Paolo Giordano è quel tipo di scrittore che ha studiato le stelle e poi ha deciso di raccontare le cadute degli esseri umani. Laureato in fisica, premio Strega giovanissimo con La solitudine dei numeri primi, ha la testa da scienziato e la penna che non perdona. Quando parla di amicizia lo fa con la stessa freddezza analitica che userebbe per un esperimento, ma anche con la pietas di chi sa che le relazioni umane sono corpi complicati, pieni di ferite e cicatrici. In questo articolo ti porto tra le sue osservazioni più profonde, e soprattutto ti spiego perché quella frase che ti ha fatto sussultare può diventare un invito.

Chi è Paolo Giordano
Paolo Giordano è un uomo che porta dentro due nature: quella razionale del ricercatore e quella sensibile dello scrittore. Questo doppio sguardo gli permette di osservare l’amicizia come fenomeno umano e social-scientifico insieme. Nei suoi romanzi, nelle interviste e nei brevi saggi emergono sempre due cose: la capacità di mettere a fuoco la solitudine, e la tendenza a non addolcire troppo i contorni. Il personaggio pubblico che ne deriva è asciutto, brillante, a volte pungente; non il tipo che ti promette “per sempre”, ma quello che ti strapperà una risata nervosa e ti farà pensare.
Cos’è l’amicizia per Paolo Giordano
Per Paolo Giordano, l’amicizia non è un oggetto stabile da possedere per sempre: è piuttosto un fenomeno dinamico, fatto di abitudini, coincidenze, ferite infantili che si riconoscono. Nei suoi libri la vera amicizia spesso convive con la solitudine: due persone possono capirsi profondamente e al tempo stesso rimanere separate, come numeri primi gemelli che non si toccano. L’amicizia, quindi, è qualcosa di fragile e raro, ma non per questo meno fondamentale: è lo spazio in cui si prova a non essere soli di fronte alla vita. Però non è immune al tempo, ai cambiamenti, alle scelte sbagliate.
Dove ne ha scritto o parlato
Paolo Giordano ha affrontato il tema dell’amicizia soprattutto nei suoi romanzi e nei racconti sulle relazioni umane: La solitudine dei numeri primi è il luogo dove il tema è più evidente, con una coppia di protagonisti che si cercano e si sfuggono allo stesso tempo. In Il corpo umano e in altri testi emergono osservazioni sulla natura dei rapporti in età adulta, spesso più cronaca di un distacco che celebrazione. Anche nei suoi articoli e interventi pubblici la riflessione sulle relazioni appare come analisi lucida di barlumi di affetto, di rimpianti, di occasioni perdute. Perché dice:
“Da adulti non si hanno più dei veri amici, questa è la schifosa verità. Gli anni più belli te li sei lasciati indietro e ti accontenti degli avanzi.”
Questa frase funziona come una piccola bomba emotiva: sembra crudele, ma è efficace perché tocca un punto vero. Paolo Giordano non la pronuncia per fare il cinico; la pronuncia per descrivere un fenomeno che molti hanno vissuto senza volerlo ammettere. Da giovani si accumulano amicizie per strada, a scuola, al bar: sono rapporti costruiti sulla vicinanza fisica e sulle esperienze condivise. Poi la vita adulta porta lavoro, famiglia, trasferimenti, stress; le energie calano e le relazioni richiedono cura che non sempre si è disposti a dare. Il risultato è che rimangono “avanzi“: qualche messaggio sporadico, una festa a Natale, ricordi belli ma sbiaditi.
Però qui sta il trucco: chiamare “avanzi” quei legami non significa che siano inutili. Anzi, la brutalità della frase può leggere anche come uno svegliarci dal torpore. Se accetti che gli amici veri sono rari e preziosi, allora diventa offensivo sprecarli. La frase ci rimprovera con tenera cattiveria: ci dice che se vogliamo quegli anni belli (e quegli amici), dobbiamo muoverci. È un insulto che suona come un invito all’azione.
Perché quella frase può convincerci a riprendere i rapporti
La forza della sentenza sta nella verità scomoda: riconoscerla toglie il velo delle scuse. Se nella tua testa l’amicizia è ormai una pila di “avanzi”, due strade: rassegnarsi o rimediare. Paolo Giordano, con quella frase, spinge verso la seconda. Riprendere contatti non è romantico come nei film, spesso è goffo, imbarazzante, pieno di “come stai?” che suonano finti. Ma è possibile. Un messaggio sincero, una telefonata dove non fai finta di essere perfetto, una scusa schietta per il tempo perso: sono atti che riaccendono o perlomeno chiariscono. Ecco il punto pratico: non aspettare che l’amicizia sia un reperto da museo. Riattivala, anche a pezzi. Il fatto che oggi sia raro la rende ancora più preziosa.
Non accontentarti degli “avanzi“
Paolo Giordano non è un poeta consolatorio: ti giudica, ti scuote, poi ti lascia con la sensazione – forse fastidiosa, forse liberatoria – che le relazioni richiedono cura. La sua frase sulla “schifosa verità” è una scossa elettrica: fa male, ma può far bene. Se hai amici che hai messo da parte, prendi quella frase come una sveglia gentile e un po’ cattiva. Chiama, scrivi, proponi un caffè. Non per tornare ai vent’anni (quelli non tornano), ma per non accontentarti degli avanzi. E se proprio vuoi essere romantico, fallo con la saggezza di chi sa che l’amicizia è fragile, preziosa e – per fortuna – anche riparabile.
Frasi di Paolo Giordano sull’amicizia
- “Da adulti non si hanno più dei veri amici, questa è la schifosa verità. Gli anni più belli te li sei lasciati indietro e ti accontenti degli avanzi.”
- “Le amicizie si dividono esattamente a metà, fra chi ti vorrebbe cambiato e chi ti spera sempre uguale.”
- “Parlavano poco, ma trascorrevano il tempo insieme, ognuno concentrato sulla propria voragine, con l’altro che lo teneva stretto e in salvo, senza bisogno di tante parole.”
- “Perché lei e Mattia erano uniti da un filo elastico e invisibile, sepolto sotto un mucchio di cose di poca importanza, un filo che poteva esistere soltanto fra due come loro: due che avevano riconosciuto la propria solitudine l’uno nell’altra.”
- “Non si finisce mai di conoscere qualcuno… sarebbe meglio non iniziare affatto.”
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