Milan Kundera non è uno di quegli scrittori destinati a essere dimenticati su uno scaffale polveroso: non solo i suoi libri, ma le sue stesse parole restano impresse nella mente, come sculture scolpite nel tempo.
Nato nel 1929 e scomparso nel 2023, Kundera è stato uno scrittore e saggista di fama mondiale, affermandosi come una delle voci più lucide e profonde della letteratura contemporanea, capace di interrogare l’uomo, la storia e il senso stesso dell’esistenza.
Alcune storie non possono essere dimenticate, come quelle racchiuse nel suo celebre L’insostenibile leggerezza dell’essere: già il titolo è un crogiuolo di riflessioni che attrae magneticamente il lettore, non una sola volta ma molte, perché certe domande – soprattutto quelle sulla vita – richiedono di essere affrontate ancora e ancora.

Chi era Milan Kundera
Scrittore, poeta, saggista e drammaturgo cecoslovacco, Milan Kundera studiò musica, letteratura e cinema, discipline che avrebbero profondamente influenzato la sua scrittura.
Vissuto tra due mondi – la Cecoslovacchia e la Francia – Kundera pubblicò nel 1967 il suo primo libro, Lo scherzo. In seguito a una serie di vicissitudini, tra cui la censura delle sue opere dopo l’invasione sovietica e le espulsioni dal Partito Comunista, alla fine degli anni Settanta fu costretto a emigrare a Parigi.
Continuò a scrivere romanzi fondamentali, da Il libro del riso e dell’oblio fino alla sua opera magna, L’insostenibile leggerezza dell’essere, pubblicata nel 1984: un romanzo che in breve tempo fece il giro del mondo, vendendo milioni di copie.
Già nelle opere precedenti – e in quasi tutta la sua produzione letteraria – emergono i tratti distintivi della sua poetica: una naturale commistione di politica, filosofia e storia. Secondo alcuni critici, le opere di Kundera dovrebbero essere lette come un unico corpus, poiché i temi ritornano costantemente: dall’amore all’esilio, dall’identità ai ricordi al senso stesso della vita.
La vita secondo lo scrittore dell’Einmal ist Keinmal
Quando si dà vita a un personaggio, è necessario spingersi fino in fondo alle situazioni e alle parole che lo attraversano, perché sono proprio queste a definirne l’essenza più profonda: la sua vita.
È il caso dei quattro protagonisti de L’insostenibile leggerezza dell’essere – Tomáš, Teresa, Sabina e Franz – che il lettore percepisce fin da subito nella loro interezza. Bastano poche pagine perché le loro storie tormentate ci raggiungano con una concretezza quasi irriducibile.
L’intero romanzo ruota attorno a un antico proverbio tedesco, Einmal ist keinmal, traducibile letteralmente come “Una volta è nessuna volta”. Kundera era fatto così: gli bastavano poche parole per rimandare immediatamente a un’idea più ampia e, in questo caso, per condurci a riflettere sull’unicità della vita.
“Quello che avviene soltanto una volta è come se non fosse mai avvenuto.”
Attraverso questo proverbio, Kundera sottolinea il peso delle scelte: non abbiamo alcuna possibilità di sapere se abbiamo agito bene o male, perché non possiamo sperimentare la vita prima di viverla. Ma, soprattutto, ci spinge a interrogarci sul senso stesso dell’esistenza:
“Se l’uomo può vivere una sola vita, è come se non vivesse affatto.”
Abbiamo una sola possibilità
In tutte le sue opere, Milan Kundera è riuscito a fondere ironia e profondità: gli bastavano poche parole per colpire come una freccia il cuore e la mente del lettore, e restarvi conficcate per sempre.
Kundera mette radicalmente in discussione il valore dell’unicità dell’esistenza: se abbiamo una sola possibilità, senza poter intravedere in anticipo il palcoscenico sul quale saremo gettati e senza alcuna prova generale, la nostra vita non può essere verificata.
È un po’ come quando decidiamo di cucinare una ricetta mai sperimentata, rinunciamo a qualche ingrediente e portiamo in tavola il piatto senza averlo assaggiato prima. Anche la vita funziona così: la viviamo una sola volta, senza copione né prove, e alla fine non sappiamo se abbiamo recitato bene o se abbiamo fallito.
“Non si può sapere che cosa si deve volere perché si vive una vita soltanto e non si può né confrontarla con le proprie vite precedenti, né correggerla nelle vite future.”
Se viviamo una sola vita, ogni scelta diventa irreversibile e non potremo mai sapere cosa sarebbe accaduto scegliendo diversamente: quella volta in cui non ci siamo buttati, non abbiamo chiesto alla persona che ci piaceva di uscire. Cosa sarebbe successo? Avrebbe detto sì o no? Non esiste alcun termine di paragone e proprio questa unicità, paradossalmente, rende la nostra vita anche leggera.
“Ma che valore può avere la vita se la prima prova è già la vita stessa?“
Una sola vita equivale a non vivere?
Kundera riesce a mettere in scena ogni sfumatura dell’esperienza umana: dall’ironia alla riflessione, fino alla malinconia.
Come può una sola vita equivalere a un non vivere? Le nostre sofferenze, gli amori corrisposti e quelli soltanto sognati, gli errori e le scelte – proprio perché unici – non lasciano traccia e sembrano destinati, prima o poi, a dissolversi.
Non pensate che la vostra vita non abbia valore: è proprio la sua unicità, quel tratto irripetibile, a renderla fragile, come un’esistenza continuamente in prova, senza possibilità di conferma.
Dobbiamo continuare a vivere – come già facciamo – sapendo che ogni gesto, ogni errore e ogni successo sono definitivi. Amiamo senza sapere se ciò che proviamo sia davvero amore; scegliamo senza sapere se stiamo andando incontro a noi stessi o se stiamo rinunciando alla nostra essenza; soffriamo senza poter confrontare il nostro dolore con nessun altro. Tutto ci accade una sola volta e non esiste un libretto di istruzioni che ci accompagni passo dopo passo.
Per questo, continuate a vivere la vostra vita senza cercare spiegazioni e senza tentare di correggerla. Non inseguite conferme: attraversatela nella sua fragile, ma preziosa, unicità.
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