Frasi di Schopenhauer sul giudizio, utili per dire a tua suocera che i suoi cattivi commenti sono inopportuni e falsi

Arthur Schopenhauer non era un tipo accomodante. Non cercava di piacere, non addolciva le parole e soprattutto non aveva molta fiducia nella capacità umana di giudicare con lucidità. Eppure, proprio lui – il filosofo del pessimismo, del dolore e della volontà cieca – oggi può salvarci da discussioni inutili, giudizi affrettati e commenti non richiesti. Sì, persino quelli della suocera.

Per Schopenhauer il giudizio è una cosa seria, delicata, potentissima. E proprio per questo spesso viene usata male. Emozioni come l’amore e l’odio, secondo lui, non ci aiutano a capire il mondo: lo deformano. Ci mettono delle lenti storte davanti agli occhi. E poi ci stupiamo se vediamo male.

Frasi di Schopenhauer sul giudizio
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Chi era Arthur Schopenhauer

Arthur Schopenhauer nasce a Danzica nel 1788 e muore a Francoforte nel 1860. Filosofo tedesco, pensatore indipendente, spirito critico fino all’ostinazione, è noto soprattutto per la sua opera Il mondo come volontà e rappresentazione, uno dei testi più influenti dell’Ottocento.

Non era un filosofo da salotto. Studiò a fondo Kant, le filosofie orientali, la psicologia umana e l’osservazione concreta dei comportamenti quotidiani. Parlava dell’uomo non come vorremmo fosse, ma come è davvero: contraddittorio, emotivo, spesso irrazionale. Schopenhauer non idealizza l’essere umano, lo smonta pezzo per pezzo.

Cos’è il giudizio per Schopenhauer

Per Schopenhauer il giudizio dovrebbe essere un atto razionale, faticoso, lento. Ma nella realtà è quasi sempre l’opposto. È rapido, superficiale e guidato dall’emotività. Una sua frase chiave è:

L’amore e l’odio falsano completamente il nostro giudizio: nei nostri nemici non vediamo altro che difetti e in coloro che amiamo soltanto i pregi; dei secondi perfino i difetti ci sembrano amabili.”

Questa frase non è solo brillante: è spietatamente vera. Schopenhauer ci sta dicendo una cosa scomoda ma fondamentale: non giudichiamo le persone per ciò che sono, ma per ciò che proviamo verso di loro.

Se qualcuno ci sta antipatico, ogni suo gesto diventa una prova della sua inadeguatezza. Se qualcuno ci piace, anche le sue mancanze diventano “caratteristiche”. Il difetto, improvvisamente, diventa “tenerezza”.

Perché amore e odio sono pessimi consiglieri

Secondo Schopenhauer, amore e odio non sono emozioni neutre. Sono forze che piegano la realtà ai nostri bisogni emotivi:

  • l’odio ha bisogno di giustificarsi: quindi ingigantisce i difetti;
  • l’amore ha bisogno di durare: quindi minimizza gli errori;

Il risultato? Un giudizio falsato, che ci fa sentire intelligenti ma ci rende ciechi. Non a caso scrive anche:

Si giudica in fretta perché si teme di giudicare in profondità.”

Giudicare in profondità richiede fatica, dubbio, autocritica. Giudicare in fretta, invece, dà una soddisfazione immediata. E ci fa sentire superiori per qualche secondo.

La lezione per tutti noi (e per la suocera)

Ed eccoci al punto delicato. Come usare questa frase di Schopenhauer nella vita reale?
Facile: per smontare i giudizi inutili, soprattutto quelli non richiesti.

Quando qualcuno – chiamiamola pure la suocera, ma potrebbe essere chiunque – commenta ogni scelta, ogni errore, ogni decisione, spesso non sta giudicando i fatti. Sta giudicando attraverso le proprie emozioni, aspettative, simpatie o antipatie.

Schopenhauer ci offre una risposta elegante e micidiale:
non è un giudizio oggettivo, è un giudizio emotivo. E quindi vale poco. Dirlo apertamente sarebbe scortese. Ma capirlo ci libera. E ci permette di non interiorizzare commenti inutili e inopportuni.

Giudizi propri vs giudizi presi in prestito

Un’altra frase chiarissima di Schopenhauer è:

Avere giudizi propri significa essere rari; ripetere quelli degli altri è ciò che fanno tutti.”

Qui il filosofo colpisce duro. La maggior parte delle persone non giudica davvero: ripete. Ripete opinioni sentite, luoghi comuni, convinzioni di famiglia. Anche questo spiega perché certi giudizi arrivano sempre dagli stessi posti.

Studi di psicologia cognitiva confermano oggi ciò che Schopenhauer aveva intuito senza laboratori: il bias di conferma. Tendiamo a notare solo ciò che conferma quello che già pensiamo di una persona. Se ci sta antipatica, vediamo solo i difetti. Se ci è cara, ignoriamo gli stessi difetti. Schopenhauer lo aveva già capito due secoli fa, senza PowerPoint.

In pratica, cosa possiamo fare

Applicare Schopenhauer non significa diventare freddi o cinici. Significa essere più onesti:

  • fermarci prima di giudicare;
  • chiederci: Sto vedendo i fatti o le mie emozioni?”;
  • non prendere sul serio ogni giudizio ricevuto;
  • ricordare che chi giudica parla spesso più di sé che di noi.

Giudichiamo meglio e non rispondiamo ai (pre)giudizi

Schopenhauer non ci invita a smettere di giudicare, ma a giudicare meglio. E soprattutto a capire che molti giudizi non meritano risposta, né peso emotivo.

L’amore e l’odio, diceva, falsano tutto. E se lo diceva lui, che di illusioni se ne intendeva poco, forse vale la pena ascoltarlo. Anche quando la suocera parla.

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