La frase monito di Talete di Mileto che svaluta le malelingue: “È facile parlare male degli altri quando non ti conosci”

Quando si apre il manuale di filosofia del liceo, il primo pensatore che gli studenti incontrano è Talete di Mileto. Non è soltanto il primo filosofo su cui verranno interrogati, ma anche colui che pose le fondamenta della filosofia occidentale. I suoi insegnamenti sono molteplici e uno, in particolare, risuona ancora oggi con sorprendente attualità: l’invito a guardarsi davvero dentro, a interrogarsi su chi siamo.

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Foto di Ben White su Unsplash

Chi era Talete di Mileto

Pensatore, matematico, astronomo e attento osservatore della natura, Talete di Mileto visse nel VI secolo a.C. Tradizionalmente è considerato il padre della filosofia occidentale, poiché fu il primo a tentare di spiegare i fenomeni naturali senza ricorrere a miti o racconti leggendari.

Con la testa sui libri e lo sguardo rivolto al cielo, molto si disse di lui e molto ci ha lasciato, soprattutto sotto forma di massime e insegnamenti. Dopo millenni di riflessioni che hanno impegnato i più grandi pensatori – e che continuano a interrogare anche noi – una domanda resta sorprendentemente attuale: quanto è difficile leggere dentro noi stessi, conoscerci davvero, capire chi siamo e cosa desideriamo?

Come conoscere se stessi?

Gli antichi Greci si recavano al tempio di Apollo, a Delfi, per interrogare l’oracolo. All’ingresso del santuario era incisa una celebre massima: “Conosci te stesso”, tradizionalmente attribuita ai Sette Savi della Grecia antica. Talete fece propria questa esortazione, che ancora oggi invita alla riflessione. Al primo filosofo dell’Occidente è infatti attribuita una sentenza quanto mai attuale:

La cosa più difficile è conoscere noi stessi; la più facile è parlare male degli altri.”

Conoscere davvero chi siamo, ciò che proviamo e ciò che desideriamo è un compito complesso; molto più semplice è giudicare gli altri, fermarsi alle apparenze, soprattutto in un’epoca in cui basta una vetrina – reale o virtuale – per presumere di sapere tutto di chi ci sta davanti. Per Talete, la speculazione filosofica deve partire dall’individuo, da un’autentica indagine su se stessi. Un’eredità che, pochi decenni più tardi, sarà raccolta e consolidata da Socrate, il quale farà del “Conosci te stesso” il fulcro del proprio pensiero.

Ci stiamo allontanando dai noi stessi: come conoscersi oggi

Ma se ci pensiamo davvero, non stiamo forse vivendo il paradosso della civiltà? Immersi in un contesto che ci spinge all’omologazione, siamo invitati a diventare tutti uguali, standardizzati, mentre peculiarità e personalità rischiano di essere inghiottite dalla voragine di un sistema fondato soprattutto sulla socializzazione digitale, dove resta sempre meno spazio per la riflessione autentica.

In questo scenario, seguire una moda o vestirsi come un influencer diventa quasi un obbligo, per giovani e meno giovani. Così, se quest’anno vanno di moda le felpe, anche gli amanti dei maglioni di lana finiscono per riporli nell’armadio, uniformandosi agli altri per il timore di essere esclusi. Tutto questo ha poco a che fare con il conosci te stesso? Al contrario, c’entra eccome. Perché invece di cercare di somigliare agli altri e fermarci alle apparenze, dovremmo fermarci un istante, guardarci allo specchio – non in superficie, ma negli occhi – e chiederci: chi sono io? È da qui che nasce la responsabilità verso se stessi, verso la propria esistenza e verso ciò che siamo davvero.

Non giudicare fermandoti alle apparenze

Sono (quasi) sempre i social a finire al centro della tempesta. Ma non sono gli unici responsabili. Con la digitalizzazione e lo sviluppo impetuoso della tecnologia abbiamo accesso a informazioni e conoscenze in tempo reale. I social, più di ogni altro strumento, ci permettono di sapere cosa pensano gli altri, cosa fanno, come vivono, perché chi li utilizza sente spesso il bisogno di mostrarsi, di esporsi continuamente.

Ma che cosa vediamo davvero? Nient’altro che l’ennesima apparenza. Le immagini sono filtrate, i pensieri vengono rielaborati – talvolta persino dalle intelligenze artificiali – e ciò che emerge è solo ciò che si sceglie di lasciare intravedere.

Ed è qui che Talete sembra coglierci nel segno: diventa allora facile riversare sugli altri le nostre frustrazioni, quelle che teniamo nascoste dietro immagini perfette e vite apparentemente impeccabili. È semplice giudicare per proteggere noi stessi, per evitare il confronto con le nostre paure e insicurezze, per allontanarci dalla coscienza.

Forse l’unica via di salvezza resta proprio questa: imparare a conoscerci davvero, fare uno sforzo consapevole e uscire dall’illusione di una vita bella solo perché osservata da dietro uno schermo.

Frasi di Talete

  1. “Meglio essere invidiato che essere oggetto di compassione.”
  2. “Noi non viviamo, in realtà, sulla cima della solida terra ma sul fondo di un oceano d’aria.”
  3. “Non è sufficiente avere le proprie mani pure, bisogna avere lo spirito puro.”
  4. “La cosa più piacevole è ottenere ciò che si desidera.”
  5. “Gli dei hanno dato agli uomini due orecchie e una bocca per poter ascoltare il doppio e parlare la metà.”
  6. “La cosa più saggia è il tempo, perché tutto ricorda e rivela.”
  7. “Non essere ricco tramite l’ingiustizia.”
  8. “La cosa più bella è il mondo, perché opera divina.”
  9. “Il modo migliore per vivere una vita ottima e onesta è quello di non fare quello che si rimprovera agli altri.”

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