Concita De Gregorio non è soltanto la giornalista nota a tutti: prima di tutto è una donna capace di parlare con sincerità, mettendo a nudo quelle abitudini che ci rendono umani, troppo umani, come il bisogno di giudicare gli altri. Giudicare è incredibilmente semplice e ci fa sentire potenti: ci illudiamo di poter parlare a testa alta di ciò che non ci riguarda, convinti di sapere più di quanto realmente sappiamo. E invece, come lei stessa ci ricorda:
“Non si tocca la vita personale delle persone, perché non sai mai chi hai di fronte, non conosci la sua storia, la sua ferita, il suo danno.”

Cos’è il giudizio per Concita De Gregorio
“Tutti abbiamo un guasto, una fragilità, un senso di non adeguatezza, e nessuno vuole essere giudicato.”
Queste parole sono vere, soprattutto nella parte finale. Tutti noi vorremmo attraversare indenni la dogana del giudizio, eppure, spesso, ci concediamo il lusso di giudicare gli altri. Lo facciamo in modo tagliente, a volte senza nemmeno rendercene conto. Ma perché lo facciamo? Perché sappiamo? No. Perché, in quei pochi secondi in cui la lingua corre più veloce del cervello, ci sentiamo migliori.
Ma ci siamo mai chiesti cosa sappiamo davvero di una situazione che non ci appartiene? È proprio questo il messaggio di Concita De Gregorio quando afferma:
“Non puoi giudicare la vita delle altre persone, perché non puoi sapere perché le cose sono andate in quel modo o non sono andate come avrebbero voluto.”
Concita De Gregorio non parla mai a caso: le sue parole sono sempre misurate e ci invitano a riflettere. Ci ricordano, come in questa frase, che dobbiamo esprimerci con umiltà e rispetto verso la vita altrui. Non possiamo giudicare le scelte, l’esistenza o il modo di agire degli altri perché, in fondo, cosa ne sappiamo davvero di come sono andate le cose? Conosciamo davvero le ragioni che hanno influenzato quelle decisioni?
Non giudicare mai senza sapere (o non giudicare affatto)
Concita De Gregorio ci invita soprattutto a non riprendere quella lente d’ingrandimento dimenticata nel cassetto, pronta a ingigantire difetti e scelte altrui senza conoscerne le ragioni. La vita di ciascuno è, infatti, modellata da contesti e condizioni diversi, da scelte e anche da errori. Se non sappiamo perché qualcosa è andato in un certo modo, è più giusto adottare un atteggiamento comprensivo piuttosto che giudicante.
È preferibile fermarsi a osservare e cercare di comprendere, anziché puntare il dito. Meglio offrire gentilezza invece di condanna perché, tornando al punto di partenza, nessuno è perfetto o completo: tutti abbiamo qualcosa che non funziona al meglio.
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