Ci sono momenti nella vita in cui il tempo sembra cambiare ritmo. Piano piano, cominciamo a custodire ricordi con maggiore cura, a rimpiangere scelte passate e a sentire la nostalgia di quelle volte in cui, da giovani, ci siamo tirati indietro. È la stagione dell’essere, come la definiscono i filosofi: un periodo in cui il passato riaffiora con forza e il futuro smette di sembrare distante. Ma, per citare Epicuro, mai così rapidamente da impedirci di assaporare la felicità.

Chi era Epicuro
Epicuro nacque a Samo nel 341 a.C., una piccola isola greca. A soli 32 anni fondò la sua scuola di filosofia, il Giardino, che godette di grande longevità: influenzò il pensiero dal VI secolo a.C. fino al II secolo d.C., per poi essere riscoperta e reinterpretata durante l’Umanesimo e il Rinascimento, giungendo fino a noi. La figura di Epicuro divenne presto oggetto di leggende e miti, caricata di valori quasi divini. I suoi allievi, nel corso dei secoli, lo venerarono non solo come maestro e guida, ma come una figura quasi sacra.
Per Epicuro, la filosofia aveva una funzione terapeutica: non amava gli eccessi e disprezzava il lusso sfrenato. La felicità, secondo lui, era semplice da raggiungere, purché si riducessero al minimo i propri desideri. Questa “selezione” dei desideri non è qualcosa da compiere solo in gioventù: anche in età avanzata, quando ci si sente vecchi agli occhi della scienza e della vita, è possibile conoscere e sperimentare la felicità.
Quando è giusto conoscere la felicità?
Delle opere di Epicuro ci è rimasto poco, ma alcuni frammenti e i pochi testi completi, offrono ancora spunti preziosi di riflessione. Epicuro scriveva:
“Mai si è troppo giovani o troppo vecchi per la conoscenza della felicità. A qualsiasi età è bello occuparsi del benessere dell’animo nostro.”
Spesso, raggiunta una certa età, molti si sentono scoraggiati, convinti che ormai possano fare poco o nulla della propria vita. Ma l’età avanzata, se da un lato può affievolire certe forze, dall’altro è capace di rischiarare: impone il silenzio quando serve e porta alla luce parole e desideri rimasti a lungo inespressi. Può restituire quella forza e quella volontà che da giovani a volte ci mancavano, offrendo nuove possibilità di raggiungere la felicità.
Il valore della vecchiaia sta proprio nella capacità di mostrarci ciò che conta davvero. Non dobbiamo temere l’invecchiamento, ma solo una cultura che lo silenzia e lo nasconde. Epicuro ci ricorda che non esiste un’età “giusta” o “sbagliata” per riflettere sulla felicità. La felicità, nella concezione epicurea, non dipende dai piaceri esterni come ricchezza o fama, ma dalla salute dell’animo, dalla serenità e dall’assenza di turbamenti. In questo senso, ogni età è adatta alla coltivazione della saggezza pratica e alla cura del proprio benessere interiore.
Frasi di Epicuro sulla vecchiaia
- “La felicità non è mai troppo lontana da chi sa accontentarsi.”
- “Viviamo come se ogni giorno fosse l’ultimo.”
- “Non è il giovane, ma l’uomo saggio a essere felice.”
- “Non esiste piacere più grande che vivere senza paura.”
- “Invecchiando, tu sei proprio come io ti esorto ad essere, e hai riconosciuto che cosa sia il filosofare per se stesso e che cosa sia il farlo per l’Ellade. Me ne rallegro con te.”
- “Chi si dimentica dei beni tra le cose che sono successe nella sua vita, è già oggi diventato vecchio.”
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