Se Aristotele fosse vivo oggi, probabilmente avrebbe un podcast molto seguito. Niente frasi motivazionali urlate, niente “credi in te stesso” buttato lì a caso. Lui parlerebbe con calma, ragionerebbe, farebbe esempi concreti e, soprattutto, ci direbbe una cosa che ancora oggi suona sorprendentemente attuale: la felicità non si compra, non si improvvisa e non arriva per magia. Si costruisce, giorno dopo giorno, facendo ciò per cui siamo nati. Ed è qui che entra in gioco una delle sue idee più potenti:
“Il piacere nella vita risiede nel fare ciò per cui si è nati.”
Una frase semplice, quasi disarmante, che però mette in crisi molte delle nostre scelte quotidiane. Perché, diciamolo, non sempre facciamo quello per cui siamo portati. Spesso facciamo quello che conviene, quello che paga, quello che “si deve fare”. Aristotele, con elegante fermezza, ci direbbe che così non funziona.

Chi era Aristotele
Aristotele non era un santone isolato su una montagna. Era un uomo concreto, curioso, metodico, con un’insaziabile voglia di capire come funzionano le cose. Nato a Stagira nel IV secolo a.C., allievo di Platone e maestro di Alessandro Magno, ha scritto (e parlato) praticamente di tutto: etica, politica, biologia, logica, arte, felicità. Non per fare il tuttologo, ma perché per lui la vita era un sistema complesso, e ogni pezzo era collegato all’altro.
A differenza del suo maestro Platone, che guardava spesso al mondo delle idee, Aristotele teneva i piedi ben piantati per terra. Osservava le persone, studiava i comportamenti, analizzava le scelte. E da lì traeva le sue conclusioni. Il risultato? Una filosofia meno “mistica” e molto più utile per chi deve affrontare la vita vera, quella con le scadenze, le frustrazioni e le decisioni difficili.
Piacere, vita e felicità
Per Aristotele il piacere non è un peccato, né una debolezza. È una componente naturale dell’esistenza umana. Ma attenzione: non tutti i piaceri sono uguali. E soprattutto, non tutti rendono felici. Qui sta la differenza fondamentale tra lui e una certa idea moderna del “goditi la vita finché puoi”.
La felicità, per Aristotele, non coincide con il divertimento momentaneo né con il piacere fine a sé stesso. La felicità è qualcosa di più profondo, più stabile. È ciò che nasce quando una persona vive in accordo con la propria natura, usando le proprie capacità migliori. Su questi temi scrive soprattutto nell’Etica Nicomachea, un testo che andrebbe letto almeno una volta nella vita, magari quando ci chiediamo perché, pur avendo tutto, ci sentiamo insoddisfatti.
Secondo Aristotele, una vita felice è una vita piena di senso. E il piacere autentico arriva come conseguenza, non come obiettivo diretto. Se fai qualcosa che senti tuo, che ti rappresenta, che ti permette di esprimerti davvero, allora il piacere arriva. Se invece insegui solo il piacere, senza un senso più ampio, rischi di ritrovarti vuoto, annoiato e pure un po’ arrabbiato.
Il piacere nasce dall’assecondare il nostro modo di stare al mondo
“Il piacere nella vita risiede nel fare ciò per cui si è nati.”
Questa frase non è un invito romantico a mollare tutto e seguire un sogno vago. Aristotele non era un ingenuo. Quando parla di “ciò per cui si è nati”, si riferisce alla funzione propria di ogni essere umano. Ognuno di noi ha delle inclinazioni, delle capacità, un modo unico di stare al mondo. Ignorarle significa vivere a metà.
Per lui, l’essere umano si distingue per la capacità di ragionare, scegliere, agire in modo consapevole. Quando utilizziamo queste capacità nel modo giusto, proviamo un piacere profondo, che non dipende dalle circostanze esterne. È un piacere che non stanca, non annoia, non lascia il vuoto il giorno dopo.
Aristotele direbbe che se passi la vita a fare qualcosa che non ti somiglia, il piacere diventa artificiale. Arriva solo come compensazione, come premio di consolazione. Ma se fai ciò per cui sei portato, il piacere è integrato nell’azione stessa. Non devi cercarlo: è già lì.
Cosa possiamo imparare oggi per essere più felici
Questa idea è incredibilmente utile ancora oggi, forse più di allora. Viviamo in un’epoca che ci spinge a fare di tutto, tranne che ascoltarci davvero. Ci viene detto cosa “dovrebbe” renderci felici, cosa è considerato successo, cosa è desiderabile. Aristotele, con la sua calma tagliente, smonterebbe tutto questo in pochi minuti.
Il suo consiglio implicito è chiaro: smetti di confrontarti ossessivamente con gli altri e chiediti invece in cosa dai il meglio di te. In quali momenti ti senti vivo, presente, coinvolto. Non è detto che sia facile, non è detto che sia comodo, ma è lì che si nasconde una felicità più solida.
Per Aristotele la felicità non è un’emozione passeggera, ma il risultato di una vita coerente. Non serve essere perfetti, serve essere allineati. Fare pace con ciò che siamo davvero, invece di inseguire modelli che non ci appartengono. E forse è proprio questo il suo messaggio più provocatorio: non siamo infelici perché non abbiamo abbastanza piacere, ma perché troppo spesso non facciamo ciò per cui siamo nati. E finché non iniziamo da lì, nessun divertimento, successo o distrazione potrà davvero bastare.
Frasi di Aristotele sul piacere
- “Di uomini che peccano per difetto in ciò che riguarda i piaceri o che godono meno di quanto non sia conveniente, non ce ne sono molti: non è umana una simile insensibilità.”
- “Il piacere perfeziona l’attività come un completamento che vi si aggiunge, come, per esempio, la bellezza che si aggiunge a coloro che sono nel fiore dell’età.”
- “Il piacere nel lavoro aggiunge perfezione al compito che svolgiamo.”
- “Ci sono tre tipi di amicizia: amicizia basata sul piacere; amicizia basata sull’interesse; amicizia basata sulla bontà.”
- “Il saggio cerca di raggiungere l’assenza di dolore, non il piacere.”
- “Non è forse vero che non è affatto strano che le amicizie fondate sull’utilità e sul piacere si sciolgono quando non si hanno più questi vantaggi? E di quei vantaggi che si era amici: venuti meno quelli, è naturale che non si ami più.”
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