Frasi di Erich Fromm sulla delusione, ti aiutano a superare il dolore per un disinganno e a non sentirti frustrato

La delusione è una di quelle emozioni che non bussano: entrano direttamente, si siedono sul divano e pretendono attenzione. Arriva quando qualcosa – o qualcuno – non è stato all’altezza di ciò che speravamo. Ma Erich Fromm, psicoanalista e filosofo poco incline alle consolazioni facili, ci direbbe che il problema non è tanto ciò che accade, quanto le aspettative con cui guardiamo la realtà. Non a caso affermava:

La delusione nasce quasi sempre da aspettative che non hanno fondamento nella realtà.”

Una frase che sembra una sentenza, ma che in realtà può diventare una via d’uscita dal dolore e dalla frustrazione.

Frasi di Erich Fromm sulla delusione
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Erich Fromm: un uomo che non faceva sconti all’anima

Erich Fromm non è stato uno di quei pensatori che accarezzano l’ego. Nato in Germania nel 1900, formatosi tra psicoanalisi e filosofia, Fromm ha passato la vita a osservare l’essere umano con uno sguardo lucidissimo, a volte spietato, ma sempre profondamente umano. Parlava di amore, libertà, paura, solitudine e senso di vuoto, senza mai indulgere nel sentimentalismo. Per lui capire se stessi non era un esercizio rilassante, ma un lavoro serio, spesso scomodo.

La delusione, anche se non sempre nominata esplicitamente come tema centrale, attraversa tutta la sua riflessione. È la conseguenza naturale di una vita vissuta inseguendo illusioni: sull’amore, sul successo, sulla sicurezza, perfino su noi stessi.

La delusione secondo Fromm: aspettative senza fondamenta

Quando Fromm dice che “La delusione nasce quasi sempre da aspettative che non hanno fondamento nella realtà”, non sta negando il dolore. Sta facendo qualcosa di più difficile: ci restituisce la responsabilità di ciò che proviamo. La delusione non nasce perché il mondo è cattivo, ma perché spesso pretendiamo che sia diverso da quello che è.

Ci aspettiamo che una relazione ci salvi, che un lavoro ci definisca, che una persona sia esattamente come l’abbiamo immaginata. Poi la realtà fa il suo mestiere – cioè essere complessa, incoerente, imperfetta – e noi ci sentiamo traditi. Ma, per Fromm, il tradimento più grande avviene prima: quando costruiamo aspettative basate su desideri, paure o modelli sociali, non su ciò che è davvero davanti ai nostri occhi.

Volere ciò che “si dovrebbe volere

Una delle frasi che chiarisce meglio questo meccanismo è:

L’uomo moderno vive sotto l’illusione di sapere ciò che vuole, mentre in realtà vuole ciò che dovrebbe volere.”

Qui Fromm è chirurgico. Spesso non siamo delusi perché non otteniamo ciò che desideriamo, ma perché abbiamo desiderato qualcosa che non era autentico.

Vogliamo certe relazioni perché “dovrebbero” renderci felici, certi obiettivi perché “si fa così”, certe vite perché sono socialmente approvate. Quando poi non ci soddisfano, la delusione arriva puntuale. Ma non è colpa dell’oggetto del desiderio: è il segnale che abbiamo confuso i nostri bisogni reali con aspettative prese in prestito.

Essere vivi significa anche soffrire

Erich Fromm non promette una vita senza dolore. Anzi, mette subito le cose in chiaro:

Non si può essere profondamente reattivi al mondo senza essere spesso molto addolorati.”

Se siamo aperti, sensibili, presenti, la delusione è inevitabile. Il punto non è evitarla, ma capire cosa farne. Il dolore di un disinganno, visto così, non è un fallimento personale. È il prezzo della partecipazione alla vita. Ma diventa distruttivo solo quando lo leggiamo come una prova della nostra inadeguatezza, invece che come un’occasione per rivedere ciò che ci aspettavamo e perché.

Quando perdiamo qualcosa, perdiamo noi stessi?

Un’altra riflessione centrale per capire la delusione è racchiusa in questa domanda:

Se io sono ciò che ho e se perdo ciò che ho, chi allora sono io?

Qui Fromm smaschera una delle fonti più profonde del disinganno: l’identificazione con ciò che possediamo, che siano persone, ruoli, status o certezze. Quando ciò che “abbiamo” viene meno, la delusione si trasforma in vuoto, perché non sappiamo più chi siamo senza quell’appiglio. Ma per Fromm la soluzione non è recuperare ciò che abbiamo perso, bensì smettere di definirci attraverso il possesso. Solo così la delusione smette di essere una catastrofe identitaria.

L’arte difficile di tollerare l’incertezza

Infine, Fromm ci offre un consiglio tanto semplice quanto rivoluzionario:

Il compito che dobbiamo porci non è sentirci sicuri, ma essere capaci di tollerare l’incertezza.”

La delusione nasce spesso dalla pretesa di controllo. Vogliamo garanzie emotive, promesse eterne, risultati certi. Ma la vita non firma contratti. Imparare a tollerare l’incertezza significa ridimensionare le aspettative, restare in contatto con la realtà e accettare che non tutto andrà come speriamo. Non è rassegnazione: è lucidità.

Perché questa frase può aiutarci

Tornando alla frase chiave – “La delusione nasce quasi sempre da aspettative che non hanno fondamento nella realtà” – il suo valore sta proprio qui. Non ci dice “non aspettarti nulla”, ma aspettati ciò che è possibile, non ciò che ti farebbe comodo. Così la delusione perde potere, il dolore diventa comprensibile e la frustrazione lascia spazio a qualcosa di molto più raro: la consapevolezza.

Frasi di Erich Fromm sulla delusione

  1. Non c’è quasi nessuna attività, nessuna impresa che si inizi con tali enormi speranze ed aspettative, eppure che fallisca con tale regolarità, come l’amore.”
  2. Per avere fede ci vuole coraggio, la capacità di correre un rischio, la disponibilità persino ad accettare dolore e delusione.”
  3. L’uomo moderno vive sotto l’illusione di sapere ciò che vuole, mentre in realtà vuole ciò che dovrebbe volere.”
  4. Non si può essere profondamente reattivi al mondo senza essere spesso molto addolorati.”
  5. Se io sono ciò che ho e se perdo ciò che ho, chi allora sono io?
  6. Il compito che dobbiamo porci non è sentirci sicuri, ma essere capaci di tollerare l’incertezza.”

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