Giorgio Bracardi, l’ironia surreale di Alto Gradimento: Pirandello spiega il suo umorismo, sentimento del contrario

Giorgio Bracardi è morto il 12 ottobre 2026, a 93 anni. Pianista, autore, attore, voce inconfondibile di Alto Gradimento, il programma radiofonico che Renzo Arbore e Gianni Boncompagni condussero su Rai 2 negli anni Settanta e che inventò una lingua comica nuova, surreale, anarchica, fatta di personaggi impossibili e di una logica del tutto propria. Bracardi era il cuore grottesco di quella stagione. E Luigi Pirandello, nel suo saggio sull’umorismo del 1908, aveva già trovato le parole per spiegare perché un umorismo come il suo fa ridere e, al tempo stesso, lascia qualcosa dentro.

Giorgio Bracardi l’ironia surreale di Alto Gradimento

Perché Bracardi era qualcosa di più di un comico

“L’umorismo è il sentimento del contrario. Non la semplice avvertenza del contrario, ma il sentimento di esso,  quella riflessione che non si ferma alla superficie, ma scava, e trova sotto la maschera qualcosa che fa male e fa ridere insieme.” – Luigi Pirandello, L’umorismo, 1908

Giorgio Bracardi era nato a Roma nel 1933, in una famiglia di musicisti: il padre tenore, la madre soprano. Aveva studiato pianoforte e composizione prima di approdare alla radio. In questo c’è già qualcosa di tipicamente suo: il comico più surreale di una generazione aveva radici nella musica classica, nell’armonia, nella forma. Il nonsense di Bracardi non era casuale: era costruito con la precisione di chi conosce le regole abbastanza bene da sapere esattamente quando vale la pena romperle.

I suoi personaggi erano mostruosamente precisi nella loro assurdità. Max Vinella, il giornalista invadente che si infilava ovunque con una sicurezza ottusa e inossidabile. Scarpantibus, “l’uccellaccio del Nicaragua”, creatura incomprensibile e irritante con una logica interna ferrissima. Ermanno Catenacci, il gerarca fascista che citava frasi d’epoca con un’ingenuità feroce. Il dottor Marsala, eternamente afflitto da mal di testa e dolori vaghi, che chiedeva comprensione con una cocciutaggine quasi filosofica. Nessuno di questi personaggi era semplicemente buffo: erano tutti riconoscibili, tutti portatori di una verità obliqua sul mondo.

Alto Gradimento cambiò il modo in cui la radio italiana parlava alla gente. Prima di Arbore, Boncompagni e Bracardi, la radio era un mezzo tendenzialmente serio, o al massimo gentilmente intrattenitivo. Alto Gradimento era invece caotico, inventivo, pieno di interruzioni, di voci che si sovrapponevano, di personaggi che entravano e uscivano senza logica apparente. Era, in qualche misura, la prima grande forma di umorismo dell’assurdo nella comunicazione di massa italiana.

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Cosa significa “sentimento del contrario” e perché si applica a Bracardi

Pirandello nel saggio L’umorismo distingue due categorie: il comico e l’umoristico. Il comico è la semplice “avvertenza del contrario”: si ride perché qualcosa è fuori posto, incongruente, diverso dall’attesa. È la barzelletta, il malinteso, la caduta. Ma l’umorismo vero, dice Pirandello, è il «sentimento del contrario»: la riflessione che segue la risata, quella voce interiore che chiede perché si ride e trova, sotto la superficie comica, qualcosa di più profondo, spesso qualcosa di malinconico, di vero, di umano.

Giorgio Bracardi lavorava esattamente a quel livello. I suoi personaggi facevano ridere, certo. Ma lasciavano anche uno strano retrogusto. Max Vinella era ridicolo, ma anche inquietante: quella totale insensibilità alla reazione degli altri, quell’ottusità socialmente invulnerabile, era la caricatura di qualcosa di vero e di diffuso. Il dottor Marsala con i suoi eterni malanni era buffo, ma c’era in lui anche la malinconia di chi cerca comprensione senza trovarla mai. Scarpantibus era incomprensibile, ma la sua ostinata logica interna aveva qualcosa dell’assurdo esistenziale: di quella sensazione di non capire le regole del gioco in cui si è stati messi.

“Si può definire l’umorismo come il sentimento del contrario, provocato dalla riflessione speciale che non si arresta alla prima impressione.” – Luigi Pirandello, L’umorismo, 1908

Pirandello aveva scritto queste parole pensando a Cervantes, a Shakespeare, a Manzoni. Ma si applicano perfettamente a Giorgio Bracardi, che operava in un contesto molto più popolare e molto meno letterario, e che produceva lo stesso effetto: far ridere e far pensare con lo stesso gesto, senza che i due movimenti si escludessero.

Cosa resta di quel tipo di umorismo oggi

La stagione di Alto Gradimento e di Giorgio Bracardi sembra lontanissima dalla comicità contemporanea. L’umorismo di oggi – quello che circola sui social, nei podcast, nei video brevi – tende verso la velocità, l’ironia superficiale, il riferimento condiviso. Bracardi lavorava in modo opposto: costruiva personaggi nel tempo, li faceva tornare, li arricchiva di dettagli, li portava verso una profondità grottesca che richiedeva ascolto e attenzione.

Eppure quella tradizione non è scomparsa: si trova in forme diverse, in chi sa usare il comico come strumento di indagine invece che di semplice intrattenimento. E Pirandello aveva ragione quando scriveva che l’umorismo vero non è mai solo divertimento: è un modo di guardare il mondo con occhi che vedono più in là della superficie, che trovano il ridicolo nel tragico e il tragico nel ridicolo, e che da quel confine producono qualcosa che fa ridere e resta.

Giorgio Bracardi stava su quel confine. I suoi personaggi facevano ridere perché erano falsi e veri insieme: caricature esatte di qualcosa che esiste davvero. Questo è il sentimento del contrario di cui parlava Pirandello: non la risata che passa, ma quella che, passando, lascia un segno. Così come lo lascerà per sempre Giorgio Bracardi.

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