Se c’è una cosa che Umberto Galimberti non fa, è accarezzarci il pelo. Preferisce scuoterci, a volte con eleganza filosofica, altre con quella schiettezza che ti costringe a fermarti e dire: “Aspetta un attimo, forse sto vivendo la vita di qualcun altro”. Ed è proprio qui che entrano in gioco due parole che ricorrono spesso nel suo pensiero e che oggi più che mai sembrano in via d’estinzione: identità e amore per se stessi. Non quello patinato dei social, fatto di frasi motivazionali e sorrisi forzati, ma quello scomodo, profondo, che richiede coraggio. Galimberti lo dice chiaramente in una frase che è quasi una dichiarazione di guerra al conformismo emotivo:
“Per amarsi davvero bisogna essere se stessi, non compiacere gli altri. Il cuore è la bussola, la forza d’animo è il sentimento che ci fa sentire a casa.”

Umberto Galimberti: il filosofo che non consola
Umberto Galimberti non è il classico filosofo da torre d’avorio. È uno che parla di disagio, di giovani smarriti, di adulti stanchi, di identità liquefatte dal bisogno continuo di approvazione. Nei suoi libri e nei suoi interventi pubblici ha spesso messo sotto accusa una società che chiede prestazioni, ruoli, maschere, ma non si interessa minimamente a chi siamo davvero. Il risultato? Persone efficienti, magari di successo, ma intimamente estranee a se stesse.
Galimberti non offre ricette facili, e questo lo rende antipatico a molti. Ma è proprio questa sua mancanza di zucchero che lo rende credibile. Quando parla di amore per sé, non intende l’egoismo né il narcisismo da vetrina. Intende qualcosa di molto più radicale: il riconoscimento della propria identità, anche quando non è comoda, anche quando non piace, soprattutto quando non è spendibile socialmente.
Identità: non un profilo, ma una casa
Per Galimberti l’identità non è ciò che mostriamo, ma ciò che abitiamo. È il luogo interiore in cui ci sentiamo “a casa”, anche quando fuori piove giudizio. Il problema, secondo lui, è che fin da piccoli veniamo educati a compiacere: genitori, insegnanti, partner, datori di lavoro, perfino sconosciuti su internet. Cresciamo con l’idea che valiamo se piacciamo. E così, pezzo dopo pezzo, ci allontaniamo da noi stessi.
La frase sul cuore come bussola non è poetica per caso. Galimberti insiste da anni sul fatto che abbiamo smesso di ascoltare ciò che sentiamo davvero, delegando le nostre scelte alle aspettative altrui. Il cuore, nel suo pensiero, non è sentimentalismo, ma orientamento. È ciò che ci dice se una strada è nostra o solo socialmente approvata.
Amare se stessi: un atto di disobbedienza
E qui arriva la parte più scomoda: per Galimberti, amarsi davvero è un atto di disobbedienza. Significa smettere di vivere in funzione dello sguardo degli altri. Significa accettare che essere se stessi comporta il rischio di deludere, di non essere capiti, di non essere applauditi. Ma anche il beneficio enorme di sentirsi integri.
Quando dice che non bisogna compiacere gli altri, non sta invitando all’arroganza, ma all’onestà. Perché se rinunciamo a chi siamo per essere amati, non stiamo ricevendo amore, ma approvazione condizionata. E quella, avverte Galimberti, non nutre: consuma.
La forza d’animo: sentirsi a casa dentro di sé
La forza d’animo, in questa visione, non è durezza né invincibilità. È la capacità di restare fedeli a se stessi anche quando sarebbe più facile adattarsi. È quel sentimento profondo che ci fa dire: “Sto bene qui, anche se non è perfetto”. Sentirsi a casa, per Galimberti, non significa non avere dubbi, ma non tradirsi.
Ed è proprio questo che rende possibile anche l’amore per gli altri. Perché chi non sa chi è, ama per bisogno. Chi invece ha un’identità riconosciuta, ama per scelta. Restare fedeli a se stessi non ci isola: ci rende più autentici nelle relazioni. Meno dipendenti, meno ricattabili emotivamente, più veri.
Perché questa frase ci serve oggi
In un’epoca in cui tutti ci dicono come dovremmo essere, pensare, apparire, la frase di Galimberti è una specie di salvagente filosofico. Ci ricorda che non siamo nati per piacere a tutti, ma per essere qualcuno. E che l’amore, quello vero, parte sempre da una lealtà: quella verso la propria identità.
Non è un messaggio comodo. Ma è tremendamente liberatorio. Perché smettere di compiacere non significa smettere di amare, ma iniziare a farlo sul serio. Prima noi stessi, poi gli altri. Senza maschere. Senza scuse. Con il cuore come bussola, finalmente.
Frasi di Umberto Galimberti sulla felicità
- “La felicità non dipende tanto dal piacere, dall’amore, dalla considerazione o dall’ammirazione altrui, quanto dalla piena accettazione di sé.”
- “La felicità, nonostante la pubblicità vi illuda, non ci viene dall’ultima generazione di telefonini o di computer, e più in generale di ‘prodotti’, ma da uno straccio di ‘relazione in più’.”
- “Forse la felicità sta proprio qui: dimenticare se stessi e farsi vivere dal mondo.”
- “Distratti da noi, fino a diventare perfetti sconosciuti a noi stessi, ci arrampichiamo ogni giorno su pareti lisce per raggiungere modelli di felicità che abbiamo assunto dall’esterno.”
- “La felicità non è un diritto, ma una possibilità che si realizza solo quando si è capaci di vivere pienamente il presente.”
- “La felicità è una conquista interiore, non un bene da consumare.”
Leggi altre frasi celebri di Umberto Galimberti e le frasi celebri sulla felicità