La frase di Recalcati contro i genitori di figli ‘principini’: “Siete più preoccupati di farvi amare che di educarli”

C’è un momento, nella vita di ogni genitore, in cui una parola piccola, di due lettere, diventa enorme come un macigno: no. Dirla fa sudare, fa sentire cattivi, sembra quasi una colpa morale. Eppure, secondo Massimo Recalcati – psicoanalista e intellettuale tra i più ascoltati del nostro tempo – proprio quel “no” è una delle forme più alte dell’amore educativo. Il problema è che oggi facciamo una fatica tremenda a pronunciarlo. E non perché i figli siano più difficili di una volta, ma perché noi adulti siamo più spaventati. Recalcati lo dice chiaramente in una frase che colpisce come uno schiaffo (di quelli educativi, non violenti):

Tutto pare capovolgersi: non sono più i bambini che si piegano alle leggi della famiglia, ma sono le famiglie che devono piegarsi alle leggi (capricciose) dei bambini. Il compito dell’educazione viene aggirato nel nome della felicità del bambino che solitamente corrisponde a fargli fare tutto quello che vuole.”

Una frase che fa arrabbiare, fa discutere, ma soprattutto fa pensare. E infatti è proprio questo che Recalcati fa da anni: ci costringe a guardare dove non vorremmo.

frase di Recalcati contro i genitori

Chi è Massimo Recalcati

Massimo Recalcati non è uno psicoanalista chiuso nello studio con il lettino e il silenzio impenetrabile. È un intellettuale pubblico, uno che parla, scrive, interviene, si espone. Nei suoi libri e nei suoi interventi affronta temi che toccano la vita quotidiana di tutti: la scuola, la famiglia, l’autorità, il desiderio, il fallimento educativo. E lo fa con uno stile che riesce a essere profondo senza essere incomprensibile, colto senza risultare snob.

Quando parla di genitori e figli, Recalcati non punta il dito per umiliare. Punta il dito per svegliare. Il suo bersaglio non sono i bambini “viziati”, ma gli adulti disorientati, stanchi, colpevolizzati, che hanno smesso di credere nel valore educativo del limite.

Il grande capovolgimento: quando comandano i figli

La frase sul “capovolgimento” racconta una trasformazione profonda della famiglia contemporanea. Un tempo, ci dice Recalcati, erano i figli a doversi adattare a una legge familiare: regole, confini, frustrazioni. Oggi accade spesso il contrario. Le famiglie ruotano intorno ai desideri dei bambini come satelliti obbedienti. Orari, scelte, vacanze, perfino stati d’animo: tutto viene modulato per evitare al figlio qualsiasi disagio.

Il problema è che questa rincorsa alla felicità immediata del bambino finisce per coincidere con una resa educativa. Se la felicità significa “fare tutto quello che vuoi”, allora l’educazione diventa un intralcio, un fastidio, qualcosa da aggirare con sensi di colpa e giustificazioni.

Perché ci è così difficile dire di no

Secondo Recalcati, oggi molti genitori sono più preoccupati di farsi amare dai figli che di educarli. Non vogliono essere percepiti come severi, autoritari, “traumatizzanti”. Hanno paura di rompere il legame affettivo. Così evitano il conflitto, rimandano i limiti, addolciscono ogni frustrazione. Ma educare senza conflitto è come insegnare a nuotare senza acqua.

Dire no significa accettare di non piacere sempre. Significa reggere la frustrazione del pianto, della rabbia, dello sguardo accusatorio. E questo, per molti adulti, è insopportabile. Anche perché spesso riattiva ferite personali, insicurezze, il desiderio di essere finalmente riconosciuti come “bravi”.

Le conseguenze: bambini sovrani, adulti fragili

Quando il no scompare, il bambino non diventa più felice. Diventa più solo. Senza confini, senza una legge simbolica che gli dica “non tutto è possibile”, il mondo diventa confuso. Recalcati insiste su un punto fondamentale: il limite non è una punizione, è una protezione. Serve a orientare il desiderio, a insegnare l’attesa, a costruire la capacità di stare nella realtà.

Un bambino che non incontra mai il limite rischia di crescere con l’idea che il mondo debba sempre adattarsi ai suoi bisogni. E quando questo non accade, la frustrazione diventa insopportabile.

Cosa possiamo fare: tornare adulti

Recalcati non propone ricette miracolose né nostalgie autoritarie. Non rimpiange il padre-padrone né la disciplina cieca. Chiede una cosa molto più difficile: tornare adulti. Assumersi la responsabilità educativa di dire dei no motivati, di sostenere delle regole, di essere una presenza affidabile e non un compagno di giochi impaurito.

Educare, ci suggerisce, significa accettare di non essere sempre amati, ma di essere necessari. Significa credere che il desiderio del figlio non coincida sempre con il suo bene. Significa smettere di piegarsi alle “leggi capricciose” e tornare a offrire una direzione.

In fondo, il messaggio di Recalcati è semplice e scomodo: amare un figlio non è rendergli la vita facile, ma insegnargli a stare nel mondo. Anche quando questo comporta dire no. Anche quando costa. Anche quando fa male. Soprattutto allora.

Frasi di Massimo Recalcati sui genitori

  1. Il compito fondamentale dei genitori è quello di accompagnare il desiderio del figlio, non di soffocarlo.”
  2. Essere genitori significa accogliere il limite e la finitezza dell’altro, senza volerla eliminare.”
  3. Il vero lavoro del genitore è quello di essere un soggetto desiderante che si mette al servizio del desiderio del figlio.”
  4. I genitori sono chiamati a non essere degli eroi, ma a saper dire ‘no’ con amore e fermezza.”
  5. L’amore genitoriale non deve mai trasformarsi in un amore totalitario, che impedisce la crescita del figlio.”
  6. I genitori devono essere capaci di tollerare la mancanza, perché è proprio lì che si forma il desiderio.”
  7. Essere genitori significa saper rinunciare alla propria onnipotenza per lasciare spazio all’autonomia del figlio.”

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