Ci sono frasi che non accarezzano, ma svegliano. Frasi che non consolano, ma fanno luce. Una di queste è di Agnese Scappini e dice così:
“Nei rapporti tossici continuiamo a guardare l’altro come si vorrebbe che fosse e non come è veramente, e nello stesso momento l’altro continua a guardarci non per come siamo ma per come vorrebbe che noi fossimo.”
È una frase che non ti prende per mano: ti prende per le spalle e ti gira verso uno specchio. E se stai vivendo (o hai vissuto) una relazione faticosa, sbilanciata, piena di “se solo cambiasse…”, quello specchio può fare male. Ma è proprio lì che inizia la libertà.
Agnese Scappini parla di rapporti tossici senza drammatizzare e senza romanticizzarli. Li chiama per nome. E soprattutto li smonta, pezzo per pezzo, con un linguaggio comprensibile, diretto, tagliente quanto basta per arrivare dritto al punto.

Chi è Agnese Scappini
Agnese Scappini è una professionista che si occupa di relazioni, dinamiche affettive e benessere emotivo. Ha la capacità rara di tradurre concetti complessi in parole quotidiane. Parla di legami disfunzionali senza colpevolizzare e senza salvatori: mette al centro la responsabilità emotiva, quella vera.
Il suo lavoro di divulgazione è apprezzato perché non offre frasi motivazionali da poster, ma strumenti di consapevolezza. Non promette amori perfetti: invita a relazioni reali. Ed è una differenza enorme.
Cosa sono i rapporti tossici, secondo Agnese Scappini
Nella frase che abbiamo citato all’inizio di questo articolo c’è il cuore del problema: l’idealizzazione reciproca. Nei rapporti tossici non vediamo l’altro. Vediamo una versione immaginata, potenziale, futura. E pretendiamo che prima o poi coincida con la realtà.
Allo stesso tempo, accettiamo che l’altro faccia lo stesso con noi. Ci guarda non per quello che siamo, ma per quello che dovremmo diventare. Più accomodanti. Meno sensibili. Più forti. Più silenziosi. Più tutto ciò che serve a non disturbare. Questo meccanismo crea un paradosso crudele: nessuno dei due è mai abbastanza, perché nessuno dei due è davvero visto.
Perché questa frase è una bussola potentissima
La forza di questa affermazione sta nella sua utilità pratica. Può diventare una domanda da farsi, senza panico e senza drammi:
- Sto amando questa persona per quello che è oggi o per quello che spero diventi?
- Mi sento libero di essere me stesso o sempre in manutenzione emotiva?
Se la relazione si regge su un continuo “quando cambierà” o “se solo capisse”, non è crescita condivisa: è attesa logorante.
Agnese Scappini ci invita a notare un segnale spesso ignorato: la fatica costante. Non la fatica sana di crescere insieme, ma quella che ti svuota, ti fa sentire sempre in difetto, sempre da correggere.
La tossicità nella vita quotidiana
Pensiamo a situazioni comuni:
- Resti in una relazione perché “in fondo ha un grande potenziale”.
- Giustifichi comportamenti che ti feriscono dicendo “non lo fa apposta”.
- Ti senti amato solo quando ti adatti.
In questi casi non stai scegliendo una persona. Stai scegliendo un progetto. E le persone non sono cantieri.
Agnese Scappini è molto chiara su questo punto: l’amore non è educazione forzata, né sopportazione eroica. È incontro tra due realtà, non tra due aspettative.
Molti studi sulle relazioni di coppia mostrano che l’idealizzazione prolungata del partner è associata a maggiore insoddisfazione, conflitti ricorrenti e perdita dell’identità personale. Quando l’amore diventa condizionato al cambiamento dell’altro, aumenta l’ansia e diminuisce il benessere emotivo.
In altre parole: non vedere l’altro per ciò che è ha un costo psicologico altissimo.
Impariamo a distinguere tra relazione e illusione
La frase di Agnese Scappini non serve a etichettare tutti gli amori difficili come tossici. Serve a fare chiarezza. A distinguere tra relazione e illusione.
Se per stare insieme bisogna diventare qualcun altro, forse non è amore. Se l’altro ti ama solo a patto che cambi, forse non ti sta amando: ti sta aspettando. Ed è qui la lezione più potente: l’amore vero non ha bisogno di immaginarti diverso. Ti guarda. Ti vede. E decide se restare. Fa paura, sì. Ma è anche l’unico modo per smettere di perdersi insieme e iniziare, finalmente, a incontrarsi davvero.
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