Nella società contemporanea, forse più che in passato, alcuni stati d’animo sembrano suscitare vergogna. È come se esistesse una moda emotiva da seguire, in cui dolore e tristezza non fanno tendenza. Eppure la tristezza è un’emozione, indispensabile per il nostro sviluppo emotivo. Sì, proprio indispensabile: non qualcosa da denigrare o da evitare, ma un’esperienza che, talvolta, aiuta a riflettere e a costruire relazioni più autentiche. In modo ironico, autentico e quasi tragicomico, Pirandello ci mostra come la vita assomigli a una buffoneria triste.

Chi era Pirandello
Parlare di Luigi Pirandello è come muoversi all’interno di una scena in bianco e nero, in cui si colgono tutte le sfumature del grigio, per poi essere improvvisamente catapultati in una realtà dai mille volti, dove ogni linea del viso dà origine a una personalità diversa. La sua opera incarna proprio questo universo complesso: i volti e i conflitti dell’identità umana, i dubbi e la tensione costante tra ciò che si è e ciò che si appare agli altri. In questo crogiolo irrefrenabile e travolgente trovano spazio, in modo naturale, le emozioni, tra cui la tristezza.
La vita è una triste buffoneria
Quale modo migliore per descrivere la vita? Pirandello lo suggerisce in una sua lettera, definendola così:
“La vita è un pezzo molto triste di buffoneria, perché abbiamo la necessità di ingannarci continuamente con la creazione spontanea di una realtà che di tanto in tanto si rivela vana e illusoria.”
In poche righe, l’autore paragona l’esistenza a una buffoneria triste: per andare avanti, per affrontare il dolore, la perdita, la sconfitta, il rifiuto e tutte le “palle curve” che la vita ci lancia, siamo costretti a riempirci di illusioni. Sono versioni della realtà che ci aiutano a resistere, ma che, prima o poi, si sgretolano come castelli di sabbia.
Riemerge così con forza uno dei temi centrali del pensiero pirandelliano: la vita come contrasto continuo tra essere e apparire, tra realtà e illusione, fino alla scoperta improvvisa che le maschere costruite per proteggerci sono, in fondo, più fragili di noi stessi.
Come affrontare bene la tristezza
A volte, anzi molto spesso, si tende a demonizzare la tristezza. Ci si nasconde dietro un sorriso di circostanza, si finge che tutto vada bene, come se mostrarsi fragili fosse una colpa. Eppure la tristezza è un sentimento intimo e profondo, non meno autentico della gioia. Riconoscere e accettare le proprie emozioni – anche la tristezza – non significa arrendersi al dolore, ma comprenderne il valore come parte integrante dell’esperienza umana.
La tristezza nasce proprio dalla comprensione, dal capire. Per questo può assumere un doppio volto: non solo emotivo, ma anche intellettuale. È la consapevolezza che ciò che ci sostiene è, in fondo, un’illusione, e che tuttavia non possiamo farne a meno. È qui che la vita si rivela come una triste buffoneria: siamo costretti a recitare pur sapendo di stare recitando, e l’uomo diventa così un attore che inciampa continuamente nel proprio ruolo.
La triste buffoneria è allora la forma che assume l’esistenza quando l’illusione è necessaria, ma la consapevolezza la rende insopportabile. Per questo non si tratta di “superare” i momenti di profonda tristezza con un pacco di fazzoletti accanto, ma di attraversarli. Anche piangendo, certo, perché le emozioni vanno espresse: non è una resa, ma un raro istante di verità, in cui smettiamo di fingere.
Frasi di Pirandello sulla tristezza
- “La causa vera di tutti i nostri mali, di questa tristezza nostra, sai qual è? La democrazia, mio caro, la democrazia, cioè il governo della maggioranza. Perché, quando il potere è in mano d’uno solo, quest’uno sa d’esser uno e di dover contentare molti; ma quando i molti governano, pensano soltanto a contentar se stessi, e si ha allora la tirannia più balorda e più odiosa: la tirannia mascherata da libertà.”
- “Imparerai a tue spese che nel lungo tragitto della vita incontrerai tante maschere e pochi volti.”
- “Basta che lei si metta a gridare in faccia a tutti la verità. Nessuno ci crede, e tutti la prendono per pazza!”
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