Massimo Cacciari è uno dei filosofi italiani più acuti nel leggere la politica e la storia in profondità, al di là delle narrazioni correnti. La sua frase sulla guerra civile come nuova forma del conflitto contemporaneo non è una provocazione intellettuale astratta: è una diagnosi precisa di quello che sta accadendo nel mondo, dall’Ucraina al Medio Oriente, dall’Iraq all’interno delle stesse democrazie occidentali.

La vera nuova guerra è bellum civile
“La vera, nuova guerra è solo bellum civile, sta in interiore della famiglia cristiana, anzi, della sua stessa famiglia.”
Cacciari usa il termine latino bellum civile – guerra civile – per descrivere la natura dei conflitti che stanno devastando il mondo contemporaneo. Non guerre tra stati chiaramente separati, non scontri tra mondi lontani e incompatibili: guerre che scoppiano all’interno di ciò che sembrava una stessa comunità, una stessa famiglia culturale, uno stesso spazio di valori condivisi.
L’attacco statunitense all’Iraq ordinato dall’amministrazione Trump, che ha riaperto ferite mai del tutto rimarginate nel Medio Oriente, rientra precisamente in questo schema: un’azione militare che non si compie contro un nemico esterno chiaramente identificabile, ma che lacera ulteriormente tessuti sociali, alleanze regionali, equilibri già fragili all’interno di quello spazio geopolitico che l’Occidente considera in qualche modo “suo”.
E il conflitto Russia-Ucraina è la dimostrazione più drammatica di come la guerra civile possa scoppiare tra popoli che per secoli hanno condiviso lingua, cultura, famiglia: fratelli che si trovano a combattersi per ragioni in cui i confini tra aggredito e aggressore, tra libertà e nazionalismo, tra difesa e conquista, non sono mai così netti come le narrazioni ufficiali vogliono far credere.
Il nemico dentro casa
Ciò che Massimo Cacciari intende con “interiore della famiglia” è precisamente questo: i conflitti più devastanti del presente non nascono dall’incontro con un “altro” radicalmente diverso, ma dalla frattura interna a ciò che sembrava un noi.
È più devastante – psicologicamente, politicamente, civilmente – scoprire che il nemico è dentro di te, è parte di te, condivide le tue radici, i tuoi riferimenti, il tuo immaginario. Perché non permette la semplificazione del “noi contro loro”: impone di fare i conti con la propria contraddizione interna, con la violenza che esiste anche dentro ciò che si ama.
Questa analisi vale anche sul piano politico interno delle democrazie occidentali: le polarizzazioni sempre più acute, i linguaggi sempre più bellicosi tra fazioni politiche che condividono la stessa costituzione e la stessa storia, la difficoltà crescente di riconoscere l’avversario come parte legittima dello stesso corpo sociale. La guerra civile, in questo senso, non ha bisogno di armi per manifestarsi: può essere culturale, comunicativa, istituzionale. Ma produce le stesse lacerazioni.
Perché questa frase mette in guardia
La frase di Cacciari non è pessimista: è lucida. E la lucidità è la prima forma di resistenza. Riconoscere che il conflitto è interno – che non basta individuare un nemico esterno e combatterlo per ritrovare la pace – significa capire che la pace richiede qualcosa di più difficile: il lavoro interno, la capacità di tenere insieme le contraddizioni, il coraggio di restare in dialogo anche quando il dialogo brucia.
Il vero pericolo che Cacciari segnala non è la guerra come evento militare isolato: è la guerra come struttura del pensiero. Quando si comincia a dividere il mondo in amici assoluti e nemici assoluti, quando si smette di riconoscere l’avversario come parte dello stesso corpo civile, quando le parole del dibattito pubblico si caricano del vocabolario della distruzione, la guerra civile è già iniziata, anche in assenza di armi.
E il passo da quella guerra di parole e simboli a quella di sangue è meno lungo di quanto si voglia credere. La storia del Novecento lo ha dimostrato con una chiarezza che nessun filosofo ha bisogno di aggiungere.
Citazioni di Massimo Cacciari sulla guerra
- “La vera, nuova guerra è solo bellum civile, sta in interiore della famiglia cristiana, anzi, della sua stessa famiglia.”
- “Laddove vi è un effettiva capacità di obbedienza, cioè di ascolto e di responsabilità […] soltanto in questa dimensione ci può essere libertà.”
BIO di Massimo Cacciari
Massimo Cacciari (Venezia, 1944) è filosofo, saggista e politico italiano, tra i più importanti pensatori italiani contemporanei. Professore emerito di Estetica all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, ha sviluppato un pensiero originale che intreccia filosofia, teologia politica e critica della modernità. Tra le opere principali: Krisis (1976), Icone della legge (1985), Dell’Inizio (1990), Il potere che frena (2013). È stato più volte sindaco di Venezia. Il suo stile di pensiero – rigoroso, capace di attraversare Heidegger, Benjamin e la tradizione teologica – lo rende una voce indispensabile per comprendere le contraddizioni della civiltà occidentale contemporanea.
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