C’è una domanda che Schopenhauer ti lancia in faccia senza nemmeno chiederti il permesso: cosa fai con il tuo tempo? Non nel senso dell’efficienza, non della produttività. Nel senso di cosa rivela di te il modo in cui trascorri le tue ore. Arthur Schopenhauer – filosofo tedesco nato a Danzica nel 1788, il grande pessimista che vedeva la realtà come nessuno voleva vederla – aveva capito qualcosa sul tempo che la maggior parte delle persone preferisce non vedere. Passava ore da solo a leggere, a scrivere, a pensare, e guardava con un misto di compassione e ironia chi invece non riusciva a sopportare cinque minuti di silenzio.

1. Passare il tempo o utilizzarlo
“La gente comune si preoccupa unicamente di passare il tempo; chi ha un qualche talento pensa invece a utilizzarlo.“
Questa frase è scomoda perché divide il mondo in due categorie con una crudeltà che non lascia spazio a sfumature. Non è un giudizio morale: è un’osservazione. La gente comune non è cattiva: è orientata a far passare il tempo, a riempire le ore, a evitare la noia. Chi ha un talento — che Schopenhauer intende non solo come dote artistica, ma come qualsiasi capacità superiore alla media – sente il tempo come una risorsa da usare, non da eliminare.
Fermati un secondo: quando hai tempo libero, cosa cerchi? Uno stimolo che ti occupi? O qualcosa da fare con quella libertà? La differenza, dice Schopenhauer, è tutto.
2. L’esistenza irrequieta e la noia
“La nostra esistenza è qualcosa di essenzialmente irrequieto: l’inattività completa ci risulta insopportabile, determinando la più spaventosa noia.“
Da Parerga e Paralipomena. La noia, per Schopenhauer, non è semplicemente la mancanza di stimoli, è la rivelazione del vuoto. Quando non c’è niente a occupare la mente, emerge quello che c’è davvero: e se non c’è niente di proprio, di autentico, di coltivato, la noia diventa insopportabile. Si fugge da essa nel rumore, nell’intrattenimento, nella distrazione continua.
Ma chi ha imparato a stare con se stesso – chi ha qualcosa dentro da cui attingere – non teme la quiete. La quiete è il suo spazio naturale. La noia arriva solo a chi non ha ancora trovato cosa fare con la propria mente.
Schopenhauer e la solitudine come scelta
Prima di leggere la terza frase, vale la pena ricordare chi la stava scrivendo. Schopenhauer era un uomo che aveva scelto consapevolmente una vita ritirata, non per depressione, non per incapacità di relazionarsi, ma perché aveva capito che la compagnia sbagliata costava più di quanto valesse. Preferiva i libri alla mondanità, il silenzio alle conversazioni futili, la propria mente alla stimolazione esterna. E questo, per lui, non era isolamento: era la condizione necessaria per usare davvero il tempo.
3. Il peso del tempo per chi non sa come usarlo
“Il tempo è come un debitore inesauribile: devi sempre pagarlo, anche quando non hai niente da dargli.“
Schopenhauer intendeva con questa frase che il tempo non si può ignorare. Non puoi semplicemente aspettare che passi senza pagare un prezzo, e il prezzo è la noia, l’irrequietezza, il senso di vuoto. Chi non sa cosa fare del proprio tempo lo sente come un peso. Chi invece sa usarlo lo trasforma in qualcosa: un’idea, un’opera, una competenza, una comprensione.
Il modo in cui senti il tempo – come nemico da battere o come risorsa da valorizzare – dice già tutto su dove sei nella tua vita. Schopenhauer stesso viveva in modo quasi monastico: pochi rapporti sociali, molte ore di lettura e scrittura, lunghe passeggiate con il suo barboncino Atma. Non per autoflagellazione, ma perché aveva trovato esattamente come usare il suo tempo in un modo che gli sembrasse davvero pienamente autentico. E non aveva nessuna intenzione di sprecare un secondo in conversazioni futili che non lo interessavano minimamente. Schopenhauer non ti giudica: ti osserva. E quella osservazione, a volte, è peggio del giudizio.
La domanda che ti lascia queste tre frasi
Mettile insieme. La gente comune passa il tempo; chi ha talento lo usa. L’esistenza irrequieta produce noia se non c’è niente dentro. Il tempo è un debito che si paga comunque.
La domanda finale è semplice, ma non facile: come stai pagando il tuo? Non ogni giorno deve essere produttivo nel senso occidentale e ansiogeno del termine. Ma ogni giorno dovresti avere qualcosa – una lettura, un pensiero, una conversazione, un progetto – che lo distingue dal precedente. Non per essere migliore degli altri. Per non sprecare quello che hai già. Il tempo è l’unica cosa che non puoi comprare di più.
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