Gianrico Carofiglio non è solo un magistrato in pensione con la penna affilata, ma anche un osservatore acuto della vita e della memoria. I suoi libri non parlano solo di indagini e processi, ma anche di ciò che resta dentro di noi: i ricordi. Quei frammenti di vita che, a volte, ci fanno sorridere, altre volte ci pungono, e sempre ci insegnano qualcosa. E se c’è un tema che Carofiglio maneggia con delicatezza e precisione è proprio quello dei ricordi: cosa sono, come ci cambiano e perché certi momenti dell’adolescenza restano impressi nella nostra anima come segni indelebili.

Ricordi: impronte nell’anima
Gianrico Carofiglio ci ricorda che i ricordi non sono semplici immagini o episodi della nostra vita, ma vere e proprie impronte nell’anima. Lo fa con frasi come:
“C’è qualcosa nei ricordi dell’adolescenza che disegna una traccia imperfetta nell’anima. Sta lì e non si muove più, per tutto il resto della vita.”
Qui, l’autore cattura un concetto che tutti possiamo capire: certi momenti, certi legami, certi piccoli drammi adolescenziali ci segnano per sempre, nel bene e nel male. Non sono ricordi che possiamo cancellare; rimangono lì, un po’ scomodi a volte, ma sempre presenti. È come se la vita ci avesse scritto con una penna indelebile qualcosa che ci accompagnerà ovunque.
Questa idea di “traccia imperfetta” ci dà una chiave per riflettere: se certi ricordi possono restare così a lungo, allora perché non provare a creare attivamente ricordi positivi e belli, soprattutto per chi amiamo? I figli, ad esempio, non hanno ancora le loro tracce indelebili. Possiamo contribuire a riempire la loro anima di momenti gioiosi, curiosi, divertenti o pieni di meraviglia. Carofiglio, con il suo stile delicato ma diretto, ci invita a prendere sul serio questo compito.
Osservare i ricordi senza farsi intrappolare
Un altro consiglio che emerge dai suoi scritti è quello di non farsi sopraffare dai ricordi. In Il silenzio dell’onda scrive:
“Ricordare e pensare a volte non sono attività benefiche. Non bisogna lasciarsi intrappolare dai pensieri o dai ricordi. Quando arrivano bisogna osservarli con distacco e lasciarli scivolare via.”
Qui c’è un invito prezioso: i ricordi non sono nemici né amici da cui dipendere, ma compagni di viaggio da accogliere con saggezza. Non serve trattenere tutto ciò che ci è accaduto; a volte è più utile lasciar andare ciò che ci appesantisce, per fare spazio a nuovi ricordi, più leggeri o più belli.
In pratica, Gianrico Carofiglio ci sta insegnando una forma di magia quotidiana: possiamo scegliere quali ricordi custodire come tesori, quali lasciare andare come foglie nel vento e quali, invece, trasformare in tracce positive da trasmettere a chi amiamo. È un consiglio che suona quasi come un invito a scrivere ogni giorno un piccolo regalo alla memoria dei nostri figli, fatto di momenti speciali, avventure, risate e piccole lezioni di vita.
La nostalgia e i ricordi felici
Gianrico Carofiglio non parla solo di ricordi dolorosi o pesanti; riconosce anche il potere della nostalgia positiva. Dice che certi luoghi della città o certi attimi di vita “mi ricordano sensazioni e fantasticherie del passato remoto. Un’epoca di stupore. Ecco, certi luoghi della città mi fanno sentire nostalgia per lo stupore.” Questo ci ricorda quanto i ricordi possano essere nutritivi: ci riportano a ciò che ci ha fatto meravigliare, a ciò che ci ha fatto sorridere, a ciò che ci ha reso vivi. Se vogliamo lasciare ricordi indelebili ai nostri figli, dobbiamo creare attimi così: pieni di stupore, di risate, di scoperte. Piccole magie quotidiane che, come dice Carofiglio, resteranno scolpite nel loro cuore.
Creare tracce indelebili
Insomma, Gianrico Carofiglio ci mostra che i ricordi sono molto più di immagini mentali: sono tracce nell’anima, strumenti di crescita e, se sappiamo come usarli, regali preziosi per chi amiamo. Quella frase sull’adolescenza non è solo un’osservazione malinconica, ma un invito a capire l’importanza di ciò che viviamo e condividiamo. Possiamo imparare a lasciare ai nostri figli ricordi indelebili e bellissimi, fatti di momenti di stupore, di leggerezza, di affetto autentico. E così, un giorno, quando anche loro guarderanno indietro, sorrideranno e sentiranno la traccia di chi li ha amati profondamente.
Carofiglio ci insegna che ricordare è un’arte: non solo accogliere ciò che è stato, ma creare con attenzione ciò che resterà. E forse, alla fine, il segreto è questo: vivere in modo che anche i nostri ricordi diventino un dono per chi verrà dopo di noi.
Frasi di Gianrico Carofiglio sui ricordi
- “Ricordare e pensare a volte non sono attività benefiche. Non bisogna lasciarsi intrappolare dai pensieri o dai ricordi. Quando arrivano bisogna osservarli con distacco e lasciarli scivolare via. I pensieri restano con noi solo se li tratteniamo.”
- “Cosa facevi tu, prima di un esame all’università? Non te lo ricordi e ti senti invadere da un panico leggero. […] Lo conosci questo panico, è quello che compare quando ti accorgi di avere smarrito la memoria di interi pezzi della tua vita.”
- “Col passare del tempo alcuni luoghi della città mi ricordano sempre più intensamente sensazioni e fantasticherie del passato remoto. Un’epoca di stupore. Ecco, certi luoghi della città mi fanno sentire nostalgia per lo stupore.”
- “Quando sei ragazzo e ad agosto compaiono queste avvisaglie dell’autunno, ti prende una malinconia lieve e speciale. Quella formata da ricordi e nostalgia.”
- “Non è che i ricordi si dissolvano e scompaiano. Sono tutti lì, nascosti sotto la crosta sottile della coscienza. Anche quelli che credevamo perduti.”
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