Oscar Wilde non sopportava il giudizio. O meglio: non sopportava chi giudica fingendo di essere impeccabile. E forse è per questo che, ancora oggi, le sue frasi ci fanno sorridere, riflettere e ci danno anche una certa soddisfazione quando le usiamo per rispondere – almeno mentalmente – a chi ci ha criticato, umiliato o coperto di fango sentendosi moralmente superiore. Oscar Wilde aveva un talento raro: dire verità profondissime con la leggerezza di una battuta da salotto. Dietro l’umorismo, però, c’era una visione lucidissima della natura umana. Una visione che nasceva dall’esperienza, dal dolore, dall’essere stato giudicato e condannato da una società che si proclamava virtuosa, ma che di virtuoso aveva ben poco.

Chi era Oscar Wilde
Oscar Wilde era brillante, colto, teatrale, provocatorio. Ma era anche fragile, sensibile e profondamente umano. Amava stupire, ma detestava l’ipocrisia. E la società vittoriana in cui viveva ne era piena fino all’orlo: rigida nei costumi, severa nei giudizi, spietata con chi usciva dal seminato.
Quando Oscar Wilde fu processato e incarcerato per la sua omosessualità, non venne condannato solo da un tribunale. Venne giudicato moralmente, esposto al pubblico ludibrio, trasformato da genio letterario a “peccatore” da cancellare. Ed è proprio lì che il suo pensiero sul giudizio smette di essere solo brillante e diventa profondamente politico, umano, universale.
Cos’era il giudizio per Oscar Wilde
Per Oscar Wilde il giudizio era, nella maggior parte dei casi, un atto di superficialità travestito da moralità. Non a caso scrive:
“È assurdo dividere le persone in buone e cattive. Le persone sono o affascinanti o noiose.”
Dietro questa battuta c’è un’idea precisa: giudicare le persone in base a categorie morali rigide è comodo, ma falso. Serve a chi giudica per sentirsi dalla parte giusta, non per capire davvero l’altro. Il giudizio, per Oscar Wilde, è spesso un modo elegante per non fare i conti con se stessi. E infatti aggiunge anche:
“Il mondo giudica gli uomini in base al loro successo esteriore, non al loro valore reale.”
Una frase che oggi potremmo stampare e appendere ovunque: sui social, nei luoghi di lavoro, nelle relazioni. Perché il giudizio ama le apparenze, le etichette, le semplificazioni. La complessità, invece, richiede empatia. E l’empatia è faticosa.
Nessuno nasce santo e nessuno è condannato per sempre
“Ogni santo ha un passato e ogni peccatore ha un futuro.”
Questa frase non è una carezza. È una stilettata elegante. Oscar Wilde ci ricorda che nessuno nasce puro e nessuno è condannato per sempre. Dietro ogni “santo” c’è una storia che spesso viene taciuta, nascosta, ripulita. E dietro ogni “peccatore” c’è una possibilità di cambiamento che il giudizio altrui tenta di soffocare.
Oscar Wilde smaschera così la più grande menzogna morale: l’idea che chi giudica sia automaticamente migliore. Non lo è. È solo più fortunato, più protetto, o semplicemente più bravo a nascondere le proprie ombre.
Perché questa frase ci aiuta a mandare qualcuno al diavolo
Questa frase è utilissima quando qualcuno ci ha giudicato dall’alto di una presunta perfezione. Quando ci hanno criticato senza conoscere la nostra storia. Quando ci hanno coperto di fango convinti di essere santi immacolati.
Ricordare che ogni santo ha un passato significa non lasciarsi schiacciare dal moralismo altrui. Significa capire che chi giudica spesso lo fa per paura, insicurezza o convenienza. E sapere che ogni peccatore ha un futuro vuol dire non accettare che il nostro errore ci definisca per sempre. È il modo più raffinato per dire: “Il tuo giudizio parla più di te che di me”. E, se serve, per mandarli simbolicamente al diavolo senza alzare la voce.
Oscar Wilde non ci invita a diventare cinici. Ci invita a diventare liberi. Liberi dal giudizio degli altri e, soprattutto, dal nostro. Perché spesso siamo i primi a trattarci con durezza, a negarci un futuro per un errore passato. E forse è per questo che un’altra sua frase risuona così bene:
“Quando le persone sono d’accordo con me, sento sempre che devo avere torto.”
È un invito a diffidare del consenso facile e dei giudizi unanimi. La verità, come le persone, è quasi sempre più complessa di quanto sembri.
Oscar Wilde ci insegna che il giudizio è una scorciatoia pigra, e la comprensione è un atto rivoluzionario. Le sue parole non servono solo a riflettere: servono a difendersi, a respirare meglio, a ricordarci che non siamo la versione che qualcun altro ha deciso di raccontare.
Frasi di Oscar Wilde sul giudizio
- “Ogni santo ha un passato e ogni peccatore ha un futuro.”
- “Il mondo giudica gli uomini in base al loro successo esteriore, non al loro valore reale.”
- “La moralità, come l’arte, consiste nel tracciare una linea da qualche parte.”
- “È assurdo dividere le persone in buone e cattive. Le persone sono o affascinanti o noiose.”
- “Quando le persone sono d’accordo con me, sento sempre che devo avere torto.”
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