La provocatoria frase di Crepet che ci fa sentire tutti più stupidi e inetti: “Siamo diventati più colti e più scemi”

Paolo Crepet non accarezza, graffia. Non consola, provoca. E soprattutto non ha alcuna intenzione di dire ciò che fa piacere sentire. Da anni, tra libri, interviste, conferenze e interventi pubblici, lancia messaggi che dividono: c’è chi lo applaude e chi lo considera eccessivo, pessimista, perfino antipatico. Ma una cosa è certa: Crepet costringe a pensare. E quando afferma che “siamo diventati colti e un po’ più scemi”, non sta insultando il pubblico. Sta facendo una diagnosi. E come ogni diagnosi che si rispetti, può far male, ma può anche salvare.

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Chi è Paolo Crepet

Paolo Crepet è uno psichiatra, sociologo, scrittore e divulgatore. Ma soprattutto è diventato un personaggio pubblico capace di parlare a un pubblico vastissimo senza mai semplificare troppo. Il suo stile è diretto, ironico, spesso tagliente. Non ama il politicamente corretto e non cerca consenso. Anzi, sembra quasi divertirsi a perderlo.

Dietro il personaggio c’è però un uomo che osserva con attenzione il cambiamento sociale, culturale e psicologico del nostro tempo. Crepet non parla solo di disagio mentale, ma di disagio esistenziale, di una società che corre veloce, accumula informazioni, ma perde profondità. E qui entra in gioco la sua riflessione su tecnologia, cultura e infanzia, tre temi che per lui sono ormai inseparabili.

Tecnologia: da strumento a padrone

Per Crepet la tecnologia non è il male in sé. Non è un nostalgico che rimpiange il mondo senza internet o smartphone. Il problema, dice, nasce quando lo strumento diventa padrone, quando la tecnologia smette di aiutarci a pensare e inizia a pensare al posto nostro.

Ne ha parlato spesso nei suoi libri e negli incontri pubblici: siamo circondati da dispositivi che ci offrono risposte immediate, informazioni infinite, connessioni continue. Il risultato? Siamo più informati, sì. Ma non necessariamente più intelligenti, né più consapevoli. La tecnologia, se usata senza spirito critico, ci rende passivi, dipendenti, incapaci di tollerare il vuoto, l’attesa, la noia. Tutte cose che, per Crepet, sono invece fondamentali per crescere come esseri umani.

Cultura: sapere tutto, capire poco

Ed eccoci al cuore della frase che tanto ha fatto discutere:

Siamo diventati colti e un po’ più scemi.”

Crepet non sta dicendo che studiare sia inutile o che la cultura non conti più. Sta dicendo l’esatto contrario: la cultura conta talmente tanto che non può essere ridotta a un accumulo di nozioni.

Oggi abbiamo accesso a più contenuti culturali che mai. Video, articoli, podcast, corsi online, enciclopedie digitali. Ma questa abbondanza non garantisce profondità. Anzi, spesso produce l’effetto opposto: sappiamo un po’ di tutto, ma non approfondiamo niente. Passiamo da un contenuto all’altro senza metabolizzare, senza riflettere, senza fare collegamenti.

Secondo Crepet, questa è una cultura fragile, superficiale, che non educa al pensiero critico e non costruisce identità. Una cultura che informa, ma non forma. Ed è qui che nasce quella “stupidità” di cui parla: non mancanza di intelligenza, ma rinuncia a usarla davvero.

Infanzia: adulti distratti, bambini smarriti

Quando Crepet parla di infanzia, il tono diventa ancora più severo. Perché, a suo avviso, è proprio lì che si stanno creando le crepe più profonde. Bambini iperconnessi, iperstimolati, ma sempre meno capaci di immaginare, di inventare, di annoiarsi. E adulti che, per comodità o paura, delegano all’algoritmo una parte dell’educazione.

Crepet lo ripete spesso: crescere non è proteggere da ogni frustrazione, ma insegnare ad attraversarla. E la tecnologia, se usata come babysitter, priva i bambini di esperienze fondamentali. Il rischio è crescere generazioni “piene” di stimoli, ma vuote di desiderio, di curiosità autentica, di senso critico.

Perché questa frase ci può essere utile

La forza della frase: “siamo diventati colti e un po’ più scemi”, sta proprio nel suo essere scomoda. Non accusa “gli altri”, non punta il dito contro una categoria specifica. Chiama in causa tutti. E proprio per questo può diventare uno strumento utile.

Riconoscere le nostre carenze è il primo passo per rimediare. Ammettere che spesso consumiamo cultura invece di viverla. Che confondiamo l’informazione con la conoscenza. Che lasciamo alla tecnologia decisioni che dovrebbero restare umane. Crepet non offre ricette facili, ma suggerisce una direzione: rallentare, scegliere, approfondire, educare al dubbio.

In fondo, il suo messaggio è semplice, anche se scomodo: non basta sapere di più, bisogna capire meglio. E per farlo servono tempo, silenzio, pensiero critico e, ogni tanto, il coraggio di spegnere lo schermo. Forse non siamo davvero diventati più scemi. Forse siamo solo diventati più distratti. E da questo, volendo, si può ancora tornare indietro.

Frasi di Paolo Crepet

  1. L’esposizione permanente, l’esistenza di un proprio pubblico, quello dei follower, il carattere virale di ogni forma di comunicazione costituiscono motivo di stress e di ansia.”
  2. Noi stiamo diventando soli e ne siamo contenti. Abbiamo smesso di parlarci. Nelle scuole, in famiglia, nelle sezioni, nelle parrocchie, nei circoli o nelle piazze. Se vogliamo salvarci dobbiamo disallinearci, dobbiamo rinunciare all’ovvio, vivere la vita da un punto di vista originale.”
  3. E se le tecnologie, nel separarci e relegarci in un mondo virtuale costruissero la nostra infelicità?
  4. I ragazzi sono stati rinchiusi nel loro cellulare.”
  5. Pensare significa essere liberi, e questo fa paura a chi sente minacciato il proprio potere di controllo.”

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