La frase di Crepet che ci aiuta a superare ogni tempesta: “La speranza nasce dal coraggio e ti guida anche nel buio”

Paolo Crepet non è uno che ti prende per mano per dirti che andrà tutto bene. Anzi, spesso fa l’esatto contrario: ti guarda negli occhi, ti dice che sì, sei nei pasticci, che la vita è complicata, che l’anima può smarrirsi. Ma poi, proprio quando stai per chiudere il libro o spegnere la televisione borbottando “che pessimismo”, ti piazza lì una parola chiave: speranza. Non quella da biscotto della fortuna, ma quella ruvida, conquistata, che nasce dall’esperienza e dal coraggio. Crepet è così: scomodo, diretto, a volte tagliente, ma incredibilmente umano.

frase di Crepet che ci aiuta a superare ogni tempesta

Chi è Paolo Crepet

Psichiatra, sociologo, scrittore, conferenziere instancabile: Paolo Crepet è diventato nel tempo molto più di un esperto di salute mentale. È un personaggio pubblico che divide, provoca, fa discutere. Dice cose che non sempre piacciono, soprattutto in un’epoca che ama le frasi brevi e rassicuranti. Crepet, invece, scava. E quando scavi, inevitabilmente trovi anche fango.

Dietro il personaggio c’è però un uomo che ha fatto dell’esperienza il centro del suo pensiero. Non parla per slogan, ma per vissuto. La vita, per lui, non è una linea retta ma una serie di deviazioni, inciampi, errori necessari. E guai a evitarli: senza esperienza, secondo Crepet, non si cresce, non si impara, non si diventa davvero se stessi.

Esperienza e vita: due maestre severissime

Quando Crepet parla di esperienza, non intende il curriculum o gli anni che passano. Intende ciò che resta dopo le cadute. L’esperienza è quella che ti cambia, che ti costringe a rivedere chi sei, che ti mette davanti allo specchio senza filtri Instagram. La vita, in questa visione, non è fatta per essere comoda. È fatta per essere vissuta, e vivere significa anche attraversare il dolore, la perdita, il dubbio.

È qui che entra in gioco la speranza, ma non come premio di consolazione. Crepet la descrive come qualcosa che arriva quando meno te lo aspetti, spesso quando sei convinto che non ci sia più nulla da fare. E lo fa con parole potentissime, come nella frase che è il cuore pulsante di questo discorso:

L’esperienza della vita ci insegna che la bussola interiore serve proprio quando sembra non si possa salvare l’anima smarrita che siamo diventati. Serve perché, quando lo sguardo è perso e grigio, lei prende un brandello dell’anima come fosse un lembo della nostra stoffa vitale e lo guida verso qualcosa che noi non riconosciamo ancora come luce, ma che quando meno ce lo aspettiamo lo diventerà. Un salvagente che la provvidenza ci suggerisce di afferrare.

La bussola interiore: quando tutto sembra perduto

Questa frase non è solo bella da leggere, è utile. Perché racconta una verità che spesso dimentichiamo: la speranza non serve quando va tutto bene. Serve quando siamo confusi, stanchi, disillusi. Quando lo sguardo è “perso e grigio”, come dice Crepet, e non vediamo via d’uscita.

La bussola interiore non è una voce magica che ci dice cosa fare. È piuttosto quella parte di noi che, nonostante tutto, continua a suggerirci di andare avanti. Anche a tentoni. Anche senza capire subito dove stiamo andando. Crepet insiste molto su questo punto: non dobbiamo per forza riconoscere subito la luce. A volte basta muoversi verso qualcosa che ancora non sappiamo nominare.

Ed è qui che l’immagine del salvagente diventa geniale. Non una nave che arriva a salvarci, non un miracolo spettacolare. Un salvagente. Qualcosa di semplice, essenziale, che però dobbiamo afferrare noi. La speranza, secondo Crepet, non è passiva. Non cade dal cielo mentre stiamo sul divano a lamentarci. Va scelta, anche quando sembra assurdo farlo.

Perché questa frase ci aiuta a superare le tempeste della vita

La forza di queste parole sta nel loro realismo. Non negano il dolore, non minimizzano la fatica. Anzi, partono proprio dall’idea che possiamo diventare “anime smarrite”. E va bene così. Perdersi non è una colpa, è una fase. Quello che conta è non smettere di cercare.

In un mondo che pretende risposte immediate, Crepet ci invita ad accettare l’incertezza. A fidarci di quella bussola interiore che spesso ignoriamo perché non dà indicazioni precise, ma solo direzioni vaghe. Eppure, è proprio seguendo quelle direzioni che possiamo attraversare le tempeste senza farci inghiottire.

La speranza, in questa visione, non è ottimismo ingenuo. È resistenza. È la capacità di restare in piedi quando tutto intorno crolla, anche solo aggrappandosi a un brandello della nostra “stoffa vitale”. Ed è forse per questo che Crepet, con il suo tono a volte ruvido, riesce a parlare così bene a chi è in difficoltà: perché non promette scorciatoie, ma indica strumenti.

Crepet e il coraggio di non addolcire la vita

Paolo Crepet non addolcisce la realtà. La guarda in faccia, la racconta per quello che è, con tutte le sue contraddizioni. Ma proprio per questo, quando parla di speranza, le sue parole pesano di più. Non sono frasi fatte, ma inviti sinceri a non mollare, anche quando sembra inutile.

La sua bussola interiore non elimina le tempeste, ma ci aiuta a navigarle. E in fondo, forse, è questo il vero insegnamento di Crepet: la vita non va evitata, va attraversata. Con paura, con coraggio, con esperienza. E con quella speranza che, quando meno ce lo aspettiamo, smette di essere un’idea astratta e diventa luce. Anche se all’inizio non la riconosciamo.

Frasi di Crepet sulla speranza

  1. La speranza ha due figli: l’indignazione e il coraggio. L’indignazione ci insegna a non accettare le cose come sono. Il coraggio, a cambiarle.”
  2. Il coraggio è quello delle tre del mattino. È l’ora peggiore. L’ora in cui sei solo. È l’ora in cui devi fare i conti con la tua vita. Soprattutto i conti quelli che non tornano. È l’ora in cui ti senti angosciato. Pensi che non ce la fai. Pensi che quel problema è troppo grande e che non si risolverà. E poi, l’alba, la luce, i rumori, la moka del caffè e la vita che ricomincia. E le voci amiche che ti confortano. Perché da solo l’uomo non è nulla, abbiamo bisogno gli uni degli altri.”
  3. Guardare in direzione del cielo significa volgere lo sguardo alla speranza.”
  4. Avere il coraggio di ricominciare, riconoscere che nella vita ci sono le marce in avanti, poi c’è il folle e poi c’è anche la marcia indietro: questa è l’esistenza. Questo tipo di coraggio ci serve per non restare fermi, è quel goccetto d’olio che mettiamo sopra il meccanismo per farlo girare, anche quando è arrugginito.”

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