C’è chi dice che volere sempre qualcosa di nuovo sia segno di insoddisfazione cronica. C’è chi lo chiama irrequietezza. C’è chi, più brutalmente, lo bolla come “incapacità di accontentarsi”. Poi arriva Stephen Hawking, uno degli uomini più brillanti del Novecento, e ribalta il tavolo con una frase che, se la leggi bene, può salvarti la coppia, la curiosità e pure l’autostima:
“Il desiderio più profondo dell’umanità di conoscere è una giustificazione più che sufficiente per continuare la nostra ricerca. E il nostro obiettivo non è niente di meno che una descrizione completa dell’universo in cui viviamo.”
Non sta parlando solo di fisica. Sta parlando di noi. Di quel motore interno che ci spinge a fare domande, a voler capire, a esplorare, a non fermarci mai davvero. Il desiderio, per Hawking, non è un capriccio: è la ragione stessa per cui l’umanità va avanti.

Chi era Stephen Hawking e perché dobbiamo ascoltarlo
Stephen Hawking (1942–2018) è stato uno dei più grandi fisici teorici della storia. Professore a Cambridge, divulgatore geniale, autore di bestseller come Dal Big Bang ai buchi neri, ha reso comprensibili concetti che normalmente fanno scappare anche le persone più coraggiose.
Colpito giovanissimo dalla SLA, una malattia neurodegenerativa che lo ha progressivamente immobilizzato, Hawking ha continuato a studiare, scrivere, insegnare e pensare. Senza voce, ma con una chiarezza mentale disarmante. Quando Hawking parla di desiderio, lo fa da qualcuno che avrebbe avuto tutti i motivi per rinunciarci. E invece no.
Che cos’è il desiderio per Stephen Hawking
Stephen Hawking lega il desiderio a una parola precisa: conoscere. Non accumulare. Non conquistare. Non dimostrare. Conoscere.
Il desiderio, per lui, è una spinta naturale verso l’ignoto. È ciò che ci impedisce di restare fermi, di accontentarci di spiegazioni comode, di vivere con il pilota automatico inserito.
Quando dice che questo desiderio è “una giustificazione più che sufficiente”, sta facendo una cosa potentissima: ci sta dicendo che non serve un motivo ulteriore per voler capire di più. Il desiderio, di per sé, basta. E qui arriva la lezione più scomoda (e più utile): se desideriamo sempre qualcosa di nuovo, non è perché siamo ingrati. È perché siamo umani.
Dal cosmo alla vita quotidiana: perché questa frase parla anche di coppia
Ora prendiamo la frase di Hawking e spostiamola dal telescopio al divano di casa:
“Il nostro obiettivo non è niente di meno che una descrizione completa dell’universo in cui viviamo.”
Sostituiamo “universo” con persona, relazione, vita condivisa. Funziona ancora? Sì. E pure troppo. Volere cose nuove in una relazione non significa non amare chi abbiamo accanto. Significa voler conoscere di più, esplorare nuovi aspetti, crescere insieme invece di ripetere sempre la stessa scena. Spiegato al partner suona più o meno così: “Non è che mi manca qualcosa di te. È che il desiderio di capire, scoprire, evolverci è ciò che mi fa sentire vivo.”
Hawking ci insegna che la ricerca non è una fuga. È un atto d’amore verso la complessità.
Quando la scienza conferma Hawking
La psicologia moderna non è affatto in disaccordo con lui. Studi sulla curiosità epistemica mostrano che il desiderio di conoscere è associato a maggiore benessere, creatività e resilienza emotiva.
In particolare, le ricerche di George Loewenstein hanno dimostrato che la curiosità funziona come una fame mentale: quando percepiamo una lacuna di conoscenza, il cervello ci spinge a colmarla. Non per capriccio, ma per equilibrio. In altre parole: volere sapere di più, fare esperienze nuove, cambiare prospettiva non è instabilità, è salute mentale.
Hawking, il desiderio e il coraggio di guardare oltre
Un’altra frase celebre di Stephen Hawking illumina ancora meglio questo punto:
“Ricordatevi di guardare le stelle e non i vostri piedi.”
Qui il desiderio diventa quasi un atto di resistenza. Non fissarti su ciò che manca, su ciò che pesa, su ciò che ti blocca. Alza lo sguardo. Fatti una domanda in più. Permettiti di desiderare. Ed è tagliente proprio perché va contro l’idea che maturità significhi rinuncia. Per Hawking, maturità significa non smettere di cercare.
Cosa possiamo portarci a casa (e usare subito)
In pratica, questa visione del desiderio ci insegna che:
- il desiderio non è ingratitudine, ma spinta vitale;
- volere cose nuove è un modo per restare presenti, non per scappare;
- spiegare il desiderio come ricerca può cambiare il modo in cui gli altri lo percepiscono.
E soprattutto ci ricorda che smettere di desiderare non è pace: è immobilità.
Desideriamo senza accontentarci
Stephen Hawking non ci invita a voler “di più” per avidità. Ci invita a voler meglio, più a fondo, più lontano. Il desiderio, per lui, è ciò che giustifica ogni passo avanti dell’umanità. E forse anche ogni tentativo, imperfetto ma sincero, di non accontentarci di una vita vissuta a metà. In fondo, come direbbe Hawking, se l’universo è così vasto… perché dovremmo smettere di esplorarlo?
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