“La pazienza è la virtù dei forti”. Almeno, così ci dice un proverbio che ha fatto la storia. Ma ci siamo chiesto il perché? Spesso fraintesa come attesa passiva o semplice rinuncia, la pazienza in realtà è la capacità di non lasciarsi guidare dall’urgenza e dall’impulso.
Stiamo vivendo l’epoca della fretta e, anche nel quotidiano, siamo abituati a cercare soluzioni immediate (a portata di click) ma la fretta raramente, spesso, complica le situazioni o ne genera di nuove. Già Platone suggeriva, attraverso il suo modo di intendere la conoscenza, che comprendere richiede tempo. È nel sostare, più che nel correre, che si sviluppa quella forza di cui ci parla il proverbio. Attenzione, però. Pazientare non elimina i problemi, ma cambia il modo in cui li attraversiamo perché smettiamo di reagire e iniziamo davvero ad affrontare ciò che abbiamo davanti.

Perché la pazienza è la migliore soluzione?
“La miglior soluzione a tutti i problemi è la pazienza.”
Questo aforisma, attribuito a Platone, ci racconta una verità talmente banale quanto nascosta sotto un velo: si deve rinunciare all’illusione che tutto possa risolversi subito, e accettare che ciò che conta davvero ha bisogno di tempo.
La pazienza è un particolare tipo di forza quieta: una definizione che può sembrare paradossa, ma che ci permette di restare quando vorremmo scappare, di resistere quando tutto sembra cedere, di credere che qualcosa, anche se invisibile, si stia muovendo. E allora, forse, il senso più profondo di questo breve aforisma è semplice: non tutto si risolve subito, ma tutto può essere attraversato – e spesso è proprio aspettando, senza arrendersi, che i problemi iniziano davvero a sciogliersi.
Siamo nati per cercarci, ma è la pazienza che ci insegna ad amarci davvero
“Dopo che la natura umana fu divisa in due parti, ogni metà per desiderio dell’altra tentava di entrare in congiunzione e cingendosi con le braccia e stringendosi l’un l’altra, se ne morivano di fame e di torpore per non volere fare nulla l’una separatamente dall’altra.”
Questa può sembrare una delle frasi romantiche per eccellenza, ma in queste parole Platone esprime ci mostra non solo l’immagine delle due metà che si stringono fino a dimenticare tutto il resto è intensa perché descrive un amore istintivo e impellente, capace di consumare chi lo prova.
Platone ci racconta anche un’altra storia. Quando però il bisogno di unione diventa assoluto al punto da farci perdere noi stessi, si comprende che il modo migliore per superare questa fragilità non è la fusione immediata, ma la capacità di restare integri, di non annullarsi nell’altro e di attraversare la distanza senza smarrirsi ed solo la pazienza che permette di trasformare un impulso cieco in un legame più consapevole, capace di unire senza consumare. Solo così l’amore smette di dipendere dall’urgenza e diventa una forza che completa davvero, senza distruggere ciò che lo vive.
La pazienza ci libera dai problemi?
“Il virtuoso si accontenta di sognare quello che il peccatore realizza nella vita.”
È nello spazio tra ciò che proviamo e ciò che facciamo che nasce la pazienza. Agire d’impulso dà l’illusione di essere vivi, ma spesso significa farsi guidare dall’urgenza. Il virtuoso, invece, non nega il desiderio: lo osserva, lo attraversa, e non si lascia trascinare.
Immaginate se il vostro capo vi critica sul lavoro svolto. La vostra reazione immediata potrebbe essere difendersi o rispondere con irritazione. Però, sarebbe bene fermarsi anche solo un momento permette di rileggere, capire cosa si prova e decidere come rispondere. In quello spazio si passa dalla reazione alla scelta. È la pazienza di non agire subito, per non essere schiavi dell’impulso. Aspettare non significa perdere, ma riconoscere il momento giusto. In quella distanza tra desiderio e azione non c’è rinuncia: c’è libertà.
Perché dobbiamo imparare dal tempo
“Se non avessimo mai veduto le stelle, e il sole, e il cielo, nessuna delle parole che abbiamo detto sull’universo sarebbe stata mai pronunciata. Ma ora la visione del giorno e della notte, e dei mesi e dell’evolvere degli anni, ha creato il numero, e ci ha dato una concezione del tempo e il potere di indagare sulla natura dell’universo; e da questa sorgente abbiamo tratto la filosofia, di cui un bene maggiore non fu e non sarà mai donato dagli dei all’uomo mortale.”
Concludiamo con quest’ultimo passo attribuito a Platone. La conoscenza nasce dall’osservazione costante della realtà, un processo che richiede pazienza. Senza attesa e continuità nello sguardo, non avrebbero preso forma né le domande né la consapevolezza.
Platone ricorda che ciò che conta emerge nel tempo, a chi sa osservare senza forzare i processi. Anche nelle difficoltà, questa capacità di attendere evita lo smarrimento e permette al tempo di chiarire e orientare.
BIO di Platone
Platone (428/427 a.C. – 348/347 a.C.) è tra i maggiori filosofi della Grecia antica. Secondo la tradizione, alla nascita gli fu dato il nome del nonno, Aristocle. Ricevette un’educazione inizialmente orientata alle arti, studiando musica, pittura e letteratura, ambito in cui si distinse anche come autore di poesie e opere teatrali. In gioventù si avvicinò alla filosofia, entrando in contatto con maestri come Cratilo.
Determinante per il suo pensiero fu l’insegnamento di Socrate, che Platone rielaborò nei suoi scritti, spesso costruiti come dialoghi in cui il maestro compare come figura centrale. Le sue opere, tra cui La Repubblica, Il Simposio e Il Critone, sono rimaste un punto di riferimento fondamentale nella storia della filosofia.