Ti sei mai chiesto: “Cosa mi rende felice?”. Tradizionalmente, la felicità era intesa come il semplice perseguimento del piacere. Questa visione, di stampo eudemonistico, viene superata da Kant, che sottolinea come la felicità non si riduca al soddisfacimento dei desideri immediati. Con l’età moderna, invece, la felicità assume un significato più personale: diventa un’esperienza soggettiva, legata al proprio sentire più che al mondo esterno. Come dice Kant:
“Ognuno può ricercare la felicità per la via che a lui sembra buona.”

Chi era Kant
Kant non ha bisogno di molte presentazioni: il suo nome è un vero biglietto da visita. Ordinato e metodico, si racconta che gli abitanti di Königsberg regolassero i loro orologi sui suoi spostamenti pomeridiani per la città.
Visse in pieno Illuminismo: famoso per le sue tre Critiche, ma in realtà la sua produzione è molto più vasta. La filosofia morale di Kant si impose come un nuovo modo di affrontare antiche questioni: egli voleva dare alla morale una fondazione rigorosa. Il grande filosofo si interessava di problemi più profondi dell’interiorità umana e, all’interno della filosofia morale, affrontava anche il tema della felicità.
La ricerca della felicità
Molti filosofi prima di lui consideravano la felicità il bene più importante, perché tutti la vogliono, la bramano, la perseguono e sembra che la vita spinga l’uomo verso di essa.
Spesso ci illudiamo di sapere cosa vogliamo davvero, confondendo cose molto diverse sotto lo stesso nome. Pensiamo, ingannandoci, di essere felici comprando sempre qualcosa di nuovo: un vestito alla moda, l’ultimo smartphone, scarpe firmate, o vivendo esperienze come viaggi. In realtà, si tratta di piaceri effimeri, solo apparenti forme di felicità. Per questo motivo, la felicità non può diventare il criterio unico per decidere ciò che è giusto o sbagliato. Ciò significa che non possiamo essere mai sicuri che una persona sia davvero felice, perché il mondo esterno ci pone dei limiti. Invece, possiamo sempre sapere se stiamo agendo moralmente. Ecco perché fare ciò che è giusto è considerato più importante che essere felici quando si vuole raggiungere il bene più grande.
Felicità e libertà
Analizziamo questo passo di Kant:
“Nessuno mi può costringere ad essere felice a suo modo (come cioè egli si immagina il benessere degli altri uomini), ma ognuno può ricercare la felicità per la via che a lui sembra buona, purché non rechi pregiudizio alla libertà degli altri di tendere allo stesso scopo.”
La felicità personale è strettamente legata alla libertà: due aspetti difficili da separare. Possiamo perseguire la nostra felicità, ma sempre rispettando gli altri. Un po’ come recita il celebre detto: “La tua libertà finisce dove inizia quella degli altri.” In pratica, significa vivere secondo la legge e senza ostacolare la libertà altrui di fare lo stesso.
Secondo Kant, cercare e ottenere la propria felicità deve avvenire all’interno di una società civile, rispettando le leggi universali: il diritto alla felicità appartiene a ciascuno, ma va sempre considerato nel contesto della comunità. Concretamente, possiamo essere liberi di perseguire la nostra felicità nel modo che preferiamo, senza però limitare o danneggiare la libertà degli altri di fare lo stesso.
Frasi di Kant sulla felicità
- “La moralità non è propriamente la dottrina del come renderci felici, ma di come dovremo diventare degni di possedere la felicità.”
- “La risata produce una sensazione di benessere attraverso lo stimolo di processi organici vitali; un’emozione che muove gli intestini e il diaframma; in una parola una sensazione di salute ben percepibile da ognuno: in questo modo noi possiamo raggiungere il corpo attraverso l’anima e servirci di quest’ultima come medico del primo.”
- “La felicità non è un ideale della ragione, ma dell’immaginazione.”
- “Il massimo non esiste, esiste l’essenza di massimo, cioè la felicità.”
- “Virtù e felicità costituiscono insieme in una persona il possesso del sommo bene, per questo anche la felicità, distribuita esattamente in proporzione della moralità (come valore della persona e suo merito di essere felice), costituisce il sommo bene di un mondo possibile.”
- “Quali sono gli scopi che sono nello stesso tempo dei compiti? Sono il perfezionamento di noi stessi, la felicità degli altri.”
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