La frase di Galimberti sulla solitudine di massa che ti rivela perché ti senti solo anche quando sei in mezzo alla gente

Siamo la società in cui tutto scorre, ma non nel senso profondo del panta rei studiato a scuola. È uno scorrere fatto di fretta e frenesia. Corriamo dalla mattina alla sera senza fermarci mai e, quando finalmente ci sediamo, ci accorgiamo che non ci è rimasto neppure un momento per prenderci cura di chi ci sta accanto.

Perfino a cena, seduti con la famiglia, non troviamo più il tempo di parlare davvero, di raccontarci la giornata, di ascoltarci. Siamo diventati la società della fretta e della scarsa comunicazione. E un pensatore attento come Umberto Galimberti descrive con lucidità questa condizione: trascurando i rapporti umani – che dovremmo custodire come qualcosa di prezioso – finiamo per sentirci soli, profondamente soli, anche quando siamo circondati da altre persone.

frase di Galimberti sulla solitudine di massa

L’illusione dell’onnipotenza, la realtà della solitudine

“Basta pagare. E poi tutto il mondo è ai tuoi piedi, per i tuoi bisogni necessari o superflui, per le tue esigenze reali o immaginarie. Ma nessun gesto gratuito, nessuna gentilezza senza compenso, nessuna faccia umana che ti dica qualcosa anche di approssimativo!”

La società moderna, insieme all’innovazione e alla tecnologia, ci ha lentamente plasmati. Sempre più spesso, invece di cercare il contatto umano – anche nei gesti più semplici, come fare la spesa o comprare un biglietto dell’autobus – scegliamo di evitarlo, preferendo uno schermo o un distributore automatico. È più veloce, più comodo, ma anche più freddo.

Ci illudiamo di essere onnipotenti perché pensiamo che il denaro sia la chiave per vivere bene. Non distinguiamo più tra bisogni autentici e desideri superflui: crediamo che, pagando, tutto possa essere soddisfatto. Ma a quale prezzo? Se tutto è acquistabile, allora nulla è gratuito. E senza gratuità si perde l’autenticità. Il denaro può comprare servizi e prestazioni, ma non la spontaneità di uno sguardo, la sincerità imperfetta di una parola, la verità fragile e viva di un incontro umano.

Stiamo diventando macchine tra le macchine?

La tecnologia ci sta trasformando, poco alla volta, e quasi non ce ne accorgiamo. Non solo perché ogni giorno ci viene richiesta efficienza – e noi stessi la pretendiamo da noi – ma perché stiamo diventando emotivamente più distanti, più freddi, più chiusi.

Sono lontani i tempi in cui si prendeva una sedia e si chiacchierava con la vicina di casa. La conversazione spontanea, gratuita, senza secondi fini, sta scomparendo dalle nostre vite. E con essa svanisce anche un antidoto prezioso alla solitudine.

I piccoli gesti di un tempo si stanno perdendo. Quante volte diciamo di non avere nemmeno un istante per salutare chi ci passa accanto? Così la solitudine si allarga, diventa collettiva. E anche in mezzo agli altri, ci sentiamo soli.

Forse il vero progresso, oggi, non è fare tutto da soli come automi sempre più sofisticati, ma tornare a incontrarsi: parlare, chiedere “come stai?”, ascoltare davvero, condividere.

Chi è Umberto Galimberti

Nato nel 1942, Umberto Galimberti è una di quelle personalità rare capaci di penetrarti dentro, oltre la superficie. Filosofo contemporaneo, sa catturare l’attenzione anche di chi è meno abituato alla riflessione, perché parla in modo chiaro e accessibile, senza appesantire le sue parole. Ma ciò che colpisce davvero è la sua capacità di mostrarci una visione della realtà limpida e sincera, che ci costringe a guardare le cose come sono.

Frasi di Umberto Galimberti

  1. Il prossimo, sempre meno specchio di me e sempre più “altro”, obbligherà tutti a fare i conti con la differenza, come un giorno, ormai lontano nel tempo, siamo stati costretti a farli con il territorio e la proprietà.
  2. Quel che è saltato nella nostra attuale società è il concetto di limite. E in assenza di un limite, il vissuto soggettivo non può che essere di inadeguatezza, quando non di ansia, e infine di inibizione.
  3. I giovani cercano i divertimenti perché non sanno gioire. Ma la gioia è innanzitutto gioia di sé, quindi identità riconosciuta, realtà accettata, frustrazione superata, rimozione ridotta al minimo.”

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