Oriana Fallaci non scriveva per consolare. Scriveva per dire la verità, anche quella che fa male, anche quella che quasi nessuno vuole sentirsi dire. Sulla delusione ha scritto parole che fanno esattamente questo: le senti, e qualcosa dentro di te le riconosce immediatamente. Perché la delusione, nel modo in cui la descriveva lei, non è una debolezza. È uno dei dolori più precisi che l’essere umano conosca.

1. La delusione inaridisce, demolisce, t’annienta
“Inaridisce, la delusione. Demolisce. Sia che te la imponga un individuo o un gruppo, sia che te la infligga una speranza o un’idea, t’annienta.“
Tre verbi. Nessuna spiegazione superflua. Oriana Fallaci costruisce la frase come una demolizione progressiva: prima l’inaridimento – quella sensazione di seccarsi dentro, di perdere la capacità di credere – poi la demolizione strutturale, poi l’annientamento. E la cosa più feroce è la neutralità della sua fonte: non importa se viene da una persona, da un gruppo, da un’idea. La delusione fa lo stesso danno ovunque arrivi.
Oriana Fallaci sapeva di cosa parlava: aveva creduto profondamente in molte cose nel corso della sua vita: nell’ideale comunista prima, nella rivoluzione italiana dopo, in determinati leader politici, in certi movimenti. E aveva visto ogni cosa franare. Non con rassegnazione: con una lucidità dolorosa.
2. L’abitudine che uccide lentamente
“L’abitudine genera rassegnazione. La rassegnazione genera apatia. L’apatia genera inerzia. L’inerzia genera indifferenza.“
Questa catena di causa-effetto è una delle analisi più precise che Oriana Fallaci abbia mai scritto sulla perdita della vitalità umana. Non è una frase sulla delusione diretta, è la descrizione di quello che succede quando la delusione viene assorbita passivamente invece di essere affrontata. Ci si abitua. Ci si rassegna. Si diventa apatici. Ci si immobilizza. Si smette di sentire.
Oriana Fallaci considerava l’indifferenza uno dei peggiori stati in cui un essere umano potesse trovarsi, peggio della rabbia, peggio del dolore. Perché la rabbia e il dolore almeno dicono che sei ancora vivo, che qualcosa ti importa. L’indifferenza no.
3. L’indifferenza che soffoca la difesa
“Oltre a impedire il giudizio morale, l’indifferenza soffoca l’istinto di autodifesa, cioè l’istinto che induce a battersi.“
Da Oriana Fallaci intervista sé stessa, questa frase spiega perché l’indifferenza – figlia della delusione assorbita – è politicamente e umanamente pericolosa. Non si tratta solo di non sentire: si tratta di non difendersi. Chi è indifferente non giudica, non reagisce, non combatte. Cede il campo senza nemmeno rendersene conto.
Oriana Fallaci era una donna che si era sempre battuta: come giornalista di guerra, come intervistatrice di capi di stato, come autrice scomoda. Non aveva mai accettato l’indifferenza come risposta. E le sue frasi più dure sono sempre un invito a non accettarla nemmeno tu.
4. La libertà come conquista continua
“La libertà è come l’aria: ci si accorge di quanto vale solo quando comincia a mancare.”
Non è una frase sulla delusione in senso stretto, ma ci appartiene. Perché la delusione arriva spesso dalla perdita di qualcosa a cui non si dava abbastanza valore quando c’era. La libertà, un amore, un’amicizia, un’opportunità. Si respirava senza pensarci. Poi è venuta meno. E solo allora si è capito cosa si stava perdendo.
Oriana Fallaci ha trascorso anni a difendere la libertà di pensiero, di espressione, di critica. La considerava la condizione necessaria di tutto il resto. E la sua perdita – progressiva, silenziosa, normalizzata – era per lei la forma più sottile e più definitiva di delusione.
Chi era Oriana Fallaci
Nata a Firenze nel 1929, Oriana Fallaci è stata corrispondente di guerra in Vietnam, nel Medio Oriente, in America Latina. Ha intervistato i potenti del mondo – Kissinger, Gheddafi, Khomeini, Golda Meir, Yasser Arafat – con una combattività che li spiazzava tutti. I suoi libri – Lettera a un bambino mai nato, Un uomo, La rabbia e l’orgoglio – hanno venduto milioni di copie in tutto il mondo.
Era una donna di passioni totali. Credeva profondamente e deluse profondamente. E le sue frasi sulla delusione non sono astratte: sono il resoconto di qualcuno che ci è stata davvero, che ha costruito speranze enormi e le ha viste franare. La sua scrittura non consola, ti prepara. E questo, a volte, è più utile.
Leggere Fallaci sulla delusione non è piacevole nel senso convenzionale del termine. Ma è onesto. Ti dà gli strumenti per riconoscere cosa stai vivendo quando la delusione arriva, e per non lasciare che si trasformi in quell’indifferenza che lei considerava il danno più grave. Perché chi è deluso sente ancora qualcosa di vivo dentro. Chi è indifferente ha semplicemente smesso di farlo del tutto.