Massimo Recalcati è uno psicoanalista di grande successo, noto soprattutto per la sua capacità di comunicare in modo pacato, sicuro e, soprattutto, riflessivo con i genitori. Le sue parole colgono sempre il cuore del discorso, facendo spesso dire a chi ascolta: “Perché non ci avevo pensato?” o “È proprio così”. Quando parla dei figli, le sue riflessioni sono dirette e senza fronzoli, prive di giri di parole o finzioni, eppure profondamente incisive.

Chi è Massimo Recalcati
Massimo Recalcati è conosciuto non solo per la sua intensa attività clinica, ma soprattutto per essere riuscito a rendere accessibile al grande pubblico il vasto mondo della psicoanalisi. Le sue parole, ma ancor più la sua scrittura, offrono uno spunto profondo sugli argomenti più disparati.
Con un’abilità unica, riesce a intrecciare teoria e divulgazione in un modo che sembra essere proprio suo. Basta leggere uno dei suoi libri più celebri, come L’ora di lezione, per rendersi conto di quanto sia capace di trasmettere conoscenze in maniera chiara e coinvolgente.
Milanese di nascita e torinese di adozione, Recalcati non ha mai paura di affrontare temi complessi, soprattutto quando si tratta di famiglia, genitori e figli. Con parole schiette e senza compromessi, cerca di far capire che un figlio non deve mai sentirsi un peso per crescere sicuro di sé, e lo fa in modo diretto, lontano da ogni retorica o idealizzazione.
Il desiderio come filo d’unione tra genitori e figli
“Ciò che più conta nel processo di umanizzazione della vita è la fede dei genitori nel desiderio dei propri figli. La prima forma di questa fede consiste nell’averli desiderati, nell’aver voluto la loro esistenza, nel non averli vissuti come un ingombro o come un peso superfluo e fastidioso. È infatti il desiderio dei genitori ad agganciare la vita del figlio all’ordine del senso. Quando questo desiderio manca, o viene sovrastato da altre esigenze, il desiderio del figlio fatica a trovare una propria iscrizione. In altre parole, quanto più un figlio eredita il desiderio dei suoi genitori, tanto più il suo desiderio potrà manifestarsi come affermativo.”
Secondo Recalcati, la vera essenza della vita nasce proprio da questo atto originario di desiderio: è ciò che, in senso profondo, rende la vita davvero “umana”. Non si tratta di una semplice necessità biologica o di una scelta dettata dalle circostanze, ma di un desiderio che va oltre la costrizione e il peso che talvolta la genitorialità può far sentire.
In questa prospettiva, il desiderio diventa un autentico atto di volontà verso il figlio. È il segno che la sua esistenza è stata voluta, accolta e riconosciuta. Solo quando il figlio riesce a leggere chiaramente questa volontà nello sguardo e nella presenza dei genitori, può crescere sentendosi legittimato a esistere, sviluppando forza interiore, fiducia e sicurezza di sé.
Il figlio deve essere voluto e desiderato
Quando si cresce e, quasi in silenzio, affiora la consapevolezza di desiderare un figlio, arriva anche una paura improvvisa, di quelle che fanno venire voglia di scappare. Non perché manchi il desiderio, ma proprio perché è così forte da spaventare. Si ha paura di non essere pronti, non di non volere un figlio, ma di non essere all’altezza di amarlo nel modo giusto, fin dal primo istante.
Non esistono libri miracolosi né frasi da biscotto della fortuna capaci di insegnare davvero come si diventa bravi genitori. Crescere un figlio non può ridursi a una lista di istruzioni: quante ore dormire, quando mangiare, come comportarsi. Se lo si guarda solo così, il diventare genitori rischia di trasformarsi in un progetto da pianificare e portare a termine, come se bastasse seguire i passaggi giusti per ottenere il risultato.
E invece ciò che conta più di qualsiasi regola, più di ogni manuale sottolineato, è l’amore. Un amore che non coincide con la realizzazione di un’idea, né con il successo di un progetto. Amare davvero un figlio significa rinunciare a plasmarlo secondo le proprie aspettative, smettere di cercare in lui il proprio riflesso, accettare che non diventi la nostra copia.
Un genitore diventa “bravo” nel momento in cui accoglie la possibilità che il figlio sia diverso, unico. E soprattutto quando sceglie, ogni giorno, di restargli accanto. Solo così, mettendo da parte la rigidità delle regole senza rinunciare all’educazione, un figlio può crescere forte, sano e con una solida autostima. Non perfetto secondo uno standard esterno, ma perfetto nella forma più autentica che esista: quella di essere pienamente se stesso.
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