Frasi di Liliana Segre sui campi di sterminio, ti faranno passare la voglia di lamentarti per tutto e rinascerai

Liliana Segre non è soltanto una Senatrice a vita della Repubblica Italiana: è una donna sopravvissuta ai campi di sterminio e, ogni giorno, ci ricorda con forza l’importanza di non dimenticare. La sua vita fu stravolta dalle leggi razziali fasciste e, da allora, è stata segnata da dure sofferenze. Eppure, oggi, a 95 anni, ci dimostra che la volontà di andare avanti può vincere ogni avversità e che, nonostante un passato così doloroso, è possibile continuare a impegnarsi affinché tragedie simili non si ripetano mai più.

Frasi di Liliana Segre sui campi di sterminio
Foto di Colin C Murphy su Unsplash

Chi è Liliana Segre

Nata a Milano nel 1930, Liliana Segre era ancora una bambina quando le leggi razziali fasciste sconvolsero la sua vita e quella della sua famiglia. Venne espulsa da scuola semplicemente perché ebrea. Cercò di fuggire insieme al padre, ma entrambi furono arrestati e deportati nel campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau: lei aveva appena tredici anni. Riuscì a tornare in Italia solo alla fine della Seconda Guerra Mondiale. Anche dopo la liberazione, la sua vita non fu facile: il ricordo amaro e doloroso di quegli anni continuò a pesare su di lei. Solo negli anni Novanta iniziò a raccontare la sua esperienza, spinta dalla speranza e dalla volontà di sensibilizzare le nuove generazioni.

Perché è importante coltivare la memoria

Raccontare l’indicibile, ovvero l’esperienza vissuta da Liliana Segre nel campo di sterminio nazista, è fondamentale per preservare la memoria.  Lei stessa racconta:

Chi è stato ad Auschwitz ha sentito per anni l’odore di carne bruciata: non te lo togli più di dosso. E poi rimani sempre quel numero.”

Tra il 1933 e il 1945 la Germania nazista istituì decine di migliaia di campi di concentramento, dove furono rinchiuse milioni di persone. Non si trattava solo di luoghi di prigionia per nemici reali o presunti, ma di spazi di pura crudeltà: torture, privazioni, lavori forzati e violenza estrema, in cui ogni forma di dignità veniva negata. Con l’avvento della “soluzione finale”, questi campi divennero strumenti di sterminio di massa.

Il 27 gennaio ricorre il Giorno della Memoria, data simbolica che commemora l’abbattimento dei cancelli di Auschwitz nel 1945 da parte dell’Armata Rossa. Eppure, spesso, rischiamo di dimenticare ciò che è accaduto. Come ricorda Liliana Segre:

Temo di vivere abbastanza per vedere cose che pensavo la Storia avesse definitivamente bocciato, invece erano solo sopite.”

E poi c’è chi si lamenta di tutto

Di fronte all’orrore di ciò che avvenne durante la Seconda Guerra Mondiale, una delle pagine più oscure della storia contemporanea, c’è chi si lamenta per qualsiasi cosa, senza riconoscere davvero gli sforzi compiuti per costruire la democrazia in cui oggi viviamo. La senatrice Segre torna a parlare e ricorda con forza che:

Ho paura della perdita della democrazia, perché io so cos’è la non democrazia. La democrazia si perde pian piano, nell’indifferenza generale, perché fa comodo non schierarsi.”

Viviamo immersi nel consumismo e ci lamentiamo se non riusciamo a comprare in tempo l’ultimo modello di smartphone, senza renderci conto di quanto siano effimere queste cose rispetto alla bellezza della libertà:

La bellezza, il consumismo, il successo, l’essere qualcuno sono diventati idoli. Poi gli idoli cadono e nel vuoto tornano parole antiche.”

Frasi di Liliana Segre sui campi di sterminio

  1. “Nel 1944, quando fummo deportati a Birkenau, ero una ragazza di quattordici anni, stupita dall’orrore e dalla cattiveria. Sprofondata nella solitudine, nel freddo e nella fame. Non capivo neanche dove mi avessero portato: nessuno allora sapeva di Auschwitz.”
  2. “Non mandate i figli in gita ai campi di sterminio. Lì si va in pellegrinaggio. Sono posti da visitare con gli occhi bassi, meglio in inverno con vestiti leggeri, senza mangiare il giorno prima, avendo fame per qualche ora.”

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