A volte fare il genitore è davvero complesso: non esistono corsi preparatori, manuali con esercizi pratici né percorsi di training per affinare le proprie capacità comunicative. Si impara sul campo, giorno dopo giorno, tra tentativi, errori e ripartenze.
Essere madre, poi, significa portare sulle spalle un carico di responsabilità così grande che, volenti o nolenti, finisce spesso per trasformarsi in senso di colpa. Non ci si sente mai abbastanza: abbastanza presenti, abbastanza pazienti, abbastanza brave. Anche quando ci si moltiplica per quattro, resta sempre la sensazione di poter fare di più.
Una dinamica che uno psicologo del calibro di Osvaldo Poli conosce molto bene. Con il suo tono ironico, ma sempre lucido e diretto, racconta una verità scomoda e radicata nella nostra cultura: la colpa, qualunque cosa accada, sembra ricadere sempre sulle madri. Ma perché?

Chi è Osvaldo Poli
In Italia non mancano psicologi autorevoli, ma Osvaldo Poli ha una cifra che lo rende quasi unico nel suo genere. È un osservatore acuto delle dinamiche familiari e, proprio grazie a questa capacità di lettura lucida e penetrante, riesce a dare voce a verità che in fondo conosciamo già, ma che fatichiamo ad ammettere, o che preferiamo non vedere.
Le madri, per esempio, sono spesso le prime a finire sotto accusa: il bersaglio più facile quando qualcosa non funziona in famiglia o quando un figlio sbaglia. Su di loro si concentrano aspettative, pressioni e responsabilità talmente grandi che, oltre a gestirle, devono anche farsi carico dei giudizi della società, sempre pronta a trovare un capro espiatorio.
Se un figlio sbaglia, la colpa è della madre. Se prende un brutto voto, è la madre che non ha seguito abbastanza. E il padre? I padri sembrano restare ai margini del banco degli imputati: raramente vengono chiamati in causa, anche quando l’“errore” è solo un cinque in un compito di inglese. Come se la responsabilità educativa fosse, ancora oggi, un affare quasi esclusivamente materno.
Perché si dà sempre la colpa alle madri
“Chissà perché tutti si divertono ad attaccare le mamme, a farle capire che se c’è qualcosa che non va nel tatone, è colpa loro.”
Questa frase di Osvaldo Poli colpisce perché sfiora una ferita aperta e silenziosa: evidente a tutti, ma che in pochi vogliono davvero guardare. È la colpa cucita addosso alle madri.
Per molti è fin troppo facile trovare un responsabile, un capro espiatorio su cui puntare il dito, senza fermarsi a capire cosa sia davvero accaduto. Non solo ci si sente autorizzati ad attaccare, ma a volte sembra quasi che lo si faccia con leggerezza, se non con una punta di compiacimento.
Come se giudicare fosse diventato uno sport nazionale, dove chi formula l’accusa più tagliente conquista il podio. E così le madri – quasi mai i padri – diventano il bersaglio pubblico in ogni situazione:
- Se il bambino è troppo vivace → “Non sa imporsi.”
- Se è timido → “L’ha troppo protetto.”
- Se è ribelle → “Non ha dato regole.”
- Se è fragile → “È stata troppo severa.”
Qualunque cosa accada, perfino un semplice voto basso a un compito in classe, la sentenza è già pronta. E, puntualmente, cade sempre dalla stessa parte: la colpa è delle madri.
La colpa è della madre perché è onnipotente
Se alle madri viene attribuita ogni responsabilità, forse è anche perché vengono percepite – e spesso si percepiscono – come onnipotenti. Se sono loro a tenere insieme tutto, a far funzionare la casa, a organizzare le giornate, a prevenire problemi e a rimediare agli imprevisti, allora diventa quasi automatico pensare che, se qualcosa si inceppa, la responsabilità sia soltanto loro.
Osvaldo Poli mette in guardia da questa deriva, che rischia di diventare una pericolosa normalità:
“Lo sport nazionale è far sentire in colpa le nostre donne e le mamme in particolare: dobbiamo piantarla!”
Il paradosso? Spesso a infierire sono altre donne. Donne che, magari, sono madri a loro volta. Eppure dovremmo imparare una verità semplice: nessuna madre può essere perfetta. Continuare ad attribuire loro ogni colpa, alimentando un senso di inadeguatezza che pesa come un macigno, sta creando madri sempre più stanche, sempre più provate, sempre pronte a giustificarsi per qualsiasi cosa – anche quando non ce n’è motivo.
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