Arthur Schopenhauer non era il tipo che ti offre una pacca sulla spalla dicendo “andrà tutto bene”. Era più quello che ti guarda, sospira e ti dice: “No, probabilmente no. Ma almeno smetti di raccontarti favole”. E, paradossalmente, è proprio per questo che può essere utile ancora oggi. Quando parla di destino, Schopenhauer non invita alla rassegnazione stupida, ma a una lucidità spietata. Una lucidità che fa male all’ego, ma libera la testa. La sua celebre frase: “Il destino assomiglia al vento, poiché ci spinge rapidamente in avanti, oppure ci rigetta all’indietro; contro di ciò poco possono fare le nostre fatiche e i nostri sforzi” non è un inno al fatalismo passivo. È una sveglia. E anche piuttosto rumorosa.

Schopenhauer: un genio, antipatico e coerente fino all’osso
Prima di capire cosa intendeva per destino, bisogna capire chi era. Schopenhauer era brillante, colto, ironico e incredibilmente poco simpatico. Non faceva nulla per piacere agli altri, anzi: li considerava spesso fastidiosi. Aveva pessimi rapporti con quasi tutti, colleghi compresi, e un talento naturale per inimicarsi il mondo. Nonostante questo – o forse proprio per questo – osservava l’essere umano con una lucidità che pochi hanno avuto.
Era convinto che l’uomo si illudesse continuamente di essere libero, razionale e padrone della propria vita. In realtà, secondo lui, siamo mossi da forze molto più grandi di noi: desideri, pulsioni, volontà cieca. Il destino, in questo quadro, non è una favola mitologica, ma il risultato di un intreccio di fattori che non controlliamo davvero.
Cos’è il destino per Schopenhauer: niente stelle, molto realismo
Schopenhauer non parla del destino come di una divinità che decide dall’alto. Non c’è niente di mistico o romantico nella sua idea. Il destino è l’insieme delle circostanze, delle condizioni iniziali, degli incontri, del carattere che ci ritroviamo addosso senza averlo scelto. In pratica, è la partita che inizia prima ancora che tu ti sieda al tavolo.
Non a caso scrive:
“Il destino mescola le carte e noi giochiamo.”
La frase è semplice, ma cattiva al punto giusto. Perché ci ricorda una cosa che non ci piace: tu puoi giocare bene o male, ma le carte non le hai scelte tu. E no, non è una scusa. È una constatazione.
Il vento del destino: perché non possiamo controllare tutto
Torniamo alla frase centrale: “Il destino assomiglia al vento…”. Qui Schopenhauer usa un’immagine chiarissima. Il vento non lo combatti. Puoi provare a orientarti, a ripararti, a sfruttarlo se soffia a favore. Ma se ti ostini a sfidarlo frontalmente, perdi. Sempre.
Con questa metafora, Schopenhauer sta dicendo che una parte enorme di ciò che ci accade non dipende né dalla volontà né dallo sforzo. Puoi impegnarti, pianificare, sacrificarti. E poi arriva un evento imprevisto che ribalta tutto. Non perché sei incapace, ma perché il mondo funziona così. Ed è qui che la frase diventa utile, non deprimente. Perché ti libera da un senso di colpa inutile. Ci sono cose che semplicemente accadono. Fine.
L’illusione del controllo e l’ego che si offende
Uno dei punti più taglienti di Schopenhauer è questo: crediamo che ciò che capita agli altri non possa capitare a noi. Lui lo dice senza troppi giri di parole:
“Ciascuno crede di essere esente da ciò che accade agli altri.”
È una convinzione comoda, ma falsa. E quando la realtà ci smentisce, restiamo scioccati. Il destino, allora, non è crudele perché ci colpisce, ma perché smonta le nostre illusioni. “Il fato è crudele e gli uomini sono miserabili”, scrive Schopenhauer, e non lo fa per insultare. Lo fa per descrivere una fragilità strutturale: siamo molto meno speciali di quanto pensiamo.
Tra dolore e noia: il destino nella vita quotidiana
Per Schopenhauer la vita non è una marcia trionfale verso la felicità. È più simile a un’oscillazione fastidiosa:
“La vita oscilla come un pendolo tra il dolore e la noia.”
Il destino entra anche qui. Quando otteniamo ciò che vogliamo, ci annoiamo. Quando non lo otteniamo, soffriamo. In entrambi i casi, il controllo è minimo. Capire questo non serve a deprimersi, ma a ridimensionare le aspettative. Se smetti di pretendere che la vita segua un copione scritto da te, inizi a soffrire un po’ meno quando non lo fa.
Smetti di combattere contro ciò che non puoi cambiare
Schopenhauer non ti dice di mollare tutto. Ti dice di smettere di combattere contro ciò che non puoi cambiare. Il suo invito è a conoscere i limiti, tuoi e del mondo. Non a caso scrive:
“Ogni uomo prende i limiti del proprio campo visivo per i confini del mondo.”
Capire che il tuo punto di vista non è l’universo intero è già una forma di libertà. Accettare il vento non significa spegnere il motore. Significa smettere di prendersela con se stessi per ogni tempesta. E, ogni tanto, imparare a piegare le vele invece di spezzarle. Schopenhauer non consola. Ma chiarisce. E in un mondo ossessionato dall’idea che “se vuoi, puoi”, questa onestà brutale è quasi terapeutica.
Frasi di Schopenhauer sul destino
- “Ogni uomo prende i limiti del proprio campo visivo per i confini del mondo.”
- “Il destino mescola le carte e noi giochiamo.”
- “La vita oscilla come un pendolo tra il dolore e la noia.”
- “Ciascuno crede di essere esente da ciò che accade agli altri.”
- “Il fato è crudele e gli uomini sono miserabili.”
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