Psicoanalista, oltre che figura molto nota al grande pubblico, Umberto Galimberti riesce sempre, con la sua calma inconfondibile, a offrire uno sguardo profondo e mai banale sulla famiglia. Parlando di genitori e bambini, cattura l’attenzione perché mostra come l’educazione sia un percorso complesso, una prova continua che non conosce un vero punto di arrivo.
Comprendere davvero ciò di cui un figlio ha bisogno non è semplice e, spesso, nel tentativo di farlo divertire a tutti i costi, si finisce per riempire ogni momento di attività. Così si dimentica che anche la noia è un’esperienza fondamentale, uno spazio necessario alla crescita e all’immaginazione.

Chi è Umberto Galimberti
Umberto Galimberti è nato a Monza nel 1942. Filosofo, psicoanalista, professore di Antropologia culturale e Filosofia della storia, ha dedicato i suoi studi alla filosofia, all’antropologia culturale e alla psicologia.
Attento osservatore del presente, concentra la sua riflessione sulle fragilità della società contemporanea. Attraverso i suoi interventi e le sue opere, affronta numerosi temi, ma è soprattutto parlando di genitori e figli che riesce a coinvolgere e conquistare un pubblico ampio e trasversale, fatto di lettori e ascoltatori molto diversi tra loro.
La noia come stimolo secondo Galimberti
Oggi i bambini sono sempre più coinvolti in attività pensate per stimolarli: dalla danza alla musica, dall’arte allo sport. Un susseguirsi di impegni che, dall’uscita da scuola fino all’ora di andare a dormire, riempie ogni momento della giornata e lascia poco spazio a un’esperienza naturale, spesso temuta e contrastata: la noia. Galimberti ci dice:
“La noia è fondamentale nei bambini. Se ti annoi, inventi. Se invece sei pieno di cose, non inventi niente.”
Un’affermazione che può sembrare paradossale, ma che invita a riflettere. L’iperstimolazione a cui sono sottoposti bambini e adolescenti non li rende necessariamente più preparati; al contrario, rischia di renderli passivi, incapaci di sostare nel vuoto. È proprio quando non c’è nulla da fare, quando lo sguardo si perde su una parete bianca, che lentamente prende forma una capacità sempre più rara: la creatività.
La noia genera creatività: una qualità rara nella società contemporanea
Se da una parte assistiamo a una costante iperstimolazione, dall’altra smartphone, tablet, computer e Intelligenza Artificiale completano un mix potenzialmente soffocante per ogni forma di creatività. In questo scenario, la noia richiamata da Galimberti torna a essere una condizione necessaria.
Il bambino, infatti, non dovrebbe essere trattato come un oggetto da intrattenere senza sosta: nel corso della giornata ha bisogno anche di spazi vuoti, di momenti in cui possa entrare in contatto con sé stesso. Quando il bambino si annoia:
- non ha soluzioni già pronte;
- non riceve stimoli dall’esterno;
- è “costretto” a produrre senso da sé, attivando immaginazione e creatività.
Essere costantemente “pieni” di impegni, nella società contemporanea, è spesso percepito come un valore positivo, ma in realtà rischia di diventare dannoso: tutto è già deciso, organizzato, previsto.
Così i bambini perdono la possibilità di annoiarsi e, con essa, quella di immaginare e fantasticare. Lasciateli annoiare, ogni tanto: è anche attraverso il vuoto che possono sviluppare capacità sempre più rare, rafforzare le proprie abilità cognitive e conoscere meglio sé stessi, lontano da stimoli continui e, soprattutto, tecnologici.
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