La frase di Gabriella Tupini contro i genitori di figli senza autostima: “È solo colpa vostra se pensano di non valere”

Se c’è una cosa che Gabriella Tupini non fa è rassicurare a tutti i costi. Non coccola gli adulti, non liscia il pelo ai genitori e non usa l’autostima come una parola magica buona per ogni stagione. E forse è proprio per questo che, quando parla di bambini, ragazzi e genitori, colpisce nel segno. Perché non promette figli felici in tre mosse, ma costringe chi ascolta a farsi qualche domanda scomoda. Di quelle che fanno un po’ male, ma poi aiutano a crescere.

Gabriella Tupini è una professionista che ha lavorato e scritto a lungo sul rapporto tra genitori e figli, sulla costruzione dell’identità e sull’autostima. E lo ha fatto con uno stile diretto, ironico quando serve, tagliente quando è inevitabile. Il suo messaggio è chiaro: l’autostima non si improvvisa, non si regala a diciott’anni e non si costruisce con le frasi motivazionali. Si forma molto prima. E soprattutto, nasce dentro le relazioni.

frase di Gabriella Tupini contro i genitori

Chi è Gabriella Tupini

Chi conosce Gabriella Tupini sa che non ama i giri di parole. Il suo modo di comunicare è schietto, a tratti spiazzante. Non parla per piacere, parla per dire qualcosa che abbia senso. Ed è proprio questa sua autenticità ad averla resa una voce riconoscibile quando affronta temi come la genitorialità, l’educazione emotiva e l’autostima.

Nei suoi interventi e scritti, Gabriella Tupini smonta con pazienza (e una certa dose di sarcasmo) molte convinzioni rassicuranti: l’idea del genitore perfetto, del bambino naturalmente resiliente, dell’autostima che “prima o poi arriva”. No. Per lei l’autostima è una costruzione delicata, che inizia da subito e che dipende moltissimo da come un bambino viene visto, toccato, ascoltato.

L’autostima nasce molto presto

Una delle frasi chiave di Gabriella Tupini è questa:

Il neonato comincia ad avere una sua autostima, cioè capire che lui ha un valore se voi lo coccolate, se gli fate sentire che siete vicino.”

Tradotto: l’autostima non nasce quando il bambino prende dieci a scuola o vince una gara. Nasce quando sente che esiste per qualcuno. Quando il suo pianto trova risposta, quando il suo corpo viene accolto, quando la sua presenza conta. Altro che “lo viziate”. Qui si parla di fondamenta emotive, non di capricci.

Secondo Gabriella Tupini, se questa base manca, il vuoto prima o poi si sente. Magari non a tre anni, ma a quindici sì. E spesso si manifesta con quella sensazione sottile e persistente di non valere abbastanza.

La frase che fa male (ma serve)

C’è una frase di Gabriella Tupini che fa sobbalzare molti genitori sulla sedia:

Se il bambino cresce pensando di non valere niente, quindi se il ragazzo pensa di non valere nulla, deve capire che i suoi genitori non sono stati questa meraviglia che lui pensa.”

È una frase dura, inutile negarlo. Ma è anche una frase liberatoria. Perché sposta il peso dal figlio al contesto. Non per accusare, ma per capire. Se un ragazzo si sente nullo, sbagliato, invisibile, non è perché “è fatto così”. È perché qualcosa, nelle relazioni fondamentali, non ha funzionato.

E qui Gabriella Tupini fa un’operazione importante: smonta il mito dei genitori infallibili. Per crescere davvero, dice in sostanza, un figlio deve anche poter vedere i limiti dei genitori. Capire che non erano onnipotenti, non erano perfetti, non sapevano tutto. Perché finché li idealizza, continuerà a pensare che il problema sia lui.

Autostima: cercarla è già un indizio

Un’altra idea centrale del pensiero di Gabriella Tupini è racchiusa in questa frase:

L’autostima viene da questo, se non avete autostima non cercate come farvela venire, cercate di capire perché non l’avete.”

Qui cade un altro mito moderno: quello dell’autostima come obiettivo da raggiungere con esercizi, mantra e corsi intensivi. Per Gabriella Tupini, se non c’è, non è perché non ci impegniamo abbastanza. È perché non ci è stata data quando serviva. Lo dice senza mezzi termini:

Non avete autostima perché non ve l’hanno data i vostri genitori, non c’è scampo in questo.”

Una frase che può sembrare spietata, ma che in realtà apre una possibilità: smettere di colpevolizzarsi e iniziare a capire.

Il confronto: la trappola silenziosa

Gabriella Tupini è molto critica anche verso l’ossessione del confronto. Secondo lei, quando una persona vive costantemente misurandosi con gli altri, qualcosa si è già rotto dentro:

In quanto all’autovalutazione, o l’autosvalutazione, se ci valutiamo troppo c’è anche lì qualcosa che non va, perché la fissazione della valutazione è già un senso di inadeguatezza.”

E ancora:

Il compararsi con gli altri è già un segno di autosvalutazione.”

Il punto non è migliorarsi, ma smettere di esistere solo in funzione dello sguardo altrui. L’alternativa che propone è semplice e potentissima:

Io posso dire ‘Voglio vedere se sono capace di fare questa cosa,’ posso misurarmi con me stessa non con gli altri.”

Cosa possiamo fare per i nostri figli

Il messaggio finale di Gabriella Tupini non è consolatorio, ma è onesto. L’autostima dei figli non si costruisce dicendo loro che sono speciali. Si costruisce facendoli sentire visti, accolti, legittimati. Si costruisce accettando anche i propri errori di genitori, senza difendersi a tutti i costi.

E soprattutto, si costruisce smettendo di chiedere ai figli di essere meglio di noi, quando magari non siamo stati capaci di dar loro ciò che serviva. Perché crescere figli con una forte autostima non significa crescerli perfetti. Significa permettere loro di accettarsi, con meno paura e meno confronto. E questo, sì, è un atto educativo enorme. Anche se un po’ scomodo.

Frasi di Gabriella Tupini sull’autostima

  1. Il neonato comincia ad avere una sua autostima, cioè capire che lui ha un valore se voi lo coccolate, se gli fate sentire che siete vicino.”
  2. Se il bambino cresce pensa di non valere niente, quindi se il ragazzo pensa di non valere nulla, deve capire che i suoi genitori non sono stati questa meraviglia che lui pensa.”
  3. L’autostima viene da questo, se non avete autostima non cercate come farvela venire, cercate di capire perché non l’avete.”
  4. Non avete autostima perché non ve l’hanno data i vostri genitori, non c’è scampo in questo.”
  5. In quanto all’autovalutazione, o l’autosvalutazione, se ci valutiamo troppo c’è anche lì qualcosa che non va, perché la fissazione della valutazione è già un senso di inadeguatezza.”
  6. Se io sto sempre a pensare se sono più bravo o non bravo con gli altri c’è qualcosa che non va in me, vuol dire che mi sento inadeguata e devo comprarmi con gli altri.”
  7. Il compararsi con gli altri è già un segno di autosvalutazione.”
  8. Io posso dire ‘Voglio vedere se sono capace di fare questa cosa,’ posso misurarmi con me stessa non con gli altri.”

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