Paulo Coelho è uno di quegli autori che o ami o ami… ma facendo finta di criticarlo. Perché è facile dire che “scrive frasi da Baci Perugina”, ma poi quelle frasi te le ritrovi appuntate sul frigo, nel diario o nella testa alle tre di notte, quando ti chiedi se stai crescendo bene tuo figlio o se stai solo improvvisando. Quando Coelho parla di figli, non lo fa quasi mai in modo tecnico o pedagogico. Non troverai schemi educativi, regole ferree o manuali di istruzioni. Troverai invece immagini, metafore, pensieri semplici ma profondi, che parlano di libertà, di distacco e – soprattutto – di amore che non trattiene.

Chi è Paulo Coelho
Prima di essere l’autore dell’Alchimista, Paulo Coelho è stato un figlio ribelle, un ragazzo che non voleva seguire il percorso già scritto per lui. I suoi genitori lo immaginavano avvocato, lui sognava la scrittura. Per “aiutarlo”, lo fecero internare in un ospedale psichiatrico. Tre volte.
Non è un dettaglio da poco. È una ferita che ritorna spesso, anche indirettamente, quando Coelho parla di genitori e figli. Da lì nasce la sua ossessione – nel senso buono – per la libertà personale. Per lui, educare non significa proteggere da tutto, ma permettere di sbagliare. Anche di cadere. Anche di allontanarsi.
Cosa sono i figli per Paulo Coelho
Nei suoi libri e nei suoi interventi pubblici, i figli non sono mai “proprietà”. Non sono un’estensione dell’ego dei genitori, né un progetto da completare. Sono esseri umani in viaggio, con una strada che non coincide necessariamente con la nostra. Non a caso una delle frasi a lui attribuite più citate è:
“I genitori raramente lasciano andare i figli, così sono i figli a dover lasciare andare i genitori.”
Anche se l’attribuzione letterale è discussa, il concetto è totalmente coerente con il suo pensiero. Coelho ci ricorda che trattenere troppo, alla lunga, non crea legami più forti. Crea solo distanze più dolorose.
Dove Coelho parla di figli
Coelho affronta il tema dei figli soprattutto in modo simbolico. In Aleph, per esempio, scrive:
“Solo i bambini credono di essere capaci di tutto.”
È una frase semplice, quasi disarmante, ma dice moltissimo. I bambini non hanno ancora interiorizzato le nostre paure, i nostri freni, le nostre frasi preferite: “non si può”, “non è realistico”, “non fa per te”. Per Coelho, il compito dell’adulto non è spegnere questa convinzione, ma proteggerla il più a lungo possibile. Anche quando fa paura. Anche quando non la capiamo.
Dare ai propri figli ali e radici
“Benedetto colui che riesce a dare ai propri figli ali e radici.”
Questa frase è diventata un manifesto. Coelho l’ha ripresa e rilanciata più volte, facendola sua nel significato profondo, anche se non nasce come citazione originale. Ma poco importa: quello che conta è il messaggio. Le ali sono la libertà. La possibilità di andare lontano, di scegliere, di non restare per forza dove siamo noi. Le radici sono l’appartenenza. Il sapere da dove si viene, avere un posto dell’anima dove tornare quando il mondo là fuori diventa complicato. Non mette ali contro radici, ma insieme. Non dice: o liberi o legati. Dice: liberi e legati. Ed è qui che Coelho colpisce dritto al cuore di ogni genitore.
Questa frase ci è utile perché smonta una delle paure più grandi: quella che, rendendo liberi i figli, li perderemo. Coelho ci suggerisce l’opposto. Un figlio che ha radici forti non scappa. Va. E poi, se vuole, torna. Non perché deve, ma perché sente che quel legame non è una gabbia. Educare, allora, non è costruire recinti, ma punti di riferimento. Non è dire “resta”, ma “vai, io sono qui”. È un atto di fiducia enorme, quasi sfrontato. E sì, anche un po’ spaventoso.
È nello spazio tra ali e radici che nasce l’amore maturo
Il messaggio di Paulo Coelho è chiaro: ama senza possedere. Accompagna senza guidare il volante. Ricorda che i figli non sono la tua seconda possibilità di riuscire nella vita. In fondo, Coelho sembra dirci questo: se tuo figlio un giorno volerà lontano, non chiederti dove hai sbagliato. Chiediti se gli hai insegnato a volare. E se tornerà, fallo entrare non perché è tuo, ma perché è sempre stato libero di scegliere. Ed è proprio lì, in quello spazio tra ali e radici, che nasce l’amore più maturo.
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