La frase shock di Cacciari sul bisogno di trasgredire che nessuno vorrebbe sentirsi dire ma che ci cambia la vita

Viviamo in un’epoca che ci sussurra continuamente: osa, supera, spingi più in là. La trasgressione è diventata quasi un dovere morale. Se non rompi uno schema, se non scavalchi un confine, sembri fuori moda. Ma cosa succede quando l’oltre diventa un’abitudine? Quando il superare la soglia non basta più?

A questa domanda risponde, con la sua consueta lucidità (e un pizzico di severità), Massimo Cacciari. E lo fa con una frase che colpisce come uno schiaffo ben assestato:

Quando inizi a trasgredire devi avere il coraggio di sapere che la soglia si ripeterà, che non ci sarà mai un oltrepassamento della soglia che ti soddisfa.”

È una frase che non consola. Non promette euforia. Non vende sogni. Ma, proprio per questo, è preziosa.

frase di Cacciari che ci mette in guardia dai pericoli del voler sempre trasgredire

La trasgressione secondo Cacciari: non un trionfo, ma un ritorno

Analizziamo la frase chiave.

Quando inizi a trasgredire devi avere il coraggio di sapere che la soglia si ripeterà…

Qui Cacciari introduce un concetto fondamentale: la soglia non scompare. Non esiste un “superamento definitivo”. Ogni volta che credi di aver oltrepassato un limite, se ne presenta un altro.

È un pensiero quasi tragico. Ma è anche profondamente realistico. La trasgressione non è una porta che, una volta varcata, ti lascia in un territorio libero da regole. È un movimento che crea continuamente nuovi confini.

Pensiamo a esempi concreti:

  • chi inizia a infrangere piccole regole per sentirsi più libero;
  • chi cerca emozioni sempre più forti perché quelle di ieri non bastano più;
  • chi nel lavoro o nelle relazioni “spinge oltre” per non sentirsi ordinario.

All’inizio sembra liberazione. Poi diventa escalation. E Cacciari lo dice chiaramente:

“…non ci sarà mai un oltrepassamento della soglia che ti soddisfa.

Qui sta il cuore della questione. La trasgressione, se vissuta come ricerca di soddisfazione assoluta, è una macchina che non si ferma mai. È un desiderio che si alimenta di sé stesso.

Perché la soglia si ripete?

Quello che Cacciari intuisce filosoficamente è stato confermato anche da numerosi studi psicologici sul meccanismo della ricompensa e dell’adattamento edonico. Le ricerche mostrano che l’essere umano si abitua rapidamente agli stimoli intensi: ciò che ieri era eccitante, oggi è normale. È il principio che spiega perché:

  • le emozioni forti richiedono dosi sempre maggiori;
  • la trasgressione diventa routine;
  • la soddisfazione è sempre temporanea.

La soglia si ripete perché il desiderio umano non si placa con l’atto di superare un limite. Anzi, si riorganizza attorno a un nuovo limite.

Cacciari non demonizza la trasgressione. Ma ci mette in guardia dalla sua mitizzazione.

Non smettere di trasgredire, ma sappi cosa stai facendo

La frase inizia con un’espressione decisiva: “devi avere il coraggio di sapere”. Non dice: “non trasgredire”. Dice: sii consapevole.

Il problema non è il gesto di superare una regola. Il problema è farlo pensando che lì troverai finalmente appagamento definitivo. Non accadrà.

E qui la riflessione si fa quasi morale (ma senza moralismi). Se non accetti che ogni oltre genera un nuovo limite, rischi di:

  • inseguire continuamente l’eccesso;
  • perdere il senso della misura;
  • trasformare la libertà in dipendenza dall’eccezione.

È un paradosso potente: credi di essere libero perché rompi le regole, ma diventi schiavo del bisogno di romperle.

Un esempio concreto: la cultura dell’eccesso

Viviamo in una società che celebra la trasgressione come autenticità. Sui social, nel lavoro, nelle relazioni, sembra che la normalità sia una colpa. Ma cosa succede quando l’eccezione diventa obbligo?

Se tutto deve essere “oltre”, non esiste più l’oltre. La soglia si sposta continuamente e tu resti sempre un passo indietro rispetto alla promessa di soddisfazione.

La frase di Cacciari diventa allora uno strumento di lucidità. Ci ricorda che la vera libertà non è l’assenza di soglie, ma la capacità di riconoscerle e decidere come attraversarle.

Trasgressione e responsabilità: il punto più scomodo

C’è un aspetto che rende questa riflessione quasi tagliente: Cacciari ci toglie l’alibi dell’ingenuità. Se sai che la soglia si ripeterà, non puoi dire: “Non me l’aspettavo”. Non puoi fingere di essere vittima dell’eccesso. La consapevolezza diventa responsabilità.

E forse è proprio qui la vera trasgressione oggi: non quella rumorosa, esibita, ma quella silenziosa e pensata. Quella che non nasce per riempire un vuoto, ma per interrogare un limite.

Perché questa frase ci serve (soprattutto quando vogliamo sempre di più)

La frase di Cacciari può essere uno specchio. Quando sentiamo quella voglia continua di superare, di andare oltre, di cercare qualcosa di più intenso, possiamo fermarci e chiederci:

  • Sto cercando libertà o sto inseguendo una sensazione?
  • Sto scegliendo o sto reagendo?
  • So che questa soglia tornerà?

Capire che non esiste un oltre definitivo può salvarci da molte illusioni. Non perché ci imponga di restare fermi, ma perché ci invita a non confondere l’intensità con il senso.

La trasgressione, per Cacciari, non è il male. È una dinamica inevitabile dell’esistenza umana. Ma se non la guardiamo in faccia, diventa una corsa senza fine.

E forse la vera maturità sta proprio qui: nel sapere che la soglia non scompare. Nel riconoscere che nessun oltre ci salverà definitivamente. E nel trovare, nonostante questo, un modo consapevole e responsabile di attraversarla. Perché la libertà non è distruggere ogni limite. È sapere che il limite tornerà, e decidere comunque chi vuoi essere quando lo incontri.

Chi è Massimo Cacciari

Massimo Cacciari è uno dei filosofi italiani più noti e discussi degli ultimi decenni. Nato a Venezia nel 1944, è stato professore di Estetica e ha ricoperto anche il ruolo di sindaco di Venezia. Il suo pensiero si muove tra filosofia, teologia, politica e arte, con uno stile rigoroso e spesso provocatorio.

Cacciari non è un pensatore “da slogan”. È un intellettuale che chiede fatica. Ma è proprio questa sua autorevolezza – costruita su studi approfonditi, su un dialogo costante con la tradizione filosofica europea e su una presenza pubblica sempre argomentata – a rendere le sue parole sulla trasgressione degne di attenzione. Non parla per fare il ribelle. Parla per smontare le illusioni.

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