Ammettiamolo: la solitudine è una parola che mette a disagio. La associamo subito all’abbandono, al vuoto, a una stanza silenziosa con una lampadina tremolante. Eppure Friedrich Nietzsche, che di disagio se ne intendeva parecchio, ci invita a guardarla in faccia senza scappare. Anzi, ci provoca, ci punge, ci mette alle strette con una frase che non lascia scampo:
“Nella solitudine, il solitario divora se stesso. Nella moltitudine, lo divorano i molti. Ora scegli.”
Non è una frase consolatoria. Non è una carezza. È uno schiaffo filosofico. Ma proprio per questo è utile. Perché Nietzsche non parla della solitudine come di una maledizione, bensì come di una condizione inevitabile. La vera domanda, per lui, non è se saremo soli, ma come lo saremo.

Chi era Friedrich Nietzsche
Friedrich Nietzsche (1844-1900) non era un filosofo da salotto. Era un uomo profondamente solo, per scelta e per destino. Professore universitario giovanissimo, si dimise presto per problemi di salute. Non ebbe una famiglia sua, ebbe pochissimi amici veri, rapporti affettivi tormentati e una vita nomade, trascorsa tra pensioncine, camere in affitto e lunghe passeggiate solitarie.
Nietzsche la solitudine l’ha vissuta fino in fondo. Non l’ha osservata da lontano: l’ha abitata, esplorata, sofferta e trasformata in pensiero.
Nei suoi testi – da Così parlò Zarathustra a Umano, troppo umano – la solitudine non è mai sentimentalismo. È una palestra. Un luogo duro, sì, ma necessario per diventare se stessi.
Cosa significa “divorare se stessi“
Quando Nietzsche dice: “Nella solitudine, il solitario divora se stesso”, non sta dicendo che stare soli sia facile o piacevole. Al contrario. Divorare se stessi significa fare i conti con ciò che siamo davvero, senza distrazioni. Niente maschere sociali, niente rumore di fondo, niente applausi. Nella solitudine emergono le paure, le contraddizioni, i desideri che fingiamo di non avere. È scomodo. A tratti indigesto. Ma è anche l’unico modo per conoscersi sul serio.
Nietzsche lo ribadisce quando scrive:
“Chi non sa stare solo, guardi di non cercare la folla.”
Perché la folla, per lui, non è compagnia: è anestesia.
Il pericolo opposto: essere divorati dagli altri
E qui arriva la seconda parte della frase: “Nella moltitudine, lo divorano i molti.” Stare sempre con gli altri non significa automaticamente non essere soli. Anzi, spesso è il contrario. Nella moltitudine rischiamo di perdere noi stessi, di adattarci, di smussarci, di diventare più accettabili e meno autentici.
Nietzsche era spietato su questo punto. Diffidava del conformismo, del “si è sempre fatto così”, delle opinioni prese in prestito. Per lui, chi fugge dalla solitudine per rifugiarsi continuamente negli altri finisce per vivere una vita non sua.
E qui la frase diventa attualissima. Social network, chat infinite, agenda piena, zero silenzi. Mai soli, ma spesso vuoti. Divorati non fisicamente, ma interiormente.
Siamo sempre soli, anche in mezzo agli altri
Il punto centrale è questo: la solitudine è sempre presente. Anche in mezzo agli altri. Anche in una relazione. Anche in una stanza piena di gente. La differenza la fa il rapporto che abbiamo con noi stessi.
Nietzsche non ci dice “scegli la solitudine”. Ci dice: scegli consapevolmente. Perché se non impari a stare con te, finirai per usare gli altri come stampella emotiva. E questo, prima o poi, presenta il conto. Lo dice in modo chiarissimo:
“La via verso se stessi passa attraverso mille solitudini.”
Nietzsche nella vita di tutti i giorni
Pensiamo a situazioni comuni:
- restare in una relazione solo per non sentirsi soli;
- riempire ogni momento libero pur di non ascoltare i propri pensieri;
- dire sempre sì per paura di essere esclusi.
Nietzsche direbbe che in tutti questi casi non stiamo evitando la solitudine: la stiamo solo mascherando. E peggio ancora, stiamo rinunciando a noi stessi. Imparare a stare soli, invece, significa poter scegliere gli altri senza bisogno. E questo cambia tutto.
Studi psicologici recenti confermano che la capacità di stare bene da soli è legata a una maggiore regolazione emotiva, creatività e consapevolezza di sé. Non si parla di isolamento, ma di solitudine scelta.
Chi sa tollerare il silenzio tende a dipendere meno dal giudizio esterno e a costruire relazioni più sane. Esattamente ciò che Nietzsche auspicava, anche senza grafici e statistiche.
Scegliere, ogni giorno
La frase: “Ora scegli”, è il vero colpo di genio. Perché la scelta non si fa una volta sola. Si fa ogni giorno.
Scegli se divorarti per crescere o farti divorare per essere accettato.
Scegli se usare la solitudine come spazio di costruzione o come mostro da evitare.
Scegli se stare con gli altri per piacere o per paura.
Nietzsche non promette conforto. Promette verità. E a volte, è esattamente ciò di cui abbiamo bisogno.
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