Nicola Gratteri è un magistrato che da trent’anni vive sotto scorta perché ha scelto di combattere la ‘ndrangheta sul campo. Non è uno che può permettersi slogan vuoti. Quando dice che i giovani non sono il problema ma la soluzione, lo dice da chi di giovani ne ha visti migliaia nelle scuole di tutta Italia e ne ha visti anche altri, finiti nelle mani della criminalità per mancanza di alternative. La sua non è fiducia cieca: è la valutazione di chi conosce entrambi i lati del problema.

I giovani non sono il problema
“I giovani non sono il problema, ma la soluzione. Dobbiamo ascoltarli e coinvolgerli.“
La frase si divide in due parti da leggere insieme. La prima rovescia il paradigma dominante: ogni volta che un adulto si lamenta di “questi giovani” – svogliati, dipendenti dal telefono, senza valori – sta sbagliando bersaglio. I giovani sono il prodotto della società che gli adulti hanno costruito. Se quella società ha creato contesti senza opportunità e senza cultura della legalità, il problema non è chi è cresciuto in quel contesto.
La seconda parte è la più impegnativa: dobbiamo ascoltarli e coinvolgerli. Non gestirli dall’alto, ma renderli protagonisti del cambiamento che si vuole produrre.
Senza prospettive, sono fragili
“Un ragazzo senza prospettive è un ragazzo fragile, più facile da condizionare.”
Questa frase spiega meglio di qualsiasi trattato criminologico perché i giovani finiscono nella criminalità organizzata. Non è la malvagità innata, non è la famiglia “sbagliata” in senso genetico; è la mancanza di alternative credibili.
Un ragazzo che non vede davanti a sé nessuna via percorribile verso una vita dignitosa è vulnerabile. La ‘ndrangheta, la camorra, qualsiasi organizzazione criminale, lo sa e ne approfitta: offre identità, denaro, appartenenza, protezione. Tutto quello che lo Stato non è riuscito a garantire.
Gratteri lo sa dall’esperienza diretta: quei giovani non sono diversi dagli altri. Sono stati abbandonati prima.
Lavoro, cultura e dignità come alternativa
“Solo con lavoro, cultura e dignità possiamo dare ai giovani un’alternativa concreta alla criminalità.”
È la risposta pratica alle prime due frasi. Non basta denunciare il problema, non basta sperare che i giovani “scelgano il bene” per forza morale; occorre costruire le condizioni in cui quella scelta sia realmente possibile. Il lavoro come fondamento dell’autonomia. La cultura come strumento per capire il mondo e capire se stessi. La dignità come prerequisito di tutto il resto: senza sentirsi degni di una vita buona, non si può nemmeno concepire di volerla.
Gratteri ha dedicato anni a portare questo messaggio nelle scuole – dai piccoli paesi calabresi alle grandi città – proprio perché è convinto che la prevenzione valga più della repressione, e che la prevenzione si faccia con la presenza, non con le circolari.
I giovani come motore del cambiamento
“I giovani devono diventare il motore del cambiamento sociale, l’unico modo per sconfiggere le mafie.“
La parola “motore” non è casuale. Non dice “strumento”, non dice “futuro”, non dice “speranza”. Dice motore: qualcosa che genera il movimento, che produce l’energia necessaria. I giovani non aspettano il permesso degli adulti per cambiare le cose, o almeno, non dovrebbero. Il problema è che spesso quel permesso non arriva mai, sostituito da sfiducia, burocrazia, mancanza di spazi in cui essere protagonisti.
Sconfiggere le mafie, per Gratteri, non è solo un’operazione giudiziaria, è una trasformazione culturale che deve essere guidata e vissuta da chi ha più da guadagnare da un mondo più giusto: le nuove generazioni.
Chi è Gratteri e perché vale la pena ascoltarlo sui giovani
Nicola Gratteri parla di giovani con un’autorità che non nasce dai libri, ma dal campo. Ha incontrato decine di migliaia di ragazzi nelle scuole di tutta Italia, dal profondo Sud alle città del Nord, portando il messaggio che la legalità non è solo un valore astratto, ma una condizione pratica di libertà. E ha visto – nei fascicoli processuali, nelle testimonianze, nelle storie delle famiglie distrutte dalla ‘ndrangheta – cosa succede quando quel messaggio non arriva, quando i giovani crescono senza prospettive e senza esempi.
La sua non è fiducia ingenua: è la scelta consapevole di chi potrebbe cedere al cinismo dopo trent’anni di scorta, e invece continua a credere che il cambiamento sia possibile. Proprio perché lo vede ogni volta che un ragazzo esce da una sua conferenza con qualcosa di diverso nello sguardo.
BIO di Nicola Gratteri
Nicola Gratteri (Gerace, 1959) è magistrato italiano, attuale Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Napoli, già Procuratore di Catanzaro. Ha dedicato la carriera al contrasto della ‘ndrangheta e vive sotto scorta da oltre trent’anni. È autore di numerosi libri scritti con Antonio Nicaso, tra cui Acqua Santissima e La malapianta. Tiene regolarmente incontri con studenti in tutta Italia sulla cultura della legalità.
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