Haruki Murakami non è soltanto lo scrittore che ha emozionato generazioni di lettori, ma rappresenta un vero e proprio universo letterario, difficile da classificare. Descrivere i suoi libri è un’impresa, soprattutto per chi non li ha ancora letti: con le sue parole, infatti, costruisce mondi in cui i confini tra realtà, quotidianità e onirico si dissolvono, lasciando spazio a una fantasia che sembra quasi tangibile.
Leggere Murakami è come lavorare fianco a fianco con un pittore della coscienza, capace di fare schizzi e creare rappresentazioni sorprendenti. Con pochi elementi riesce a dire molto, a insegnare e a ricordarci, con garbo, che non conosciamo davvero tutto.

Chi è Haruki Murakami
Haruki Murakami, scrittore giapponese di grande successo, è riuscito a conquistare un pubblico vastissimo, diventando interprete di temi universali attraverso romanzi che sembrano quasi sceneggiature cinematografiche. Le sue descrizioni sono talmente vivide da farci percepire davvero i luoghi e le emozioni che racconta.
Proprio questo stile, sospeso tra realtà e sogno, lo ha reso celebre, soprattutto con opere come Kafka sulla spiaggia e Norwegian Wood. La sua scrittura mescola atmosfere surreali e introspezione psicologica: i personaggi si svelano lentamente nel corso del romanzo, dialogando con se stessi e, in un certo senso, anche con il lettore.
Le sue storie affrontano temi come la solitudine, l’amore, la vita, l’amicizia e la ricerca della conoscenza, spesso con un tono quasi monito verso chi, dall’alto della propria presunzione, crede di sapere tutto.
Perché non si può conoscere tutto
“Dietro tutte le cose che crediamo di conoscere, se ne nascondono altrettante che non conosciamo per niente.”
Questa frase, tratta dal celebre La ragazza dello Sputnik, esprime un concetto profondo: ogni cosa che pensiamo di conoscere è accompagnata da altrettante realtà che ci sfuggono completamente. La nostra conoscenza è sempre parziale, perché quando osserviamo o apprendiamo qualcosa, in realtà ne vediamo soltanto la superficie.
Attraverso queste parole tocchiamo il confine tra realtà e percezione: il credere di conoscere non è che una certezza illusoria, poiché dietro ciò che riteniamo noto si nascondono altre verità che ignoriamo. In sostanza, la realtà è più ampia di quanto possiamo esprimere a parole. Murakami prosegue aggiungendo che:
“La comprensione non è altro che un insieme di fraintendimenti.”
Con questa frase ci suggerisce che comprendere significa costruire un senso partendo da elementi imperfetti. Capire implica interpretare, assemblare significati, e ogni costruzione è inevitabilmente influenzata da diversi fattori:
- il nostro vissuto;
- la nostra lingua;
- i nostri desideri;
- le nostre paure.
Chi ha letto il romanzo sa bene a cosa ci riferiamo: i personaggi non comprendono appieno né gli altri, né se stessi. E anche quando credono di aver capito, scoprono che la loro conoscenza è sempre in costruzione, sempre in divenire.
Un freno a chi crede di sapere tutto
Quante volte ci capita di confrontarci con il classico “so tutto io”, quello che distribuisce sentenze e soluzioni come se fossero limonate ai banchetti di quartiere. A queste persone si potrebbe rispondere con Murakami, ricordando che non possiamo mai affermare di aver capito tutto: ogni risposta apre infatti un vasto orizzonte di nuove domande, perché:
“In questo nostro mondo, le «cose che sappiamo» e le «cose che non sappiamo» sono fatalmente inseparabili come gemelle siamesi, e la loro stessa esistenza è confusione.”
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