Albert Einstein, al di là delle sue straordinarie intuizioni e scoperte scientifiche, ci ha lasciato insegnamenti che vanno ben oltre le equazioni della teoria della relatività. Ci ha mostrato come assaporare la vita ogni giorno, affrontandola con un piede nel mistero, per spezzare la routine quotidiana e non lasciarsi sfuggire nulla di ciò che vale davvero la pena vivere.

Nella vita è importante cambiare (per vivere)
Casa, lavoro, casa, lavoro, commissioni, casa, figli, lavoro… e ancora lavoro. Questa è, con buona probabilità, la routine di molte persone. Eppure, nella vita è fondamentale saper accogliere il cambiamento. Non in modo drastico, ma con piccoli sprazzi qua e là, per imparare a vivere la quotidianità in modo diverso.
Le abitudini sono rassicuranti: ci fanno sentire protetti nella nostra comfort zone. Ma quando la routine diventa un peso insopportabile, rischiamo di essere schiacciati dall’ordinario e di spegnere lentamente la nostra esistenza. È in questi momenti che una mente tanto geniale quanto unica come quella di Albert Einstein ci regala una verità da leggere più volte al giorno, con gli occhi ben aperti:
“La cosa più bella che possiamo sperimentare è il mistero. È la fonte di tutta la vera arte e scienza. Colui al quale questa emozione è estranea, che non riesce più a fermarsi per meravigliarsi e restare rapito in adorazione, è come morto: i suoi occhi sono chiusi.”
Il mistero come esperienza di vita
Siate sinceri: quando si parla di mistero, la mente corre subito a Sherlock Holmes con la lente d’ingrandimento o ai rompicapi del Professor Layton. Ma il mistero di cui parlava Einstein non è qualcosa di pericoloso che ci mette nei guai, bensì un’esperienza esistenziale. È ciò che ci supera e che non riusciamo a comprendere subito, qualcosa che, dopo l’ennesimo “casa, lavoro, casa…”, riesce a sorprenderci di nuovo. Quando smettiamo di meravigliarci, significa che stiamo vivendo soltanto in funzione dell’utile e dell’abitudine.
È vero: come diceva lo stesso scienziato, dobbiamo dedicarci a ciò che conta. Ma questo non significa solo essere produttivi: significa anche investire tempo ed energia al di là della routine quotidiana. Perché, come suggeriva Einstein:
“Fai le cose che ami, anche se sei pessimo nel farle.”
Non importa se non saprai realizzare un vaso come Molly di Ghost. L’importante è provare, sbagliare, divertirti e assaporare quella serenità che attività nuove e inaspettate possono regalarti.
Continua ad aprire gli occhi sulla vita
Per Einstein, meraviglia e stupore sono quasi emozioni primarie. Per questo, dire che sono estranee all’essere umano equivale a sostenere che qualcosa di fondamentale gli sia ormai alieno: come perdere una parte essenziale di sé senza nemmeno accorgersene.
Quando sperimentiamo la meraviglia, per un istante ci stacchiamo dal bisogno di fare qualcosa “utile”. È come se interrompessimo la corsa quotidiana per restare semplicemente presenti, aperti alla bellezza del momento. Gli occhi, in questo senso, diventano il simbolo stesso della conoscenza: se sono chiusi, non vediamo nulla. Non perché non ci sia nulla da vedere, ma perché abbiamo scelto di smettere di guardare. E non perché il mondo abbia perso il suo mistero, ma perché, schiacciati dalla routine, non riusciamo più a percepirlo. Non siamo più prigionieri nella caverna platonica, ma siamo diventati semplicemente distratti.
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