La brutale citazione di Crepet su chi cerca like per sentirsi qualcuno: Hai barattato la tua intimità con niente

Paolo Crepet è tra le voci più scomode del dibattito pubblico italiano sul benessere psicologico. Scomodo non perché ami la provocazione fine a se stessa, ma perché dice cose che molti preferirebbero non sentirsi dire, soprattutto quando riguardano i comportamenti che hanno normalizzato senza accorgersene. La frase che ha dedicato alla dipendenza dai social e dal giudizio altrui è una di queste.

citazione di Crepet per chi dipende dal giudizio altrui

Lo straccio d’identità

Per solitudine o per carenza di affetto, molti giovani e non solo sono indotti a «pubblicarsi» perché soltanto così riescono a sentirsi socialmente apprezzati. Una violenza terribile. Temo che queste persone si stiano condannando a sentirsi perdute se non si sentono «pubbliche», ho paura che abbiano barattato la propria intimità per uno straccio d’identità che esiste solo se viene riconosciuta da altri. L’autostima di milioni di persone dipende dal numero di followers che possono vantare.”

La frase di Crepet usa una parola che va sottolineata: “barattato“. Non “perso” per distrazione, non “ceduto” per ingenuità: barattato. Cioè scambiato consapevolmente, anche se non sempre consciamente, un bene prezioso (l’intimità, l’identità autonoma) con qualcosa di molto meno solido (la visibilità pubblica, il numero di follower). È uno scambio che in apparenza sembra vantaggioso – più visibilità, più approvazione, più sensazione di essere apprezzati – ma che nel tempo produce l’effetto opposto.

Il meccanismo della dipendenza

Crepet descrive una dinamica che gli psicologi conoscono come “locus of control esterno”: quando l’autostima dipende da fattori esterni (i like, i follower) invece che da una valutazione interna, si crea una dipendenza strutturale. I feedback positivi fanno stare bene; quando calano, si sta male. Poiché i feedback social sono discontinui e imprevedibili, chi dipende da essi vive in uno stato di instabilità permanente.

Il problema, dice Crepet, non è che i giovani cerchino approvazione; è umano, è sempre esistito. Il problema è che oggi l’approvazione è quantificabile, confrontabile, visibile in tempo reale. Si sa esattamente quanti like ha ricevuto un post e quanti follower in più o in meno si hanno rispetto a ieri.

Il confronto come trappola

Uno degli effetti più studiati delle piattaforme social è il confronto sociale costante. Prima dell’era digitale ci si confrontava con le persone che si conosceva; un campione limitato, imperfetto, ma umano. Oggi ci si confronta con una selezione curata delle vite altrui: le foto migliori, i momenti più felici, i successi più visibili. Il confronto è strutturalmente sfavorevole perché è asimmetrico: si vede il meglio degli altri e il tutto di sé stessi, inclusi i momenti bui.

Crepet collega questa dinamica direttamente all’autostima: quando il proprio valore percepito dipende da come ci si misura con gli altri, e il confronto è sempre con versioni ottimizzate della realtà altrui, il risultato è una svalutazione progressiva di sé. Non per mancanza di qualità reali, ma per un meccanismo di percezione distorto che i social amplificano sistematicamente.

La soluzione: ritrovare il centro interiore

Crepet non è un moralista anti-tecnologia. La sua proposta non è “cancellate i profili social”. È più profonda e più difficile: imparare a non averne bisogno per esistere. Significa sviluppare quella che in psicologia si chiama “autostima incondizionata”, la capacità di valutarsi in modo relativamente indipendente dall’approvazione esterna.

Questo non si costruisce con le app o con le diete di detox digitale. Si costruisce con il tempo, con la qualità delle relazioni reali, con la capacità di stare soli senza sentirsi perduti, con l’abitudine di fare cose che non si documentano e non si pubblicano. Crepet chiama tutto questo “intimità”, e la difende non come lusso romantico, ma come condizione necessaria per la salute psicologica.

La parola “intimità” nella frase di Crepet non è usata in senso fisico; è l’intimità psicologica, quella zona interna in cui si sa chi si è indipendentemente da come ci vedono gli altri. È lo spazio in cui si esiste anche senza pubblico. Crepet sostiene che questo spazio stia diventando sempre più piccolo per una generazione cresciuta con l’abitudine di documentare tutto, condividere tutto, cercare conferma per tutto.

La soluzione che propone non è la rinuncia ai social, ma la riscoperta di qualcosa di molto più antico: la capacità di stare con se stessi, di guardarsi senza paura, di trovare il proprio valore dentro invece che fuori.

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