Alberto Angela lo conosciamo tutti: voce rassicurante, passo tranquillo, sguardo curioso. È quello che riesce a spiegarti l’Impero Romano mentre stai mangiando la pizza sul divano, senza farti sentire ignorante. Ma oltre al divulgatore elegante e pop, c’è l’uomo. E quando parla di genitori e figli, smette i panni del narratore storico e indossa quelli, molto più complessi, dell’adulto che osserva, riflette e – soprattutto – non fa la morale. Una sua frase, diventata virale e discussa, dice molto del suo modo di vedere l’educazione:
“Ai figli non bisogna mai dire cosa devono fare. Presenza e non regali.”
Una frase che a molti genitori fa venire un leggero mancamento. Come? Non dire cosa devono fare? E io allora a cosa servo? A pagare le bollette? E invece no. O meglio: servi, eccome. Ma in un altro modo.

Alberto Angela: il personaggio pubblico e l’uomo privato
Alberto Angela è uno che parla piano, ma lascia il segno. Non urla, non giudica, non semplifica troppo. Anche quando affronta il tema dei figli, lo fa con lo stesso approccio che usa per la storia: osserva, collega, contestualizza. Non offre ricette magiche, ma spunti di riflessione che ti restano addosso.
Quando affronta il tema del rapporto tra genitori e figli, lo fa spesso raccontando esperienze, esempi, vissuti. Non si mette in cattedra. Non dice “si fa così”. Ed è già questo, paradossalmente, un primo insegnamento.
“Ai figli non bisogna mai dire cosa devono fare“: una frase che spiazza
Questa frase è una di quelle che fanno discutere perché vanno dritte contro l’istinto di sopravvivenza del genitore medio. Dire ai figli cosa fare sembra il minimo sindacale: studia, mangia, dormi, spegni il telefono, fai qualcosa di utile nella vita.
Alberto Angela, invece, sposta il punto. Non sta dicendo di abbandonare i figli a loro stessi come esploratori solitari nella giungla dell’esistenza. Sta dicendo che l’educazione non è un elenco di ordini impartiti dall’alto, ma un percorso condiviso. Il figlio, per crescere davvero, ha bisogno di sentire che può scegliere, provare, sbagliare. E che qualcuno è lì. Non davanti a lui a indicare la strada col dito, ma accanto.
Presenza e non regali
Ed eccoci all’altra metà della frase, quella che colpisce ancora di più: presenza e non regali. Perché qui Alberto Angela tocca un nervo scoperto. Viviamo in un tempo in cui spesso compensiamo la mancanza di tempo con oggetti. Giochi, smartphone, esperienze costose. Tutto purché il figlio sia felice, tranquillo, impegnato. O almeno silenzioso.
Alberto Angela ribalta la prospettiva: quello che davvero resta nella vita di un figlio non è l’ultimo regalo ricevuto, ma il tempo condiviso. Le conversazioni, anche quelle inutili. L’ascolto, anche quando raccontano cose che non ci interessano. La presenza vera, non quella fisica mentre si guarda il telefono
Genitori come punto fermo, non come registi
Nel pensiero di Alberto Angela, i genitori non sono registi che decidono ogni scena della vita dei figli. Sono piuttosto un punto fermo. Un luogo sicuro da cui partire e a cui tornare. Questo significa fidarsi, accettare che i figli non saranno la nostra copia migliorata, ma qualcosa di diverso. A volte incomprensibile. Spesso sorprendente.
Dire sempre cosa fare rischia di trasformare i figli in esecutori. O, peggio, in ribelli professionisti. Non dirlo mai, invece, significa dare spazio alla responsabilità personale. Che all’inizio fa paura, ma è l’unica strada per crescere adulti autonomi e, sì, anche più sereni.
Perché questa frase può aiutarci a rendere i figli felici
La felicità, suggerisce Alberto Angela senza mai dirlo in modo diretto, non nasce dal controllo. Nasce dal sentirsi visti. Essere presenti significa esserci davvero: emotivamente, mentalmente, umanamente. Significa ascoltare senza giudicare subito. Lasciare spazio alle domande, anche quando non abbiamo risposte.
Un figlio felice non è quello che fa tutto giusto. È quello che sa di poter sbagliare senza perdere l’amore dei genitori. Ed è qui che la frase “ai figli non bisogna mai dire cosa devono fare” smette di sembrare estrema e diventa profondamente realistica.
Una lezione che vale anche per noi adulti
Alla fine, il discorso di Alberto Angela non riguarda solo i figli. Riguarda anche noi. Ci ricorda che educare è una relazione, non una prestazione. Che non serve essere genitori perfetti, ma presenti. Che il tempo, anche quello imperfetto, vale più di qualsiasi regalo incartato bene.
E forse è proprio per questo che quando Alberto Angela parla di genitori e figli lo ascoltiamo con attenzione. Perché non ci fa sentire inadeguati. Ci fa sentire umani. E ci suggerisce, con gentilezza e un filo di ironia, che crescere figli felici non significa dirgli sempre cosa fare, ma esserci. Sempre. Anche quando non sappiamo bene come.
Frasi celebri di Alberto Angela
- “Sappi che chi chiede pochi baci è quello che sa contarli… E io con te voglio perderne il conto mentre mi perdo nei tuoi occhi.”
- “La gente crederà a qualunque cosa se bisbigliata in un orecchio.”
- “Una persona è talmente onesta da poterci giocare alla morra al buio.”
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