Ci sono dolori che si vedono e dolori che no. I primi fanno impressione, i secondi vengono spesso ignorati. Khaled Hosseini, che di dolore se ne intende, ha messo nero su bianco una verità scomoda e lucidissima:
“La solitudine può essere più crudele della violenza, perché non lascia lividi visibili.”
Una frase che sembra gentile, ma in realtà è un colpo secco allo stomaco. Perché parla di ciò che non si mostra, non si misura, non si fotografa. E proprio per questo, troppo spesso, non viene preso sul serio. Capire cosa intende Hosseini quando parla di solitudine significa entrare nel cuore della sua scrittura, ma anche della sua vita. E scoprire che quella frase non è solo letteratura: è uno strumento potentissimo per dire a qualcuno “mi hai fatto male”, senza urlare, ma senza nemmeno chiedere scusa.

Khaled Hosseini e una solitudine che nasce lontano
Khaled Hosseini nasce a Kabul nel 1965. La sua non è un’infanzia qualunque: il padre è diplomatico, la madre insegnante, e la famiglia si sposta spesso. Poi arriva la frattura vera, quella che segna tutto: la guerra. Hosseini lascia l’Afghanistan e non potrà più tornarci per molti anni. Diventa rifugiato, cresce negli Stati Uniti, impara una nuova lingua, una nuova cultura, un nuovo modo di essere “normale”.
Ed è qui che entra in gioco la solitudine. Non quella romantica da poeta malinconico, ma quella pratica, quotidiana, fatta di sentirsi fuori posto, di non appartenere più a un luogo e non ancora a un altro. Hosseini sa cosa significa essere circondato da persone e sentirsi comunque solo. Sa cosa vuol dire non avere lividi, ma avere ferite profonde.
La solitudine nei suoi libri: silenziosa, costante, devastante
Nei romanzi di Hosseini la solitudine non è mai un tema dichiarato, urlato. È sempre lì, come una stanza chiusa a chiave. I suoi personaggi sono spesso soli anche quando hanno una famiglia, soli anche quando amano, soli perfino quando vengono salvati.
La solitudine, per Hosseini, non è l’assenza di persone. È l’assenza di ascolto. È non essere visti per quello che si è davvero. È vivere accanto a qualcuno che non ti guarda più. Ed è per questo che può essere più crudele della violenza: la violenza, almeno, lascia un segno che gli altri riconoscono. La solitudine no. E allora tocca spiegare, giustificare, difendersi. Una fatica nella fatica.
La solitudine non lascia lividi visibili
Quando Khaled Hosseini dice che la solitudine non lascia lividi visibili, sta denunciando un problema enorme: se non sanguini, nessuno corre. Se non piangi in pubblico, va tutto bene. Se non urli, allora non fa così male. Ma fa male eccome. La solitudine consuma lentamente, come una goccia che cade sempre nello stesso punto. Ti fa dubitare di te, del tuo valore, perfino del tuo diritto a chiedere attenzione. E alla fine ti convince che il problema sei tu.
Questa frase è potente perché ribalta la gerarchia del dolore. Dice chiaramente che non tutto ciò che ferisce deve essere spettacolare per essere reale. Ed è una lezione che dà fastidio, perché obbliga chi ascolta a prendersi una responsabilità.
Una frase da usare (anche) per difendersi
C’è un altro aspetto, meno letterario e molto più pratico, che rende questa frase utile. È una frase che può diventare una risposta. Un modo elegante, ma tagliente, per dire a chi ci ha lasciati soli quanto ci ha ferito.
Perché dire “mi hai fatto sentire solo” spesso viene liquidato con un’alzata di spalle. Dire invece che la solitudine può essere più crudele della violenza cambia il piano del discorso. Costringe l’altro a fermarsi. A capire che non si parla di sensibilità eccessiva, ma di dolore vero. È una frase che non accusa urlando, ma colpisce dritto. E questo, a volte, è l’unico modo per farsi ascoltare.
Non tutto il dolore fa rumore
Khaled Hosseini ci ricorda che non tutto il dolore fa rumore. Alcuni fanno silenzio, e proprio per questo fanno più paura. La solitudine può essere più crudele della violenza perché ti colpisce senza testimoni, senza prove, senza difesa. E forse leggere questa frase, farla nostra, usarla quando serve, è già un modo per rompere quel silenzio. Perché le ferite invisibili non smettono di far male solo perché nessuno le vede. Ma iniziano a guarire quando qualcuno, finalmente, le prende sul serio.
Frasi di Khaled Hosseini sulla solitudine
- “Quando mi sentivo sola sussurravo il suo nome, il nostro nome, e, trattenendo il respiro aspettavo un’eco, certa che un giorno avrebbe risposto.”
- “Il mondo non vede la tua anima, che non gliene importa un accidente delle speranze, dei sogni e dei dolori che si nascondono oltre la pelle e le ossa. Era così: semplice, assurdo e crudele.”
- “Vedevo il mio futuro come un’interminabile distesa priva di avvenimenti, e questo bastò perché trascorressi la maggior parte della mia fanciullezza ad agitarmi, sentendomi una controfigura, un delegato di me stesso…”
- “Niente di simile alla vita, dove le domande o non hanno alcuna risposta o ne trovano una ingarbugliata.”
- “Trovati uno scopo nella vita e perseguilo… E ora che avevo assolto il mio, mi sentivo senza una meta, alla deriva.”
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