita. E soprattutto va difesa dalle illusioni. La sua filosofia è una forma di igiene mentale: meno desideri inutili, meno ansia, meno rincorse a ciò che non serve.
Se oggi fosse vivo, probabilmente direbbe che la felicità non sta nello scontrino, ma nella lucidità. E che prima di entrare in un negozio per “sentirsi meglio”, sarebbe il caso di fermarsi un attimo a riflettere. Perché, come ci ha insegnato Epicuro, quando siamo felici abbiamo già tutto ciò che occorre. E quando non lo siamo, non è una borsa nuova che può salvarci. Al massimo, può peggiorare le cose.
Frasi di Epicuro sulla felicità
- “Per essere felici è necessario vivere nel piacere, ma questa condizione va vissuta con prudenza.”
- “È bene riflettere sulle cose che possono farci felici: infatti se siamo felici abbiamo tutto ciò che occorre; se non lo siamo facciamo di tutto per esserlo.”
- “La voce della carne è: non aver fame, non aver sete, non aver freddo. Chi ha queste cose può gareggiare in felicità anche con Zeus.”
- “Di tutte le cose che la sapienza procura in vista della vita felice, il bene più grande è l’acquisto dell’amicizia.”
- “Non è possibile vivere felicemente senza anche vivere saggiamente, bene e giustamente, né saggiamente e bene e giustamente senza anche vivere felicemente. A chi manchi ciò da cui deriva la possibilità di vivere saggiamente, bene, giustamente, manca anche la possibilità di una vita felice.”
- “Siamo nati una sola volta, e non potremo essere nati una seconda volta; dovremo non essere più per l’eternità. Ma tu, benché non abbia padronanza del domani, stai rinviando la tua felicità. La vita si perde nei rinvii, ed ognuno di noi muore senza aver goduto una sola giornata.”
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